domenica 7 maggio 2017

Ramble On...

La sabbia del deserto aveva in qualche modo attutito la caduta. Beh, per quanto una distesa di sabbia possa aver "ammorbidito" l'impatto, ovviamente. Sempre meglio di un burrone roccioso, o di una scogliera. Dalla sommità della Torre, fino ad arrivare lì, la distanza percorsa era notevole.
Facendo appello a tutto il suo coraggio, l'alieno fu costretto a lanciarsi nel vuoto, lasciandosi andare.
Un salto nel buio, uno slancio pauroso, magari disperato. Ma comunque nell'ignoto.
Pur non sapendo ancora usare le ali, cucite sulla schiena, forse era riuscito a planare, controllando la discesa. Limitando, almeno in parte, i danni fisici, al suo corpo già provato.
Giaceva inerme, privo di forze. Braccia larghe, sguardo al cielo, occhi sbarrati. Occhi che muoveva a malapena, occhi che tradivano sofferenza. Riuscire a muoversi, in quella fase, sembrava impossibile.
L'arsura soffocante del deserto di certo non lo aiutava. Sapeva che, per quanto fosse impresa proibitiva, avrebbe dovuto raccogliere le sue forze, e cercare rifugio.
Il vento, fin lì suo alleato, gli si rivolse contro, iniziando a soffiare sempre più forte, alzando la sabbia. Percepì delle vibrazioni provenire dal terreno, non pareva nulla di buono.
Con non poca fatica, l'alieno provò a girarsi sul fianco, per osservare meglio il luogo in cui si trovava.
Nulla più di qualche roccia, oltre ad una immenso deserto. Sembrava che la terra fosse scossa, le vibrazioni venivano adesso accompagnate da un frastuono, simile al rombo di motori in lontananza.
La vista era appannata, ma non abbastanza da non vedere una fitta colonna di fumo e polvere, avvicinarsi minacciosamente. Chi avrebbe potuto mai attraversare il deserto, creando peraltro un putiferio simile, proprio in quel momento?
Restare lì per scoprirlo non sembrava una cosa saggia. Ogni secondo era prezioso per potersi spostare da lì. Con ciò che rimaneva del suo istinto di conservazione, l'alieno mise in moto le braccia, trascinandosi, distrutto, verso una delle rocce non lontano dalla sua posizione. Ve ne era una abbastanza grande da coprire interamente la sua figura, e non esitò a nascondersi lì, accovacciandosi.
Il gran trambusto era sempre più nitido, quasi fastidioso. Come una carovana, grossi veicoli a motore, simili a tricicli, si trovarono a passare di là, sgasando rumorosamente.
Dovendosi nascondere, non poteva vedere bene, ma dovevano essercene tanti, probabilmente una decina. L'alieno, incuriosito e spaventato allo stesso tempo, provò a sporgersi per osservare meglio.
Su ognuno di quei tricicli motorizzati, c'era una donna. Tutte vestite più o meno alla stessa maniera, forse appartenevano ad una setta, uno squadrone, o qualcosa del genere.
Avevano tutte i capelli rossi, per quanto potessero portarli in maniera diversa. Che li avessero lunghi, ricci, corti o raccolti in una treccia, erano tutte rosse di capelli.
A giudicare dal modo in cui transitavano, dovevano essere in ricognizione o qualcosa del genere.
Forse erano lì per cercare un villaggio da saccheggiare. Oppure erano in cerca di criminali da catturare per intascarne la taglia. Non avrebbe mai potuto saperlo. E, ancor più importante, non avrebbe mai voluto chiederlo. Restò in silenzio assoluto, sperando che nessuna di loro lo notasse.
Fu un attesa di pochi minuti, ma gli sembrarono un'eternità.
Gli enormi tricicli a motore ripresero a transitare verso l'orizzonte, accelerando a più non posso.
Il rumore assordante tendeva a scemare, finalmente. L'alieno smise di tremare, pensando di esser salvo. Era ridotto male, ma poteva andar peggio, e non avrebbe potuto rischiare.
Non certo in quelle condizioni. Avrebbe dovuto pensare a come rimettersi in piedi, a ritrovare le forze ed a riprendere il viaggio. Capendo che il deserto lo avrebbe esposto a rischi difficilmente prevedibile, non aveva più un solo minuto da perdere.
Per puro caso, notò la presenza del suo bastone (lo stesso cui teneva legato il fagotto), a pochi metri dal suo nascondiglio improvvisato. A quanto pare, non aveva perso proprio tutto.
Era l'unica possibilità per rimettersi in piedi, ed avere un appoggio per camminare, lungo il tragitto.
Non ci sarebbe stato nessun monaco ad aiutarlo, questo lo sapeva bene.
Doveva farcela da solo, almeno in quel frangente. Salvo poi cercare aiuto in seguito.
Stravolto dal caldo e dalla sete, l'alieno sgusciò pian piano dalla roccia, strisciando faticosamente verso il suo unico appiglio. Giusto li tempo di arrivarci, ed ecco sopraggiungere un rumore simile a prima. Sta volta era meno intenso, non un frastuono infernale. Non una moltitudine, bensì uno solo di quei tricicli a motore. Non c'erano dubbi a riguardo, era proprio lo stesso tipo di veicolo.
Non c'era più modo di nascondersi, né di scappare. Cuore e cervello avrebbero voluto correre via, ma le gambe non avrebbero mai potuto reagire. Riuscì ugualmente ad usare il bastone per mettersi in piedi, volgendo lo sguardo allo sconosciuto, che aveva da poco spento il motore.
Una figura alquanto esile, flessuosa, avvolta in una sorta di mantella con cappuccio, scese dalla moto, avvicinandosi all'alieno. Non si riusciva a capire bene quali fossero le sue intenzioni. Fin quando non iniziò a parlare:

"Non devi essere di queste parti, dico bene?" - disse, con voce femminile.

L'alieno si limitò a rispondere scuotendo la testa, preoccupato.

"Lo sospettavo. Devi essere proprio quello che cercano."

"N-non so di che parli... Chi mi cerca? E tu chi sei?" - rispose l'alieno, visibilmente impaurito.

"Le hai viste, no? Quelle furie attraversavano il deserto per te. Per catturarti. Non che lo vogliano, no. E' che si tratta di una setta. Mercenarie, in verità. Le chiamano le Rosse Leggendarie. Lo so perché ero una di loro. Ma adesso non più..." - così disse, abbassando il cappuccio che le nascondeva il viso.
Un viso dai lineamenti gentili, aggraziati, incorniciato da capelli rossi liscissimi.

"Cosa... cosa volete da me?"

"Sta calmo, ti ho già detto che non sono più una di loro. Non voglio nulla, solo aiutarti. Se ti stanno cercando è perché è stato chiesto loro di farlo. Si dice che siano state assoldate dalla Principessa del Regno Serpente. Tutti la detestano. Me compresa."

"Come posso fidarmi di te? Come saprò che non mi condurrai da loro?"

"Hai alternative? Sei ferito, stai sanguinando e non riesci a camminare. A me non sembra. Mi chiamo Roxy, e voglio aiutarti ad attraversare il deserto, per condurti al confine. Non puoi farcela da solo."

L'alieno accennò un sorriso, respirando a fatica. Poi usò il suo ultimo filo di voce e disse:
"Io... io non ho scelta..." - terminò la sua frase, per poi cadere privo di sensi. 
Roxy accorse subito in suo aiuto, sistemandolo a fatica sul sedile posteriore del suo veicolo.
Si guardò intorno, dopo aver raccolto le sue poche cose, per poi indossare di nuovo il cappuccio.
Era già tempo di mettere in moto, era già tempo di mettersi in viaggio. Senza conoscerne la destinazione.





domenica 30 aprile 2017

Ode alla Torre...

La foto in fondo al post risale a circa un paio di anni fa. Curioso che in quel particolare frangente ci fosse giusto un po' di foschia. Cercai di catturare la tua immagine, immortalando quella tua imponente figura, quasi completamente assorbita dall'umidità. Un buffo tentativo di analogia, fra lo stato d'animo e la cupa atmosfera di quei freddi ed umidi giorni al Centro Direzionale.
Eppure, carissima Torre G3, nonostante tutto mai avrei immaginato che nella vita reale saresti "scomparsa", lasciando la mia vita e quella dei miei colleghi, con un effetto forse più triste di questa dissolvenza. Ho sempre pensato che sarei stato io ad abbandonarti, in situazione completamente diverse. Si, per esempio, cambiando lavoro, cambiando contesto, o magari ottenendo un trasferimento. Non avevo previsto questo scenario e, men che meno, i suoi effetti purtroppo negativi. Aprile è giunto ormai al termine ed è già tempo di dividerci. E' ironico pensare che tra noi tutto abbia avuto inizio proprio tra Marzo e Aprile, di 6 anni fa. Da allora ne sono passate tantissime. E per quanto abbia spesso percepito un frustrante senso di immobilismo, sotto certi aspetti, bisogna pur dire che siano cambiate un po' di cose. Soprattutto ne sono successe tante, nel bene e nel male.
Ricordo in particolar modo l'emozione degli inizi. La sensazione di riscatto dopo aver vissuto l'amarezza di un licenziamento improvviso ed inaspettato. Erano giorni di grandissime speranze, di aspettative enormi. Quel palazzo così alto, così maestoso, sembrava impossibile da raggiungere. Salvo poi superare le selezioni, riuscendo così ad entrarvi, fino a diventare parte integrante.
Ricordo il senso di appartenenza, la soddisfazione nell'aver ricevuto il badge per potervi accedere, l'orgoglio iniziale. Non potevo non sfruttare quella seconda possibilità. 
Ebbene si, mia cara Torre G3 di Via Porzio, non saprai mai quanto hai significato per me. In questi ultimi 6 anni mi hai visto crescere, e non intendo soltanto dal punto di vista professionale.
Mi hai visto diventare più forte, più preparato. Mi hai visto stringere amicizie con persone importanti, con cui ho condiviso così tanto. Momenti di gioia e goliardia che non potrò mai dimenticare. Alla stessa maniera mi hai visto comprendere la vera natura di alcune persone, con cui non potrei mai essere compatibile. Mi hai visto soffrire per il caldo asfissiante, per le tue finestre impossibili da aprire, per i condizionatori costantemente fuori servizio e per la tua sala break perennemente sovraffollata. Sei stata testimone di abbracci e di promesse tra compagni. Di manifestazioni non sempre riuscitissime e di prove anti-incendio non proprio da manuale. Ma non importa, non per me.
Hai fatto parte della mia vita, rappresentandone costantemente il palcoscenico su cui mi sono esibito.
Ho già provveduto a svuotare i cassetti ed a sgomberare la mia scrivania. Da martedì saremo subito operativi presso il nuovo edificio, a poco più di 200 metri da te. 
Non mi resta altro che salutarti adesso. E per quanto spesso e volentieri ti abbia amato e detestato con la stessa forza, sappi solo che ti ringrazio per le meravigliose pagine di vita che mi hai concesso di scrivere. Anche se altrove, e non più in mezzo ai tuoi grigi corridoi, prometto di continuare a scriverne altre. Con la stessa, immutata passione.




giovedì 27 aprile 2017

Origami Life...

Onestamente speravo in una transizione più "morbida", soprattutto considerando quanto fosse stato buono lo sprint iniziale dei primi mesi dell'anno. L'ondata di freddo improvvisa di questi ultimi giorni fa un po' il paio con il senso di vuoto che percepisco dentro. Un vento gelido che attraversa le costole, lasciando il segno, oltre che il dolore. Qualcosa che non puoi imbrigliare, non certo per il momento.
Posso solo cercare, in questo frangente, di restare aggrappato. Pur avendo la resistenza di un foglio di carta, dovrò tener testa a queste folate trovando ogni possibile appiglio. Non ci si abitua mai agli effetti di un addio. Soprattutto quando la persona in questione, è riuscita a lasciare il segno, imprimendo la sua effige nell'anima, nella sua parte più profonda e nascosta. 
Si, è difficile restare aggrappati, e forse anche tutto ciò fa parte di questa specie di fase che sembra non voler decollare. Si fa così tanta fatica a prendere il volo, che a volte anche il più insignificante degli ostacoli sembra essere un muro insuperabile. Dovrei, almeno credo, iniziare a razionalizzare di più, cercando, laddove possibile, di dominare il mio istinto. Dovrei, credo sia pure arrivato il momento, iniziare a fare un po' di ordine nella mia testa, oltre che nella mia vita. Ho iniziato mettendo in ordine la mia playlist personale, ben 400 brani riordinati per titolo, autore, album e copertina del disco. Può essere un buon inizio, in fondo. Con la speranza che mi dia l'input, per procedere a fare lo stesso, mi riferisco al fare ordine, con tutto ciò che mi riguarda, partendo dai frammenti del mio cuore scheggiato, e magari arrivando a quegli obiettivi, messi lì da qualche parte a prender polvere. Dovrò organizzarmi, soprattutto in virtù di questo cambio della sede di lavoro, con annessi turni pomeridiani (se si può definire "pomeridiano" un turno full-time, dalle 12,30 alle 21,00 di sera). Un'altra di quelle novità di cui avrei fatto volentieri a meno. Un possibile problema che non avrei mai pensato di dover riaffrontare. E so che esistono problemi ben più seri, ci mancherebbe.
Ma resterà comunque una piccola scossa a quel sottile equilibrio, che tanto faticosamente avevo raggiunto. Oggi la vedo dura, sembra difficile, e persino il mio ottimismo ne esce scalfito.
Ma non voglio, né in alcun modo accetterò che questa condizione duri ancora per molto. C'è tanto lavoro da fare, e non soltanto su me stesso. I colpi incassati, e quelli da incassare, continueranno ad esserci. Bisognerà farsi trovare pronti, reattivi, più preparati. Rispetto a prima sarò sicuramente più solo, con meno amici su cui contare. Forzato a separarmi dalla persona amata, la "mia persona", e in questo senso più esposto, più vulnerabile. 
Dovrò farmene una ragione, e con il tempo ci riuscirò. Perché è così che la vita funziona, nel bene e nel male. Ogni giorno, anche quello in cui pensi di aver trovato la tranquillità piena, trova un modo per destabilizzarti. Ti mette dannatamente alla prova, curiosa di vedere fin dove oserai spingerti. Farà in modo che tu possa raggiungere le tue soddisfazioni, e non sempre sceglierà un percorso facile per permetterti di raggiungerle, ma non lo farà mai per puro caso. Proverà a piegarti, quello si.
E starà a noi resistere. Me compreso. Come un foglio di carta, e con la sua stessa resistenza, continuerò ad essere piegato. Però voglio pensare (e mi piace pensarlo) che tutto succederà secondo uno schema logico, e per nulla casuale. Proprio come un origami. Piega dopo piega, attraverso le difficoltà, pian piano il tutto assumerà una forma, ben definita. E sarà il tempo, a seconda della nostra capacità di andare avanti, a stabilire quale forma la nostra vita prenderà. Nonostante tutto, credo valga proprio la pena continuare a resistere, per arrivare a vedere come andrà a finire.


giovedì 20 aprile 2017

Inside a Dream...

Se soltanto fosse possibile descrivere a parole le emozioni vissute. Se solo riuscissi ad esprimere, nella maniera più semplice e concisa, quanto provato e sentito. Non mi era mai successo. Non è mai stato così forte, così "violento" da farmi mancare il fiato. Qualcosa di impensabile, di cui nemmeno mi rendevo conto. Ciò che ritenevo inizialmente una semplice sosta, era invece una parte del "viaggio", una sua tappa fondamentale. Una lunga passeggiata, sempre più luminosa, sempre più rivitalizzante. Tutto come in un sogno, un meraviglioso sogno, tra i più belli mai fatti in vita mia.
Non credo ci sia altra spiegazione. Lo dico con il cuore in gola. Dev'essere così.
Ho fatto un sogno, non ricordo quanto tempo sia passato. Sembra una vita, forse sono sei mesi.
Ricordo il dolore, le ali spezzate ed un'anima trascinata a fatica, con poca fiducia nelle tasche.
Ho fatto un sogno e c'eri Tu, quasi per caso, imprevedibile alchimia. Cominciò un po' come per gioco, tra confidenze e qualche scherzo, senza mai andar troppo oltre. Pareva cosa momentanea.
Solo, ed all'inizio di un percorso, chi mai avrebbe previsto tutto questo?
Ho fatto un sogno, quasi avvolto nel mistero. Almeno ci provavo, inizialmente, per difesa. In molti hanno ceduto, infastiditi, ma non Tu. Che invece hai continuato, senza sosta, a voler esserci. Scavando delicatamente, grattando via la superficie, con pazienza e dedizione. Interessata, incuriosita e generosa al tempo stesso. A carte scoperte, mostrandoti lealmente.
Ho fatto un sogno, ricordo lo stupore. Avevo ritrovato l'altruismo e la dolcezza, che non vedevo da un bel po'. La tua mano tesa, pronta ad aiutarmi, tentava al tempo stesso di strozzare una sommessa richiesta di ascolto, e comprensione. In men che non si dica, avevamo un legame, un equilibrio. Un affetto nato in condizioni precarie, ma non per questo debole. Imprevedibile sintonia.
Ho fatto un sogno, e il tempo scorreva veloce. Anche se entrambi avremmo voluto che si congelasse.
L'appuntamento era quasi quotidiano, così voluto, per quanto sembrasse casuale. Il muro del mistero era ormai crollato, lasciando spazio al dialogo, alle intime rivelazioni. Confessandoci paure, speranze e desideri. Credendo di aiutarti, di venire in tuo soccorso, con parole di conforto, eri Tu invece a curarmi, medicando ogni ferita con la tua sola presenza. Lo sentivo, gradualmente, che mi facevi bene al cuore. Mi piaceva stare lì, ogni volta, ad ascoltarti, cercando di fare il mio meglio per rassicurarti, farti sentire al sicuro, strapparti un sorriso. Sapevo di riuscirci, almeno in parte. E questo mi restituiva energia, facendomi sentire vivo. Come non mi sentivo da un po' di tempo a questa parte.
Ho fatto un sogno, ma sembrava così reale. Lo diventava sempre di più, costantemente. Sentirti è stato magico, l'impatto indescrivibile. Da lì ci siam spostati su un'altra dimensione, e tutto è stato più concreto. E' incredibile quanto riesca a fare il suono di una voce. Quanto sia riuscito, nel nostro caso, ad incrementare tutto, a livello esponenziale. Non erano più incontri casuali, dettati da contingenze.
Ero una tua abitudine irrinunciabile, e senza rendermene conto, diventavi lo stesso per me.
Quella voce che, quasi ogni giorno, donava forma e sostanza ai tuoi occhi, al tuo bel nasino, ed al bene che riuscivi a trasmettermi. Ho sentito il tuo abbraccio, manco fossi stata qui con me.
Ho fatto un bel sogno, erano i giorni di Roma. Il tempo a nostra disposizione aumentava, e qualcosa iniziava a cambiare, senza che nessuno dei due se ne accorgesse. Ciò che era nato come un piacevole rapporto di amicizia, assumeva ora la forma di un bisogno reciproco, sempre più forte. Come una vera dipendenza, da cui nessuno voleva separarsi. Soltanto aver considerato l'idea di limitare i nostri incontri, aveva stretto ancor di più quel nodo tra di noi. E non faceva altro che stringersi, quasi a volermi asfissiare. Finalmente ho iniziato a capire quanto davvero contassi per me.
Ho fatto un sogno e dentro c'era l'amore. Piano piano, ci ha messo poco a prender vita. Come la fiamma di un braciere ardente, incapace di consumarsi. I sentimenti non si possono fermare, c'è voluto del tempo perché lo capissi. Ero rimasto bloccato, da precedenti esperienze. Da paure e mostri del passato. Non lo credevo ancora possibile. Ma mentre curavi le mie ferite, mi insegnavi di nuovo ad amare, con tutto me stesso. Non avrei mai potuto tenermelo dentro. Non questa volta. Dovevo confessartelo, a qualunque costo, anche sapendo delle difficoltà cui saremmo andati incontro. E' stato un impulso irrinunciabile e non me ne pento. Perché amare non vuol dire farlo solo quando si è corrisposti.
Ho fatto un sogno in cui mi son sentito amato. Decine di notti in bianco, senza sonno, a condividere attimi ed a guardarsi negli occhi. A guardarsi dentro, con la consapevolezza di essere coinvolti, complici perfetti. Notti concesse al desiderio, a far l'amore col pensiero. Notti sensuali, in cui eravamo uno per l'altra e tutto il resto ci sfuggiva. Volutamente assorti, seppure consapevoli di dover fare i conti con la realtà. Una realtà fatta di ostacoli, troppo difficili da superare.
Non si può chiedere tanto, non ti avrei mai chiesto tanto. Soprattutto non potrò mai biasimarti. 
Non hai e non avrai mai nessuna colpa. Non potrà scalfire ciò che provo e proverò per te.
Ho fatto un sogno e ci ho visto anche un anello. Privilegio di un regalo che ti avrei voluto fare, anche se diversamente. Solo una delle tante cose che avrei voluto realizzare, e che in più di un'occasione abbiamo passato in rassegna, dando libero sfogo all'immaginazione. Costruendo inizialmente una relazione, ed immaginandone gli sviluppi. Scene di convivenza, di vita insieme, fatta di semplici momenti quotidiani. Di cene improvvisate, labbra che si sfiorano, mani nelle mani, e litigi dissolti in abbracci senza fine. Di progetti e aspettative future, che resteranno tali, chiuse in un cassetto.
Ho fatto un sogno, tra i più belli in assoluto. Avevo tutto ciò che ho sempre desiderato e non mi lascio dietro alcun rimpianto. Per esser stato me stesso, per essermi ritrovato. Per non aver mollato.
Ho fatto un sogno ed ora è tempo di svegliarsi. Con la speranza di poter presto tornare a sognare.






mercoledì 12 aprile 2017

Lazy April...

Una pausa piuttosto lunga, lo so. Nel mezzo, ho avuto un po' da fare, ho dovuto recuperare la forma fisica dopo uno stop dettato da un'improvvisa quanto inaspettata influenza, e ci metto anche un weekend a Firenze, con uno dei miei migliori amici.
E' così che è cominciato Aprile, con una piacevolissima sortita in quella che reputo tra le città più belle d'Italia (se non del Mondo). Mancavo da circa due anni, ricordo che fu a Febbraio del 2015: una grandissima prima esperienza. Giurai a me stesso che non sarebbe certo stata l'ultima volta. E sono felicissimo di aver mantenuto la parola. Ricordavo molte delle cose già viste anni fa.
Il Duomo, Santa Maria in Fiore, Palazzo Pitti, Piazza degli Artisti, Piazza della Signoria, il Mercato Centrale, il Ponte Vecchio...
E' stata una buonissima occasione per fissare quelle immagini ed approfondire la conoscenza, anche dal punto di vista artistico, di altri punti di interesse. Da sottolineare soprattutto la visita alla Galleria degli Uffizi, e la Galleria dell'Accademia, con la vista del David.
C'è stato il modo di staccare la spina per un po', di riflettere sul mio stato attuale, e soprattutto di confidarmi. E' stato utilissimo, mentirei se dicessi il contrario. Ho riscoperto il valore di un'amicizia che si fortifica sempre più nel tempo da due anni a questa parte, un buon confidente oltre che un ottimo compagno di viaggio (e di forchetta). Avrà bisogno di allenarsi ancora un po' per starmi dietro, ma il ragazzo promette bene... I margini di miglioramento ci sono tutti.
Tornando al sottoscritto, la situazione rimane intricata e sto iniziando a rendermi conto che, inconsciamente, ormai tendo a prediligere le faccende complicate. E questo nonostante auspichi il contrario. Quasi come fosse un riflesso incondizionato, una sorta di impulso irrefrenabile.
Il pensiero rimane fisso, imperturbabile, incapace di convergere verso altro, anche quando ci sarebbero validi motivi di distrazione.
Un esempio concreto potrebbe essere quello legato alla mia ricerca di un appartamento, il desiderio forte di trasferimento e di maggior indipendenza. Anche durante quei momenti, in cui teoricamente dovrei essere coinvolto tra appuntamenti con agenzie ed inserzioni di privati, diventa inevitabile immaginare scene di convivenza, di vita quotidiana e di condivisione. E' bello, confortante, il solo immaginarlo. Figuriamoci poterlo realizzare, in un ipotetico futuro. Non sono nella fase di poter fare progetti, soprattutto a lungo termine. Preferisco valutare e prendere decisioni giorno per giorno, cercando di godermi il momento, e vivere intensamente il presente.
Del resto è un po' anche il mood di questo mese di Aprile, con annessa stagione primaverile, e continui cambiamenti climatici. 
Chissà che non siano gli unici cambiamenti ai quali mi troverò ad assistere nei prossimi giorni.





domenica 26 marzo 2017

Instant Crush...

Bene. La prima settimana post-collaudi è ormai alle mie spalle, e un po' mi aspettavo sarebbe stata dura. Più che altro, mi riferisco all'impatto con le nuove procedure, il dover riprendere confidenza con i sistemi e con i ritmi frenetici della produzione. Ci aggiungo anche il dover fronteggiare sguardi di superiorità ingiustificata, e il dover far fronte ad un rigido schematismo, molte volte privo di senso.
Per fortuna l'accoglienza dei miei colleghi, e mi riferisco in questo senso a coloro che tra essi ritengo amici, è stata calorosa. Mi son sentito "a casa", e questo non va certamente dato per scontato. Non li ringrazierò mai abbastanza. Quindi, in definitiva, si, posso dire che una settimana sia stata assolutamente più che necessaria ad assestare le scosse seguite al mio ritorno in pianta stabile.
Peccato che questi non siano stati gli unici "movimenti tellurici" che abbiano caratterizzato il mio stato d'animo, specialmente in questi giorni. E' una settimana, forse poco più di dieci giorni ormai, che continuo a combattere con me stesso, con dei dubbi che poco alla volta, piano piano, riescono sempre più a far spazio a delle certezze, non sempre confortanti. Cose che succedono, queste, quando in maniera lenta, ma inesorabile, i propri pensieri iniziano ad accentrarsi ed a convergere verso una sola persona. Quando, per esser più chiari, l'idea di poter solamente sentire quella stessa persona, arriva a scandire il ritmo delle proprie giornate, sovrapponendosi, in un incastro perfetto, alle proprie frequenze cardiache. Tutto inaspettato, tutto incredibilmente desiderato, quasi surreale. 
Si resta increduli, quasi incapaci di accettare che tutto ciò stia realmente accadendo. Il che è plausibile, quando i propri sentimenti sono già stati spazzati via come un castello di sabbia travolto da un temporale estivo. E' necessario far mente locale, soffermarsi su quello che volta per volta comincia a riempirti l'anima, ammettere finalmente a sé stessi di aver rimesso in moto il cuore, magari dopo un po' di tempo, e di averne maturato la piena consapevolezza. 
Nello stesso tempo, però, proprio mentre si arriva a comprendere quanto quella persona sia fondamentale, indispensabile al proprio benessere, può capitare, in alcuni casi, di dover fare i conti con la realtà, e nello specifico, con i suoi spigolosi ostacoli. Numerosi ed apparentemente insormontabili ostacoli, disseminati qua e là, nel tragitto fra sé stessi e la realizzazione dei propri sogni.
Eppure, nonostante il senso di frustrazione sia per certi versi familiare, guardando meglio, mi sembra di scorgere qualcosa di nuovo, qualcosa di inedito, tra le righe della mia anima. E' evidente, e non lascia spazio a possibili errori. Dinanzi ad una tale serie di avversità, il "vecchio me" avrebbe gettato la spugna fin dagli inizi, chiudendo drasticamente sul nascere qualsiasi tipo di legame, privandosene totalmente. Ma non sarà questo il caso, non ora. Non dopo aver compreso quanto possa essere più appagante riuscire ad esprimere ciò che si prova, pur consapevoli di non avere chance. Non certo dopo aver sentito il bisogno, reale e fisico, di gridare il proprio amore, a più riprese, restando indifesi, senza barriere. Un amore, che seppur corrisposto, non potrà fare a meno di soccombere a tutte le difficoltà da esso scaturite, che non potrà avere sviluppi e che resterà come il miraggio di un oasi, nel terribile calore del deserto.
Non ho dubbi a riguardo, se la cosa fosse accaduta qualche anno fa, sarei fuggito via senza esitare. E solo adesso riesco a rendermi conto di quanto mi sarei perso, se lo avessi fatto anche stavolta. 
Mi vengono i brividi solo a pensarci. Quindi, benché abbia già fissato un limite, non intendo negarmi tutto questo. Non intendo reprimere ciò che sento, relegarlo alla mia coscienza, facendolo marcire in un tugurio mentale. Scelgo la "vita", scelgo il coraggio, non penserò alle conseguenze e non mi nasconderò. Non andrò giù, non mi farò troppo male. Resterò in piedi, dando voce al cuore, continuando ad amare, amare forte, fino alla fine. Che forse sarà l'inizio. Di un altro, lungo viaggio.


domenica 19 marzo 2017

I'll take the rain...


Ci siamo. La splendida esperienza della trasferta è giunta alla sua conclusione, ed è già tempo di tornare alla vecchia routine. Un paio di giorni di ferie, quanto basta per allungare il weekend e per sistemare alcuni dettagli, prima di riprendere ufficialmente le “ostilità”, già a partire da domani. Inutile in tal senso tirare le somme e stilare un bilancio di tutto ciò che ho vissuto in queste ultime settimane. L’apice del tutto resterà sempre impresso nei meravigliosi ricordi dell’ultimo giorno, tra i saluti, la commozione e gli abbracci delle persone lì presenti. Persone con cui mi sono confrontato, anche sul piano personale oltre che su quello meramente lavorativo. E con cui, senza rendermene conto, ho stabilito un rapporto sincero, fondato sulla fiducia e sulla stima reciproca. 
Non avevo mai preso parte ai collaudi, è stata la mia prima esperienza in trasferta, in quel di Roma. Mi avevano raccontato di quanto potesse essere interessante, soprattutto utile e stimolante dal punto di vista professionale. Un po' mi aspettavo l'effetto "boccata di aria fresca", ma non avrei immaginato di ricevere così tanto, dal punto di vista umano. Queste settimane sono letteralmente volate via, e questo per lo più succede quando trovi l'ambiente giusto, le persone giuste, non soltanto a livello lavorativo. 
Ed è proprio a queste persone, iniziando da Monia, Anna, Dario, Betta, Alessandra, passando per Fabrizio, Stefano, Cinzia, Francesca, Pietro, Federica, fino ad arrivare a Daniela, Francesco, Riccardo, Pino, incluso lo staff del Bar/Mensa di Viale Egeo, che vorrei rivolgere il mio più sentito GRAZIE, per aver reso questa esperienza SPETTACOLARE. E' stato fantastico e non non lo dimenticherò.
Parlando dal punto di vista strettamente personale, è stata una portentosa iniezione di fiducia, che sicuramente apprezzerò nei giorni a venire. Ho ricaricato le batterie, come volevo, e mi sento decisamente più pronto ad affrontare il ritorno e tutto ciò che ne consegue. Non sarà semplice fronteggiare lo stress e le vicissitudini dell’ufficio di Napoli.
Il cambio di sede, che dovrebbe avvenire da qui ad un mese, potrebbe favorire nuovi stimoli ed aumentare l’interesse, rinnovare il senso di curiosità.
Non sarà facile, alla stessa maniera, esser costretto ad un ennesimo confronto con me stesso ed i contrasti che mi caratterizzano: da un lato la consapevolezza di aver recuperato la capacità di provare sentimenti profondi, di riuscire nuovamente a fidarmi e ad amare una persona, seppure in condizioni precarie e senza possibilità di esserne ricambiato; dall’altro, la necessità di gestire un nuovo “addio” e di sparire, come purtroppo la vita mi ha insegnato così bene a fare. 
Stavolta non mi lascerò cogliere impreparato, userò questi ultimi giorni per esprimere ciò che sento, per gestire il dolore cercando di non impattarlo in una sola volta, e per non avere rimpianti. Del resto siamo ancora a Marzo/Aprile. Mi prenderò la pioggia, che comunque mi ristora. Prima di un nuovo, emozionante viaggio. Consapevole che l’estate arriverà.