La sabbia del deserto aveva in qualche modo attutito la caduta. Beh, per quanto una distesa di sabbia possa aver "ammorbidito" l'impatto, ovviamente. Sempre meglio di un burrone roccioso, o di una scogliera. Dalla sommità della Torre, fino ad arrivare lì, la distanza percorsa era notevole.
Facendo appello a tutto il suo coraggio, l'alieno fu costretto a lanciarsi nel vuoto, lasciandosi andare.
Un salto nel buio, uno slancio pauroso, magari disperato. Ma comunque nell'ignoto.
Pur non sapendo ancora usare le ali, cucite sulla schiena, forse era riuscito a planare, controllando la discesa. Limitando, almeno in parte, i danni fisici, al suo corpo già provato.
Giaceva inerme, privo di forze. Braccia larghe, sguardo al cielo, occhi sbarrati. Occhi che muoveva a malapena, occhi che tradivano sofferenza. Riuscire a muoversi, in quella fase, sembrava impossibile.
L'arsura soffocante del deserto di certo non lo aiutava. Sapeva che, per quanto fosse impresa proibitiva, avrebbe dovuto raccogliere le sue forze, e cercare rifugio.
Il vento, fin lì suo alleato, gli si rivolse contro, iniziando a soffiare sempre più forte, alzando la sabbia. Percepì delle vibrazioni provenire dal terreno, non pareva nulla di buono.
Con non poca fatica, l'alieno provò a girarsi sul fianco, per osservare meglio il luogo in cui si trovava.
Nulla più di qualche roccia, oltre ad una immenso deserto. Sembrava che la terra fosse scossa, le vibrazioni venivano adesso accompagnate da un frastuono, simile al rombo di motori in lontananza.
La vista era appannata, ma non abbastanza da non vedere una fitta colonna di fumo e polvere, avvicinarsi minacciosamente. Chi avrebbe potuto mai attraversare il deserto, creando peraltro un putiferio simile, proprio in quel momento?
Restare lì per scoprirlo non sembrava una cosa saggia. Ogni secondo era prezioso per potersi spostare da lì. Con ciò che rimaneva del suo istinto di conservazione, l'alieno mise in moto le braccia, trascinandosi, distrutto, verso una delle rocce non lontano dalla sua posizione. Ve ne era una abbastanza grande da coprire interamente la sua figura, e non esitò a nascondersi lì, accovacciandosi.
Il gran trambusto era sempre più nitido, quasi fastidioso. Come una carovana, grossi veicoli a motore, simili a tricicli, si trovarono a passare di là, sgasando rumorosamente.
Dovendosi nascondere, non poteva vedere bene, ma dovevano essercene tanti, probabilmente una decina. L'alieno, incuriosito e spaventato allo stesso tempo, provò a sporgersi per osservare meglio.
Su ognuno di quei tricicli motorizzati, c'era una donna. Tutte vestite più o meno alla stessa maniera, forse appartenevano ad una setta, uno squadrone, o qualcosa del genere.
Avevano tutte i capelli rossi, per quanto potessero portarli in maniera diversa. Che li avessero lunghi, ricci, corti o raccolti in una treccia, erano tutte rosse di capelli.
A giudicare dal modo in cui transitavano, dovevano essere in ricognizione o qualcosa del genere.
Forse erano lì per cercare un villaggio da saccheggiare. Oppure erano in cerca di criminali da catturare per intascarne la taglia. Non avrebbe mai potuto saperlo. E, ancor più importante, non avrebbe mai voluto chiederlo. Restò in silenzio assoluto, sperando che nessuna di loro lo notasse.
Fu un attesa di pochi minuti, ma gli sembrarono un'eternità.
Gli enormi tricicli a motore ripresero a transitare verso l'orizzonte, accelerando a più non posso.
Il rumore assordante tendeva a scemare, finalmente. L'alieno smise di tremare, pensando di esser salvo. Era ridotto male, ma poteva andar peggio, e non avrebbe potuto rischiare.
Non certo in quelle condizioni. Avrebbe dovuto pensare a come rimettersi in piedi, a ritrovare le forze ed a riprendere il viaggio. Capendo che il deserto lo avrebbe esposto a rischi difficilmente prevedibile, non aveva più un solo minuto da perdere.
Per puro caso, notò la presenza del suo bastone (lo stesso cui teneva legato il fagotto), a pochi metri dal suo nascondiglio improvvisato. A quanto pare, non aveva perso proprio tutto.
Era l'unica possibilità per rimettersi in piedi, ed avere un appoggio per camminare, lungo il tragitto.
Non ci sarebbe stato nessun monaco ad aiutarlo, questo lo sapeva bene.
Doveva farcela da solo, almeno in quel frangente. Salvo poi cercare aiuto in seguito.
Stravolto dal caldo e dalla sete, l'alieno sgusciò pian piano dalla roccia, strisciando faticosamente verso il suo unico appiglio. Giusto li tempo di arrivarci, ed ecco sopraggiungere un rumore simile a prima. Sta volta era meno intenso, non un frastuono infernale. Non una moltitudine, bensì uno solo di quei tricicli a motore. Non c'erano dubbi a riguardo, era proprio lo stesso tipo di veicolo.
Non c'era più modo di nascondersi, né di scappare. Cuore e cervello avrebbero voluto correre via, ma le gambe non avrebbero mai potuto reagire. Riuscì ugualmente ad usare il bastone per mettersi in piedi, volgendo lo sguardo allo sconosciuto, che aveva da poco spento il motore.
Una figura alquanto esile, flessuosa, avvolta in una sorta di mantella con cappuccio, scese dalla moto, avvicinandosi all'alieno. Non si riusciva a capire bene quali fossero le sue intenzioni. Fin quando non iniziò a parlare:
"Non devi essere di queste parti, dico bene?" - disse, con voce femminile.
L'alieno si limitò a rispondere scuotendo la testa, preoccupato.
"Lo sospettavo. Devi essere proprio quello che cercano."
"N-non so di che parli... Chi mi cerca? E tu chi sei?" - rispose l'alieno, visibilmente impaurito.
"Le hai viste, no? Quelle furie attraversavano il deserto per te. Per catturarti. Non che lo vogliano, no. E' che si tratta di una setta. Mercenarie, in verità. Le chiamano le Rosse Leggendarie. Lo so perché ero una di loro. Ma adesso non più..." - così disse, abbassando il cappuccio che le nascondeva il viso.
Un viso dai lineamenti gentili, aggraziati, incorniciato da capelli rossi liscissimi.
"Cosa... cosa volete da me?"
"Sta calmo, ti ho già detto che non sono più una di loro. Non voglio nulla, solo aiutarti. Se ti stanno cercando è perché è stato chiesto loro di farlo. Si dice che siano state assoldate dalla Principessa del Regno Serpente. Tutti la detestano. Me compresa."
"Come posso fidarmi di te? Come saprò che non mi condurrai da loro?"
"Hai alternative? Sei ferito, stai sanguinando e non riesci a camminare. A me non sembra. Mi chiamo Roxy, e voglio aiutarti ad attraversare il deserto, per condurti al confine. Non puoi farcela da solo."
L'alieno accennò un sorriso, respirando a fatica. Poi usò il suo ultimo filo di voce e disse:
"Io... io non ho scelta..." - terminò la sua frase, per poi cadere privo di sensi.
Roxy accorse subito in suo aiuto, sistemandolo a fatica sul sedile posteriore del suo veicolo.
Si guardò intorno, dopo aver raccolto le sue poche cose, per poi indossare di nuovo il cappuccio.
Era già tempo di mettere in moto, era già tempo di mettersi in viaggio. Senza conoscerne la destinazione.

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