La foto in fondo al post risale a circa un paio di anni fa. Curioso che in quel particolare frangente ci fosse giusto un po' di foschia. Cercai di catturare la tua immagine, immortalando quella tua imponente figura, quasi completamente assorbita dall'umidità. Un buffo tentativo di analogia, fra lo stato d'animo e la cupa atmosfera di quei freddi ed umidi giorni al Centro Direzionale.
Eppure, carissima Torre G3, nonostante tutto mai avrei immaginato che nella vita reale saresti "scomparsa", lasciando la mia vita e quella dei miei colleghi, con un effetto forse più triste di questa dissolvenza. Ho sempre pensato che sarei stato io ad abbandonarti, in situazione completamente diverse. Si, per esempio, cambiando lavoro, cambiando contesto, o magari ottenendo un trasferimento. Non avevo previsto questo scenario e, men che meno, i suoi effetti purtroppo negativi. Aprile è giunto ormai al termine ed è già tempo di dividerci. E' ironico pensare che tra noi tutto abbia avuto inizio proprio tra Marzo e Aprile, di 6 anni fa. Da allora ne sono passate tantissime. E per quanto abbia spesso percepito un frustrante senso di immobilismo, sotto certi aspetti, bisogna pur dire che siano cambiate un po' di cose. Soprattutto ne sono successe tante, nel bene e nel male.
Ricordo in particolar modo l'emozione degli inizi. La sensazione di riscatto dopo aver vissuto l'amarezza di un licenziamento improvviso ed inaspettato. Erano giorni di grandissime speranze, di aspettative enormi. Quel palazzo così alto, così maestoso, sembrava impossibile da raggiungere. Salvo poi superare le selezioni, riuscendo così ad entrarvi, fino a diventare parte integrante.
Ricordo il senso di appartenenza, la soddisfazione nell'aver ricevuto il badge per potervi accedere, l'orgoglio iniziale. Non potevo non sfruttare quella seconda possibilità.
Ebbene si, mia cara Torre G3 di Via Porzio, non saprai mai quanto hai significato per me. In questi ultimi 6 anni mi hai visto crescere, e non intendo soltanto dal punto di vista professionale.
Mi hai visto diventare più forte, più preparato. Mi hai visto stringere amicizie con persone importanti, con cui ho condiviso così tanto. Momenti di gioia e goliardia che non potrò mai dimenticare. Alla stessa maniera mi hai visto comprendere la vera natura di alcune persone, con cui non potrei mai essere compatibile. Mi hai visto soffrire per il caldo asfissiante, per le tue finestre impossibili da aprire, per i condizionatori costantemente fuori servizio e per la tua sala break perennemente sovraffollata. Sei stata testimone di abbracci e di promesse tra compagni. Di manifestazioni non sempre riuscitissime e di prove anti-incendio non proprio da manuale. Ma non importa, non per me.
Hai fatto parte della mia vita, rappresentandone costantemente il palcoscenico su cui mi sono esibito.
Ho già provveduto a svuotare i cassetti ed a sgomberare la mia scrivania. Da martedì saremo subito operativi presso il nuovo edificio, a poco più di 200 metri da te.
Non mi resta altro che salutarti adesso. E per quanto spesso e volentieri ti abbia amato e detestato con la stessa forza, sappi solo che ti ringrazio per le meravigliose pagine di vita che mi hai concesso di scrivere. Anche se altrove, e non più in mezzo ai tuoi grigi corridoi, prometto di continuare a scriverne altre. Con la stessa, immutata passione.

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