domenica 31 dicembre 2017

The Great 2017 Review...

Esco fuori al balcone. Il clima non è certamente ideale, ma ne sento la necessità. Sono ancora in tuta (perché ormai, tranne mia madre, avrete capito che non dormo in pigiama), ma esco lo stesso. La casa dei miei genitori è al sesto piano, la veduta non è malvagia. Per quanto il cielo non sia terso, si vedono le case, i palazzi, gli edifici, ed un Vesuvio, parzialmente imbiancato. Sembra un pandoro. 

Mi soffermo un po' sui dettagli, ma in realtà, so bene che non è ciò che sto osservando. Seppur idealmente, o forse a livello inconscio (chissà?), oggi, 31 Dicembre 2017, mi trovo lì fuori, semplicemente a guardare "in faccia" un altro anno che se ne va. Apparentemente, lo fa quasi in sordina, con passo felpato. Pensandoci meglio, capisco che non sia così. Semmai tutt'altro.
Sì, magari potrà anche essere passato velocemente (almeno questa è stata la mia percezione), ma ciò non vuol dire che, nel farlo, non abbia lasciato i segni, nel bene e nel male. 
E se così non fosse stato, beh, parlo da un punto di vista strettamente personale, sarebbe stato solo uno spreco di tempo. Non ho dubbi.

Provo ad osservare meglio questo 2017 che sta per finire. Confermo, senz'altro qualcosa mi ha lasciato. Non sempre in maniera delicata, non sempre con il giusto tatto. In alcune occasioni lo ha fatto con veemenza, quasi graffiando. Non sempre le cicatrici poi vanno via. Non del tutto.
Se il 2016 era stato archiviato come un anno di consapevolezza, nella sua particolarissima intensità, quello che sta per dileguarsi, incarna tutta l'essenza dell'imprevedibilità. 

Fin dai suoi primi passi, non ha fatto altro che fornirmene esempi, a più riprese, ed in maniera eterogenea. Che la vita fosse una serie di incastri tra variabili impazzite, senza soluzione di continuità, mi era già ben chiaro da tempo. Il 2017, in questo senso, si è dimostrato esemplare.
Cominciando, giusto per fare un esempio, con una trasferta in quel di Roma, per i collaudi "SLIM", che mai avrei auspicato. Una trasferta che si è tradotta in un'esperienza incredibile, che mi ha portato a conoscere tante persone speciali, e persino ad accrescere le mie competenze professionali.

Una trasferta, cosa ancora più imprevedibile, che si è addirittura ripetuta, nel periodo più opportuno, proprio al rientro dalle vacanze estive, o comunque giù di lì. Una cosa, questa, di vitale importanza.
Che ha compensato, seppur in parte, il mio desiderio di avere una vita "indipendente", una certa privacy, al punto da dedicare gran parte del mio tempo libero alla ricerca di un appartamento.
Un obiettivo non ancora realizzato, non certo per mia responsabilità. Ma, nel caso specifico, ecco l'imprevisto, ed in particolare, il suo risvolto positivo. Un cambio di mentalità, questo, che finalmente sono riuscito a padroneggiare, nel tempo, e di cui andrò sempre fiero.

E che, già dallo scorso anno, riesco a portare avanti, nonostante tutto, nonostante le difficoltà che continueranno a palesarsi, perché continueranno a farlo, sempre, e ad ogni momento.
Del resto, anche quest'anno ci sono stati momenti critici, da cui non è stato semplice ripartire. In generale, veder sgretolare un'amicizia di lunga data (11 anni circa), non credo sia un'esperienza piacevole. Ed eufemismo a parte, posso dire che sia stata una prova piuttosto dura da affrontare. Non soltanto da superare. Ma anche questa, per quanto triste, rientra nel novero delle esperienze.
Solo una delle tante, regalatemi da questo 2017 ormai prossimo a salutarmi/salutarci.

Senza voler necessariamente passare in rassegna tutti gli avvenimenti, mese per mese, mi verrebbe subito da pensare, oltre a quanto detto, alle nuove conoscenze fatte, a quelle fortunatamente approfondite. Mi verrebbe da sottolineare il fatto di avere finalmente raccolto i primi frutti dei miei allenamenti, dopo circa 2 anni (sono passato ad indossare una "L" (super slim fit), se non addirittura una "M"), dopo aver riscontrato un generico aumento di forza e resistenza fisica. Chissà che a breve non possa tornare a indossare gli scarpini da calcio. Mah. Voli pindarici.

Mi verrebbe, ancora, da pensare alla magnifica esperienza di Copenhagen, dei colori della favolosa cartolina offerta dai tramonti sul Nyhavn, dalla traversata dell'Øresundsbron, fino ad arrivare in Svezia, un piccolo sogno realizzato. Piccolo, certo, ma non per questo meno importante.
Mi verrebbe, ancora, da pensare alle varie uscite, con i miei preziosi amici, alle ragazze conosciute durante questi mesi, ai vari appuntamenti avuti (tra cui l'appuntamento più imbarazzante dei miei 34 anni di vita, roba da Top 5 per citare "Alta Fedeltà" di Nick Hornby, proprio ad inizio Dicembre, di cui forse racconterò qualcosa in futuro).

Insomma, un bel po' di elementi, di cose impensabili, molte di queste che non avrei nemmeno pensato alla lontana, ma che, alla fine della fiera, contribuiranno a consolidare la mia esperienza, il mio bagaglio. Ed è su questa "falsa riga" che intendo continuare. E' questo il percorso che voglio seguire, su cui voglio costruire idealmente il mio futuro, volta per volta. Ficcandomi una buona volta nella zucca che, invece di star lì a pianificare l'impossibile, sarà meglio godersi ogni giorno, dall'inizio alla fine, apprezzando le persone vere, le piccole cose, gli attestati di stima, quelli in grado di fare un passo indietro e di scusarsi, chi non rinuncia a dire "grazie", o chi ti apprezza per come sei realmente, senza pregiudizi. Ecco, questo si che è un bel po' di roba. Quasi sicuramente non darà spazio ad eventuali buoni propositi, che a questo punto, lascerò stilare ad altri.

Mi basterà riuscire anche solo a procedere in questa direzione, partendo da qui. Magari senza certezze, e senza appigli sicuri. Ma in fondo, è proprio questa la parte migliore.
So solo che ho già il mio bel da fare, a cui spero possa aggiungersi qualcosa di concreto, di "cartaceo", di cui forse un giorno vi parlerò. Forse già dall'anno prossimo. Proprio quello che sta per cominciare.








lunedì 25 dicembre 2017

Xmas Eve Special #2...

E' andato tutto come speravo che andasse. Beh, in verità, non proprio tutto. Ma per quanto visto, vissuto ed ovviamente "ricevuto", posso tranquillamente affermare di non avere alcun rammarico. 
La Vigilia di Natale, edizione 2017, ha rasentato la perfezione, e considerando le mie aspettative, posso dirmi soddisfatto. Rispetto allo scorso anno, ho riscontrato un passo avanti, ma in fondo, di questo ne avevo già avuto una specie di presentimento, già da qualche settimana.

Zia Adele è stata ancora una volta magnifica nell'organizzazione, ospitando i miei familiari, oltre alle zie, mettendo a disposizione la sua casa, e le sue notevoli doti culinarie.
Tutti gli "attori" coinvolti hanno dato il loro contributo, e nonostante le incomprensioni e le fratture (massimo comun divisore di ogni nucleo familiare), la serata si è sviluppata lungo un clima di serenità e spensieratezza, che onestamente ricercavo da un bel po'. 

Tra una bottiglia di Fiano di Avellino ed una portata di gamberi marinati, al forno, con annessa frittura di calamari, il cenone è stato veramente impeccabile.
Una nota di merito anche alla "mise en place" (termine che ho appreso esclusivamente grazie alla mia passione per i programmi di cucina), stavolta merito di mia cugina Annalisa (ci teneva particolarmente alla menzione). Me lo avrà ripetuto almeno 170 volte. E non scherzo.

Ammetto di essermi lasciato andare, quasi facendomi avviluppare da quel senso di tranquillità, di benessere, privo di ogni stress.

Per motivi che non sto certo qui ad elencare, alla fine, nessuno dei miei fratelli è stato presente all'evento. Sapevo di Giovanni, dei suoi impegni con Rossella e rispettivi familiari. Non avrei immaginato invece della defezione last minute di Salvatore. Avrà avuto i suoi buoni motivi, non sarò io ad entrare nel merito. Con loro, con entrambi i miei fratelli lì, al mio fianco, tutto avrebbe avuto un sapore nettamente migliore. Non ho nessun dubbio a riguardo. 

Ma, alla fine della fiera, ancora una volta so di aver raccolto il massimo, e non mi arrendo all'idea che, quanto prima, possa vivere l'esperienza di una Vigilia di Natale "al completo", senza compromessi. Sì, sarà senz'altro così.

Nel frattempo, devo proprio dirlo, per quest'anno posso ritenermi soddisfatto. Non mi sono sentito solo, ed alla stessa maniera, non sono stato il solo ad indossare il Maglione più Ridicolo della Storia (R). Non proprio una magra consolazione. E, non dimentichiamolo, certe tradizioni, inutile ripeterlo, vanno portate avanti. Su questo non potrò mai transigere.

Bene, non ho nemmeno finito di scrivere questo breve resoconto sulla mia Vigilia di Natale, che è già tempo di andare a pranzo (e non parlo certo di un pranzo "normale"). Giovanni sarà ancora fuori, da Rossella, ma almeno potrò contare sulla presenza di Salvatore. Non vedo l'ora di ammirare mio padre con la nuova tuta del S.S.C. Napoli che gli ho regalato. Mi è sembrato particolarmente felice ed orgoglioso. Proprio come lo era lui, oltre 25 anni fa, quando regalò a me, ed ai miei fratelli, la divisa completa di Diego Armando Maradona, Antonio Careca e compagnia cantante, tramite un suo conoscente, che all'epoca gestiva intrallazzi come magazziniere della Società.

Sarà la ciliegina sulla torta, la giusta soddisfazione, meglio di qualsiasi altro regalo di Natale, per quanto mi riguarda. Almeno per ora. Ed anche l'immagine del post, in questo caso specifico, gliela dedico volentieri. Se la merita davvero, e non solo perché sfoggia il mio regalo.
Non mi resta che fare a tutti voi i miei migliori auguri di Buon Natale, ancora una volta. Godetevi le feste e non vi allontanate. Tornerò presto qui, a scrivere. E a raccontarvi, come sempre, altre pagine di vita, storie e pensieri di un alieno. 






sabato 23 dicembre 2017

Next Year...

(dal Diario del 22/12/2017)

Manca un solo giorno. L'ultimo giorno prima delle agognate Ferie Natalizie, ed inevitabilmente inizio a diventare impaziente. Quest'anno, poi, sarà diverso. No, non mi riferisco a nulla in particolare. Non c'è alcun riferimento a persone (siano esse assenti o presenti), né a determinate situazioni. Ma, detto onestamente, un periodo di "vacanza" così lungo (in pratica rientrerei il giorno 8 Gennaio in ufficio) non lo vedevo dai tempi della scuola. E da quando ho lasciato i banchi del Liceo, diciamo che è passato un po' di tempo. E mi fermo qui.

Sarà bello sperimentare di nuovo questa sensazione. In effetti, pensandoci bene, sarà un distacco piuttosto netto. Non che sentissi la nostalgia di casa, o la mancanza della mia città. Anzi, il periodo che sto attraversando non mi dispiace affatto. E, questo, a dispetto di altre "componenti" mancanti o di sfumature non del tutto ben definite. Nulla di irrisolvibile. A maggior ragione, considerando questo "mood", questa particolare atmosfera, che riesce quasi sempre, inspiegabilmente, a farmi sentire bene. Per quanto sia semplice, o comunque banale, come espressione, ammetto di non riuscire a formularlo in maniera diversa.

So bene, ed ora più che mai lo comprendo, che non per tutti sia così. So bene che non tutti proveranno gli stessi sentimenti, le stesse sensazioni di "benessere". Del resto, non tutti i contesti sono paragonabili. Ci mancherebbe.

Ciascuno di noi porta con sé il proprio background, che può più o meno incidere, nel bene o nel male, sulla propria idea del Natale e di tutto ciò che vi ruota intorno. Si può passare dall'esserne totalmente indifferenti, quasi seccati. Come se queste due settimane non avessero nulla di così diverso dalla prima quindicina di Ottobre. Zero significato. Apatia assoluta.

Fino ad arrivare addirittura a detestarlo, denigrandone in maniera completa ogni aspetto, vedendovi del marcio, con innato rigore meccanicistico, persino nelle persone che lo festeggiano in maniera pacifica, nella snervante e spasmodica attesa che possa passare al più presto. Visione legittima, che però non riuscirò mai a condividere né ad appoggiare. Per quanto questo "ostracismo" possa magari anche essere motivato da momenti difficili, perdite dolorose, ricordi spiacevoli, magari al punto da inaridire la propria predisposizione a festeggiare o a condividere con altri la gioia tipica delle festività, spero di non dovermi mai trovare in una posizione analoga. Nel mio caso specifico, sarebbe come perdere un clamoroso appiglio. Non penso di potermelo permettere.

Pur consapevole, come affermavo poc'anzi, di non poter cambiare, o meglio, influenzare necessariamente, ed in maniera positiva, le persone che non riescono a godersi nemmeno l'aspetto meramente goliardico di questo periodo, non posso fare a meno di restarne un po' dispiaciuto. C'è poco da fare a riguardo, inutile girarci attorno. E mi spiace, mi spiace perché ne "vedo" sempre di più che la pensano così, in maniera cinica, per quanto legittima (ripeto), ma pur sempre cinica.

Il discorso si potrebbe allargare certamente più in generale, e non soltanto in riferimento al periodo delle Festività. Pensavo che lo stesso tipo di approccio possa essere tenuto anche per quanto concerne il tema del Nuovo Anno, degli eventuali "buoni propositi" o delle tante aspettative, da sempre, ad esso connesse. Manco a dirlo, finire in un impetuoso vortice di pessimismo e sconforto, diverrebbe semplice e scontato come perdere la manche decisiva al giochino delle "Tre Carte".

Mi rendo conto di essere un caso "a parte", in tal senso. Non avrò mai la presunzione di poter stabilire quale sia il modus più corretto, o quale sia l'atteggiamento più opportuno.
Da questo punto di vista, mi sembra quasi di essere su, in alto, nel cielo, tipo aldilà di un ammasso di nubi. Sì, diciamo, come, non so se avete presente, quei buffi palloncini riempiti con l'elio, che si vedono alle feste ed alle fiere di paese.

Tendo a volare, prendendo quota, e in questa fattispecie, le distanze, da un certo tipo di atteggiamento. Quest'anno, che dopo le festività Natalizie si chiuderà con i suoi bilanci, non è andato del tutto come avrei voluto, ma so che nulla è ancora definito. So che l'anno prossimo ci saranno altre variabili, altri imprevisti da tenere in conto, per quanto sia possibile tenere in conto uno o più imprevisti, e va bene così.

Non mancheranno i problemi, le preoccupazioni, i sacrifici e le rinunce, ma voglio procedere, senza tergiversare, verso i miei obiettivi, facendo il possibile per realizzarli. E, continuando a salire, continuando a rischiare, incrocerò lo sguardo di chi mi darà del folle, di chi mi inviterà a desistere, facendomi riflettere sui "contro", sulle eventuali contropartite, su quanto sia impossibile o complicato. Sfiorerò, seppure per poco, i volti, e le mani, di chi quest'anno, in un modo o nell'altro, ha avuto modo di conoscermi, dicendo addio, per sempre, a chi non mi ha compreso, senza alcuna possibilità di appello. Recidendo ogni legame con chi mi ha deluso. Tenendo ancora con me quelli che invece lo hanno fatto (mi raccomando, afferratemi se dovessi andare troppo in alto...) e, nello stesso tempo, preparandomi a dare il benvenuto a tutti quelli che verranno, durante questo nuovo anno che sta per iniziare. Restando positivo. Restando sempre me stesso. Perché, ancora una volta, non avrò tempo di essere pessimista. Tutto sommato non ne ho nemmeno voglia. Potrebbe sembrar strano, detto dalla solitudine di una camera di albergo, dopo una cena a base di noodles istantanei. Eppure è così, non faccio fatica ad ammetterlo.

Ma forse, da "quassù", dalla mia prospettiva in fondo non lo è più di tanto. In fondo per me non è così difficile. Basta davvero poco. Come lo scambio degli auguri e dei saluti, con gli altri trasfertisti, oggi in ufficio. Oppure come il sorriso (ed il bacetto) della collega bionda, con gli occhi verdi e lo sguardo da pantera, seduta lì di fronte a me. O, ancora, come il Bacio Perugina, lasciato sul mio Laptop, in maniera "anonima". O, più semplicemente, come il fatto che intendo godermi queste vacanze al meglio, nel pieno senso del mood Natalizio, sfruttando al massimo tutti questi giorni che avrò a disposizione. Preparandomi, come si deve, a tutto quello che verrà. Perché, anche se sono ancora "in volo", proprio come uno di quei buffi palloncini ad elio, non ho certo dimenticato i miei sogni.
E, per quanto adesso mi trovi ancora a volare, non ho dubbi: l'anno prossimo approderò a casa mia.



giovedì 14 dicembre 2017

Ink...

Non ho tatuaggi. Nemmeno uno. Nemmeno un piccolo, microscopico, insospettabile tatuaggio, nascosto in qualche regione recondita del mio corpo. Ogni tanto, nei momenti di minor concentrazione, questa cosa balza fuori. Ma non è che sia un tema poi così ricorrente. Qualche volta, specie di recente, mi è capitato di parlarne con mio fratello, Salvatore. Che, proprio come il sottoscritto, non ne possiede nemmeno uno (almeno, che io sappia). Solo che, a differenza mia, sembra molto interessato ad invertire il "trend", ed è in procinto di tatuarsi (a detta sua) il braccio, interamente. Del tipo, o tutto, o niente. Non un simbolo astratto, o magari una frase. Tutto il braccio.

Certo, per quanto inesperto sul tema, so bene che la disputa sul fare uno o più tatuaggi, piuttosto che sul "dove" farli, sia piuttosto comune. Ne sento discutere di tanto in tanto, e nelle occasioni più svariate: talvolta mentre sono in pausa caffè, in mezzo a gruppi di colleghi, altre volte in treno, ascoltando senza volere, le conversazioni di altri passeggeri. Insomma, nulla di nuovo o di particolarmente sconvolgente. E' più che all'ordine del giorno.

Nonostante questo, ho potuto notare che le opinioni in merito siano le più disparate. 
Nella mia famiglia è sempre stato visto come argomento taboo. Tematica paurosamente "borderline". Mi riferisco in particolar modo alla mia fase pre-adolescenziale. Guai soltanto a parlarne. Perfino commentare in maniera "favorevole" un tatuaggio, fosse questo relativo ad un attore, ad un personaggio del mondo dello Sport, o del figlio della vicina del cugino di terzo grado, ci avrebbe automaticamente (e misteriosamente) trasformati in membri affiliati al più spietato Clan della Yakuza. Etichettati, senza possibilità di appello.

Che poi, a dirla tutta, questo è un retaggio non certo esclusivo della mia famiglia. E' solo una tra le tante sfaccettature, del profondo "bigottismo" di questo paese. Ma non è che abbia poi inciso così tanto sulla mia scelta. 
A maggior ragione dopo aver conseguito la maturità (in tutti i sensi), non ci ho mai dato troppo peso o importanza.

Anzi, per la verità, dovendo proprio dirla tutta, giusto qualche mese fa, in Primavera, mi sono recato presso un noto studio di tattoo della mia zona. L'ho fatto così, di puro impulso, incalzato in parte da precedenti conversazioni con amici, colleghi, ecc. 
Avevo ipotizzato di potermi tatuare qualcosa che richiamasse in qualche modo la mia "particolare" fede calcistica. 

Vagliando le alternative, avevo pensato successivamente di tatuarmi l'ideogramma giapponese (o forse è più corretto dire "kanji") della parola "TENSHI". Infine, avevo valutato pure di farmi tatuare una frase, qualcosa che fosse di effetto e relativamente personale (avrei scelto "LIFE IS TOO SHORT TO LAST LONG" da Bored to Death dei Blink-182). Insomma, avrei avuto senz'altro più di una opzione plausibile, ma di fatto, alla fine della fiera, l'indecisione ha avuto il sopravvento, ed è subentrata quella piccola particella di razionalità che c'è in me. Approfittando della situazione, quest'ultima ha saputo farsi strada, ridimensionando il mio impulso. E, sostanzialmente, convincendomi a fare retromarcia, addirittura prima di metter piede nel negozio. Niente da fare.

E' strano, perchè in genere, per questo tipo di scelte, specie quelle in cui è molto forte la presenza del mio istinto, non sono uno che tentenna. Certo, di base resto un tipo abbastanza "indeciso", ma quando so quello che voglio, tendo ad essere piuttosto diretto, senza indugi. E' possibile, non ne ho la certezza assoluta, che mi sia venuto in mente come avrei potuto reagire a distanza di dieci, o anche vent'anni. A come avrei potuto cambiare idea. All'eventuale senso di pentimento che ne potrebbe scaturire. Diciamoci la verità: non sono certo questi i presupposti per potersi fare un tatuaggio. Semmai il contrario. Essere sfiorati dal dubbio, ti fa capire di non essere predisposto a qualcosa del genere. O, semplicemente, di non essere ancora pronto. 

Ho sempre osservato questo "mondo" da lontano, da una certa distanza anche, ed ho capito di saperne molto poco. Quasi niente, in realtà. Magari mi sbaglio, ma ho sentito dire che di norma ciascun tatuaggio abbia un suo speciale significato, e che lo stesso non vada necessariamente rivelato. 
Tra quelli che sono prossimi a farsi il primo tatuaggio, e quelli che ne hanno due o tre, ma che, se potessero, tornerebbero indietro nel tempo perchè pentiti, diciamo che mi trovo in una specie di "limbo", da cui non so se uscirò mai. Forse non ne farò mai uno. O forse cambierò idea, e ne acquisirò maggiore consapevolezza, per poi farne uno. In fin dei conti, riflettendoci, la cosa potrebbe non fare alcuna differenza da un punto di vista sostanziale.

Il mio nome resterebbe comunque "Angelo", anche se non me lo facessi tatuare, con il suo equivalente in "kanji". E vogliamo parlare della mia fede calcistica? Del fatto che, nei pressi dell'Emirates Stadium vi sia una parete con su una placchetta (tra tante altre) che riporta il mio nome, cognome ed una dedica? Più indelebile di così?

A parte gli scherzi o le considerazioni più banali, esistono chiaramente significati molto più complessi, attribuiti a persone care, eventi particolari, momenti speciali. Esprimere i propri sentimenti per tutto questo, o provare a farlo, tramite un simbolo, una frase o un disegno da tatuarsi sulla pelle, è un modo legittimo di conferirgli importanza.

Ma non certo il solo. Nel mio caso specifico, e l'ho compreso crescendo, riesco almeno adesso a farlo in maniera diversa, ma del resto non così dissimile. L'esperienza, nel tempo, costituisce il primo filtro, quello essenziale. Le maglie sono larghe, nel bene e nel male, ci passa un po' di tutto. Ma questo non importa, non è influente. E non intaccherà il risultato. Man mano si andrà avanti, il filtro si assottiglierà, in maniera progressiva. La memoria, che per fortuna è selettiva, ne rappresenta l'ago, preciso e inesorabile.

Bagnandosi di inchiostro, procederà spedito, lasciando le sue tracce sulla pelle. E sarà per crearsi un varco, da cui farlo fluire, per andare sempre più a fondo, sempre di più. Fino a raggiungere il cuore, ove si poserà, per lasciarne il segno. I colori, impastati ai sogni, si ribellano, si accendono e prendono vita. Le ferite e le cicatrici rimaste sulla sua superficie, per quanto dolorose, avranno ancora di più un senso, ed uniranno i loro tratti, come a voler formare un unico disegno. Unico, complesso, eppure semplice, intrecciato di nomi, di momenti e delusioni, decorato da attimi di pura gioia, intriso di emozioni. Resisterà agli addii, e non si cancellerà. Continuerà ad espandersi, cambiando ancora nella forma e nel colore. Fin quando non avrò trovato la mia persona. Fin quando non sarà lei a trovare me. In modo da poterne incidere il nome. E tenerlo dentro me. Per sempre.


venerdì 8 dicembre 2017

Lovely traditions (Pyjamas Edition)...

Ho sentito il bisogno di andare a rileggere il post dello scorso 8 Dicembre, questo lo devo ammettere. Ma è stata una lettura veloce, molto scorrevole, un tentativo riuscito di rinfrescare la memoria, ciclicamente sottoposta a dura prova. E' stato utile, ma non determinante. Perché, alla fine, pur sempre di tradizioni solide si parla. Ed anche quest'anno, sono riuscito ad essere "presente", puntuale, a non mancare ad un appuntamento, per me sempre più irrinunciabile. Complice un giorno dell'Immacolata capitato di venerdì, dal sapore deciso di weekend lungo. Non che la cosa fosse poi così scontata, nell'occasione. Fossi stato a Napoli, con il lavoro, presumo non ci sarebbe stato nessun ostacolo. Ma nel bel mezzo della trasferta in quel di Roma, direi che l'incastro sia stato provvidenziale. Ed eccomi qui, giunto alla prima tappa (seppur distaccata) del preambolo alle festività Natalizie. Un periodo che adoro, con tutte le mie forze. Che mi trasmette energia, facendomi sentire bene con me stesso. Ci voleva, davvero.

Senza contare che, almeno per quest'anno, si prospettano delle novità importanti sul fronte "festeggiamenti", quasi a riprendere un discorso forzatamente interrotto, relativo alla scorsa Vigilia di Natale. Siamo ancora in fase di programmazione, sarebbe più corretto parlare di pianificazione, ma le percentuali sono altissime, ed è una concreta iniezione di felicità. Entusiasmanti novità, insomma.

Ad ogni modo, per quanto mi piacciano le novità (quelle positive, si intende), questo weekend lungo è volutamente impostato all'insegna delle tradizioni. Fin dal mio rientro. E per "rientro" intendo proprio l'esatto istante in cui ho messo piede in casa dei miei genitori. Mia madre, nell'occasione, non si è fatta trovare impreparata rispetto al "mood" natalizio, ma ancora una volta si è fatta rapire dall'ansia, ed ha già provveduto a consegnarmi il suo regalo, in netto anticipo. Per mantenere intatta la tradizione, ovviamente, mi ha regalato un pigiama in caldo cotone. Nemmeno quest'anno si rassegnerà all'idea che il suo primogenito non utilizzi il pigiama, in linea generale (ho sempre preferito dormire in t-shirt e in pantaloni della tuta), ma non importa. Mi conosce da 34 anni, ma cosa volete che sia? Dettagli insignificanti. Se non altro si è ricordata di non regalarmelo in pile (rabbrividisco al solo pensiero), e già per questo posso dire abbia avuto un pensiero carinissimo.

Del resto, le tradizioni sono tradizioni. Come quella, appunto, che rende speciale, tutti gli anni, praticamente da sempre, l'8 Dicembre: l'Albero di Natale.

Manco a dirlo, il mio fedele compagno di "assemblaggio" (mio padre) era già lì, ad aspettarmi. Come tutti gli anni, sarebbe stato lì, per portare avanti quella specie di rituale, per noi così significativo.

E, si, in effetti sono andato a rileggere il post dell'anno scorso, ma solo per rendermi conto di quanto le sensazioni potessero essere ancora una volta le stesse. Certo, giusto un anno fa, ci sarebbe stata l'incertezza relativa alla questione del nuovo appartamento. Eppure quante cose possono cambiare in un anno? Quante variabili possono incidere sulla propria vita, andando a deviarne il percorso, talvolta anche in maniera così significativa? Per fortuna (e lo dico in tutta onestà), non è tutto così prevedibile e scontato. Non sarò in grado di portare a termine l'obiettivo prefissato di riuscire a trovare un nuovo appartamento entro la fine di quest'anno. Su questo non ci piove. Ma non vuol dire nulla. Un anno fa, ci avrei messo la mano sul fuoco, scommettendoci tutto. Però chi avrebbe mai potuto prevedere questa nuova avventura in trasferta, con tutto ciò che ne deriva? E quante saranno, ancora, le cose che, mio malgrado, non sarò in grado di prevedere da qui ai prossimi mesi? Suppongo che la risposta resti indefinita, e per adesso mi va bene. Va bene così.

Ci ho pensato, ammetto di averlo fatto, mentre ero lì, mentre addobbavo l'albero, insieme a mio padre, parlandogli e raccontandogli le mie giornate lontano da casa, i risvolti delle mie conoscenze/pseudo amicizie, le mie preoccupazioni e le mie ambizioni, dal punto professionale e non. Rendendomi conto di aver inconsciamente bisogno di quel momento, del nostro piccolo rituale, così come della sua esperienza, dei suoi saggi consigli, della sua capacità di spronarmi, e di motivarmi al meglio. Pallina dopo pallina, festone dopo festone, è stato in grado di fare tutto ciò che, indirettamente, gli avessi richiesto, senza nemmeno che me ne accorgessi. E' sempre stato il suo Super Potere. Lo riconosco.

E, nonostante la distrazione possibile dettata dal mio continuo "chiacchiericcio", alla fine abbiamo fatto un buon lavoro. Cosa di cui, del resto, non avrei dubitato nemmeno per un istante. Modestamente.

Se questo è il preludio, sono molto curioso (ma quello in effetti lo sono sempre) di scoprire come sarà il seguito (che ovviamente provvederò a raccontare). Per adesso può anche bastare. Senza contare che mi sia venuta voglia di una cioccolata calda. Considerando il clima, direi che ci stia perfettamente.

Sono ancora in ritardo di 6 o 7 regali da fare (confido nel potere di Amazon Prime), in piena fase organizzativa per il Cenone, e con un nuovo pigiama azzurro che non so quante volte indosserò (grazie, Mamma), ma per adesso voglio godermi questo lungo weekend, senza pensarci troppo, facendo un po' di ordine nella mia vita (magari avrò più persone, che non regali, da scartare) e continuando a portare avanti, fin quando ne avrò modo, la più adorabile delle tradizioni.



domenica 3 dicembre 2017

Hoppipolla...


No, a dispetto di quanto possa sembrare, il titolo non è un errore di battitura. Il correttore automatico (almeno così è nella maggior parte dei casi) non lo avrebbe permesso. I lettori più attenti e scrupolosi, del resto, se ne saranno accorti. Esiste una grossa percentuale, direi intorno all'80%, dei titoli utilizzati per i post di questo diario, che prende spunto pari pari da titoli di brani, o album, che ascolto quotidianamente. Dischi e canzoni che fanno parte integrante della mia vita, costituendone una sorta di playlist. Certo, mentirei se non ammettessi che si tratta anche di un riflesso della mia pigrizia.

Ma fin dagli inizi, e da quando ho deciso di imprimere questo taglio, questo tipo di impostazione al blog, mi è sempre piaciuta l'idea di stuzzicare la curiosità del lettore, quasi sperando, inconsciamente, che questi potesse accompagnare la lettura di ogni post, ascoltandone (ove presente) il relativo brano in sottofondo. Un po' a voler riprendere il concetto del mio voler giocare ad essere una specie di "sommelier" delle parole, che in questo caso tenta, in maniera talvolta goffa e maldestra, di miscelare musica altrui a parole proprie. E' chiaro che le sensazioni possano variare di persona in persona. Ed è quello il bello.
A prescindere da quale possa essere il mero "risultato", mi piaceva l'idea di condividere qualcosa di più, e nel mio piccolo, ho provato a fare anche questo. 

Confesso che non sempre sia stato semplice trovare un'attinenza tra il contenuto del post, ed il titolo stesso. In alcuni casi, sarebbe potuto essere talmente esplicito, da non richiedere alcuno sforzo di interpretazione. In altri, invece, sarebbe stata quasi un'impresa riuscire a trovare l'anello di congiunzione tra i due elementi. Una specie di relatività delle chiavi di lettura. A me non dispiace.
Presumo, in maniera ideale, che non sia il caso di questo post. Da un lato pubblicato di getto, dall'altro, figlio di una lunga elaborazione, prevalentemente in notturna. Utilissima valvola di sfogo, come sempre, per chiudere il cerchio. Necessaria quanto doverosa.

Stavolta, in effetti, sento che il collegamento sia piuttosto palpabile. Oltre ad essere il titolo di una nota canzone dei Sigur Rós (tratta dall'album Takk... del 2005), "Hoppipolla" è una parola islandese, traducibile con l'espressione "Saltando nelle pozzanghere".

Mettendo per un attimo da parte la più banale assonanza con questo rigido, piovoso ed umido inizio di Dicembre, devo dire che stavolta il titolo trovi una sua giusta ed opportuna collocazione. 
Mi riferisco in maniera particolare all'ultima settimana. Da tempo non ne vivevo una così intensa, sotto l'aspetto delle emozioni. Del resto, ogni occasione di confronto, di conoscenza di persone nuove, per quanto mi riguarda, contiene possibilità di evoluzioni, mondi da scoprire, occhi da scrutare. Come potrebbe tutto questo non suscitare emozioni? Come potrebbe tutto questo non smuovere l'anima, facendola vibrare? 

A maggior ragione quando, apparentemente, i livelli di intesa, di affinità, di complicità, sembravano aver raggiunto livelli mai visti prima, o quasi. "Apparentemente" e "sembravano" non sono due termini scelti a caso. Ad oggi, mentre scrivo, posso ben dirlo. Senza ombra di dubbio.

Ma in un percorso come quello che ho scelto di intraprendere, può succedere, può succedere anche questo. Alimentare aspettative, poter credere negli altri e nella possibilità che ci si possa comprendere. Non è detto che accada, assolutamente. Non sempre, almeno.

Gli elementi sembravano esserci tutti, i pezzi del puzzle parevano incastrarsi magicamente in quello che assumeva sempre più le sembianze di un magico quadro iniziale. Un prologo, per un eventuale continuo, costruito dopo pochi giorni, che per me resteranno intensi ed incredibilmente particolari. 

Una settimana di sorrisi a prima vista ingiustificati, di benessere quasi surreale. Idealmente preso per mano, mi sono sentito meno solo. Trovando e scoprendo qualcosa che non avrei pensato di trovare.
Inutile sarà puntualizzare quanto sia esagerata una cosa del genere, in un lasso di tempo così breve.
Mi scivolerà addosso, manco avessi un impermeabile, di quelli più resistenti ed efficaci.

Che poi, a dirla tutta, nemmeno mi servirebbe. Un po' come quando da bambini, si camminava per strada, appunto, saltellando nelle pozzanghere. Io lo facevo spesso, me lo ricordo bene.
Lo facevo, nonostante i rimproveri. Che in un certo senso, somiglierebbero ai "vostri" sermoni sull'essere prudenti, sul restare sempre con i piedi per terra. Teneteveli per "voi", grazie.

Perché, sì, magari arriverà il momento del confronto con la realtà. Che mostrerà la vera identità di chi avremo di fronte, non sminuendone le qualità, ma evidenziandone la diversità. 
Persone che avremmo creduto, puntando ogni centesimo, simili a noi. Salvo poi rivelare la propria natura, fatta di "blocchi" esistenziali, paure legittime, calcoli contraddittori e scuse malcelate. Roba troppo, troppo incomprensibile per chi, come me, rimane un Sognatore. 

Ora lo so, me ne rendo conto. Ne prendo serenamente atto, accettandone ogni risvolto.
Ma se, da un lato, le persone finiranno inesorabilmente nel dimenticatoio (è questione di tempo), lo stesso non si potrà dire per quanto provato, per questa settimana di benessere psicofisico, per il profumo dei tuoi capelli, per la sorpresa, per ogni singolo messaggio della buonanotte, per un semplice, timido, sorriso. Per ogni cosa, proprio come tutto questo, per cui varrà la pena mettersi in gioco e vivere, senza paura. Del resto non ci si può proprio fermare, e, chiusa questa pagina, è già tempo che il mio viaggio continui. Riprendendo a pieni polmoni. Senza accontentarmi. Senza compromessi. E sicuramente a modo mio. Un po' come quando da bambini, si camminava per strada, appunto, saltellando nelle pozzanghere. Molto spesso tenendosi per mano. Altre volte anche da soli. E, quasi sempre, finendo completamente inzuppati, nel freddo gelido di Dicembre. Ma volete mettere la soddisfazione?