domenica 28 gennaio 2018

In My Place...

Ci sono giorni, o forse è meglio dire notti, in cui mi sembra di sognarti. Di quelle notti, lo so, può sembrare assurdo, in cui mi sembra quasi di toccarti. Succede solo a volte, è vero, e non è così ricorrente. 

Ma in ciascuna di quelle circostanze, devi credermi, è davvero impressionante. Non penso di riuscirtelo a spiegare. Eppure, ho creduto fossi lì. Ancora senza un volto, ancora impalpabile. 
Linee casuali, che scorrono nel tempo. Tracciando dei segnali, che sono quasi impercettibili. Contorni indefiniti, che appaiono confusi. Dentro una nebbia argentea, la tua figura esile emerge prepotente.
E' sempre lì, al suo posto, che vorrei fosse anche il mio.

Come il tepore di un camino, in una fredda giornata di Gennaio. Come il profumo del pane appena sfornato. Come la morbidezza di una trapunta, che avvolge il mio sonno. Come la meraviglia di una città che non ho ancora visitato. Di ogni paura, sei tu il mio coraggio. Di ogni dolore, sei tu il mio sollievo. Di ogni pensiero, sei tu la speranza. Di ogni percorso, la mia destinazione.

Ci sono volte in cui mi sembra di riuscire a parlarti. Sono solo pochi istanti, ma vorrei non finissero mai. Quante cose vorrei raccontarti, e quante altre ne vorrei condividere. Quante volte vorrei consolarti e, se possibile, saper farti ridere.

Dentro i miei sogni posso solo sfiorarti. E poco importa che tu sia distante una manciata di chilometri o migliaia di anni luce. Perché nonostante questo, riesco comunque a sentire la tua mano nella mia.
Riesco a sentire la sua delicatezza. E nello stesso tempo, riesco a percepirne la forza, con cui sembra tirarmi a sé. Ciascuno di quegli attimi, vale un'eternità.

Chissà se riuscirai a sentire il mio cuore battere. Chissà se riuscirai a sentirne il suono, e nello stesso tempo, a riconoscerne il richiamo. Chissà se pure tu mi starai cercando. E chissà per quanto ancora dovremo attenderci l'un l'altro. 

Volevo solo tu sapessi che non mi accontenterò: recupereremo il tempo perso, gli abbracci mancati, i desideri inespressi, oltre ai baci non dati. 

Aldilà della mia solitudine, lungo questo sottile filo vermiglio, saprò dove trovarti. E, contemporaneamente, per quanto questo possa esser difficile, saprò dove aspettarti. Non potrò farne a meno. Senza avere rimpianti, senza avere paura, senza perdere la fiducia, sfrutterò questo tempo che ci separa. 

Voglio spalle più larghe, per sopportare meglio il peso del passato. Voglio gambe più forti, per spingermi oltre i pregiudizi. Voglio un cuore di gomma, per attutire i colpi. Voglio occhi di falco, per guardare lontano. Una presa più salda, per non perdermi nulla. Voglio ali d'acciaio, per raggiungerti in fretta. Ed un petto più grande, che ti sia da riparo. Affinché il mio posto possa per sempre diventare il tuo.







domenica 21 gennaio 2018

The Passenger...

Le vacanze natalizie sono ormai alle spalle e, per quanto siano state piacevoli, è già tempo di rientrare nel vivo della mia quotidianità. Dopo una settimana di "assestamento", utilissima per riprendere contatto con l'ambiente di lavoro, le abitudini e gli stessi colleghi, mi ritrovo nel pieno dell'attività di collaudo, ancora una volta alle prese con orari indefiniti, ritmi forsennati e tempi sempre più ristretti.
Confesso di averne sentito la mancanza in più di un'occasione, e questo a dispetto del fatto che mi sia veramente goduto lo "stacco", trascorrendo tutti quei giorni in mezzo ai miei affetti.

Un'ulteriore riprova di quanto il mio lavoro mi piaccia, soprattutto considerando il ruolo attuale, il contesto in cui mi trovo, le modalità con cui si svolge il progetto stesso. Sensazioni, del resto, già sperimentate in precedenza. 

Non è comunque da sottovalutare l'aspetto extra-lavorativo, che si concilia quasi alla perfezione con il mio desiderio di "vita indipendente". Come detto in precedenza, gli elementi non sono ancora al completo, e per adesso, vivere da solo, in una piccola camera d'albergo, impiegando il mio tempo libero per dedicarlo quanto più possibile alle persone care ed alle mie passioni, mi sta più che bene.
Lavoro per far sì che le tessere del mosaico riescano progressivamente a ricomporsi e poco importa se il processo richiederà del tempo. Per quanto possa sembrare che l'incedere sia lento, gli eventi iniziano a muoversi nella giusta direzione, creando contrasti, tessendo trame che spesso, per non dire il più delle volte, sfuggono ad ogni possibile tentativo di previsione. 

Nel mio caso specifico, anche durante questa settimana, non ho proprio potuto fare a meno di notarlo.
Fin dagli inizi di questa "avventura" romana, nessuno aveva saputo darmi informazioni precise circa la durata della trasferta. I miei referenti erano stati piuttosto vaghi, evidenziando il fatto che si trattasse di un progetto più ampio rispetto ai precedenti, ed ipotizzando un periodo compreso tra i sei mesi ed un anno. Dopo aver preso parte al progetto, e già a diversi mesi dal suo inizio, sono riuscito ad informarmi, parlando con alcuni responsabili, circa la durata effettiva dello stesso e, pertanto, sulla mia permanenza. Tutti gli indizi portavano inequivocabilmente al 28 Febbraio 2018.

Confesso di averlo dato per scontato, al punto di fare "training autogeno" circa il mio prossimo rientro alla base, vagliando tutti i possibili pro e contro, cercando soprattutto di concentrare l'attenzione sugli aspetti meramente positivi che il ritorno stesso avrebbe comportato.

Beh, per quanto non fossi entusiasta dell'eventualità di "tornare alle origini", ero comunque stato in grado di mettere da parte un discreto numero di pro. Ora come ora non saprei quantificarli. Ma parliamo di un numero sufficiente a farmi guardare al futuro con una buona dose di fiducia. 
Nemmeno il tempo di accarezzare soltanto l'idea di potermi dedicare ai progetti lasciati in sospeso, ed eccomi di nuovo in balia degli eventi e dei loro sviluppi. 

Eventi che, a quanto pare, prolungheranno la mia esperienza presumibilmente fino al 30 Giugno 2018. Una possibilità che, specie negli ultimi tempi, non avrei mai pensato di poter mettere in conto.
E so bene che, in fondo, non dovrei sorprendermi più di tanto. Non è la prima volta che succede. E non sarà nemmeno l'ultima. Proprio io dovrei saperne giusto qualcosina. Figuriamoci.

Nel bene o nel male, questa settimana è stata "così", abbastanza ricca di sorprese, non sempre ben accette. Mi verrebbe da pensare alla vicenda di Alexis Sanchez, giunta ormai all'epilogo, che lo vedrà finalizzare il suo passaggio agli eterni rivali del Manchester United. Un senso di frustrazione per certi versi familiare, qualcosa che avevo già sperimentato nell'Agosto del 2012, quando fu Robin van Persie a fare la stessa scelta, trasferendosi nel nord d'Inghilterra, tradendo la fiducia e le aspettative di molti tifosi. Poi, vabbè, potranno dirmi che il Board sia già all'opera per provvedere alla sua degna sostituzione (Mkhitaryan dovrebbe firmare a breve come contropartita tecnica, e Mislintat, mentre scrivo, si troverebbe a Dortmund per intensificare le trattative per l'acquisto di Aubameyang), ma questo non basterà a lenire il mio orgoglio ferito. Non quanto l'allontanamento di Arsene Wenger.

E, a proposito di eventi imprevedibili, che dire a proposito della scomparsa prematura di Dolores O'Riordan? Una notizia che mi ha lasciato senza parole, esterrefatto, incredulo. Come la perdita di una persona cara, difficile da poter spiegare (o da poter comprendere), mi rendo conto.

Nel pieno della mia adolescenza, le sue canzoni, quelle dei Cranberries, insieme a tanti altri gruppi, mi spronavano, motivandomi ad esercitarmi con la mia Eko Sombrero VI (acustica vintage anni '70, ovviamente ereditata da mio padre). Tra i miei sogni di ragazzino sedicenne, spesso più simili a voli pindarici, nutrivo l'idea di avere un gruppo mio, al servizio di una cantante femminile che ne potesse, anche solo lontanamente, emulare lo stile. Lo immaginavo ogni volta in cui tentavo di strimpellare "Zombie", oppure "Promises". O soltanto persino quando mi capitava di ascoltare, restandone ammaliato, "Animal Instinct" oppure "Just My Imagination", ed altri brani di quel meraviglioso album, Bury the Hatchet, che custodisco gelosamente nella mia collezione.

Senza contare di quanto rappresentasse per me (ma come credo anche per tanti ragazzini miei coetanei) come donna, o come "ideale" di donna: una ragazza bellissima, nello stesso tempo misteriosa e dal fascino enigmatico. Parafrasando un mio carissimo amico, che come me ne condivide l'ammirazione, "aveva la voce di un angelo che faceva l'amore con il Diavolo". Ho amato Dolores O'Riordan dal punto di vista estetico, dal punto di vista artistico e musicale, e ripeto, la sua scomparsa, a soli 46 anni, lascia in me una ferita davvero difficile da spiegare. Indelebile, come i solchi lasciati sui miei polpastrelli, dalle fredde corde metalliche di una chitarra acustica vintage.

Ecco perché, alla fine della fiera, posso dire di aver avuto una settimana piuttosto intensa, se non altro, in termini di sensazioni provate. Ancora una volta all'insegna dell'imprevedibilità degli eventi, ormai una costante in questa fase della mia vita. I giorni che passano, e con essi, tutte le persone che incontrerò, le esperienze che avrò modo di vivere, i sentimenti che riuscirò a provare, saranno come una vorticosa scia di automobili, intente a perdersi nel traffico e ad offrire un passaggio all'inconsapevole autostoppista di turno. Senza rendermene conto, c'è già una nuova settimana pronta ad iniziare. E per adesso, non mi resta che prendere posto, sul sedile lato passeggero.





sabato 13 gennaio 2018

Goodbye Kiss...


Mi ero ripromesso, già da un po' di tempo, a dir la verità, di rimettere in moto il cuore, "gettarmi nella mischia", sondare il terreno, diventare più coraggioso, in linea generale, nell'approccio con persone dell'altro sesso. Sebbene mi sia sentito "limitato" per un certo periodo, diciamo così, per cause di forza maggiore (su cui non credo sia il caso di tornare), posso affermare, in maniera tranquilla, di esserci riuscito, e di aver iniziato già da un po' a mettere in atto, in un modo o nell'altro, quanto mi fossi ripromesso. Tanto per essere chiari, sin qui non c'è stato alcun risultato concreto, ma da un punto di vista personale, aver mosso dei passi, in questo senso, rappresenta comunque un'evoluzione, da non sottovalutare. Mi rendo conto che possa sembrare poca roba.

Eppure, considerando la mia insicurezza caratteriale, a sua volta deriva di una timidezza che affonda le proprie radici in profondità, non è così.
Certo, di lavoro ne ho dovuto compiere su me stesso, e la strada da percorrere pare piuttosto lunga ancora. Strano (fino ad un certo punto) come, da questo punto di vista, le mie prime esperienze in ambito lavorativo, dapprima da semplicissimo centralinista, passando poi per il ruolo di operatore telefonico nell'ambito del Customer Care, possano aver levigato con forza il mio carattere, donandomi spigliatezza e loquacità che mai avrei pensato di possedere. Inutile dire quanto mi sia dovuto ricredere. E non è certo la prima volta.

Forse ne avevo sottovalutato l'importanza, ma a livello inconscio (e non solo) credo sia doveroso evidenziare quanto questo mi abbia forgiato, nel corso del tempo, costituendo una base piuttosto solida, per le esperienze successive. E, ad oggi, e senza fare troppi giri di parole, continua ad essere così.

Manca ancora qualcosa, questo è lampante, ma piano piano, più vado avanti e più mi sembra di migliorare sotto questo aspetto. Mi riferisco soprattutto allo spirito di intraprendenza, se così lo si può definire, con cui cerco di "muovermi" in determinate situazioni, e grazie al quale, già da diversi mesi a questa parte, ho ricominciato ad attivarmi, per provare quanto meno a mettere fine alla mia condizione di single.
Non è e non sarà mai un'imposizione che intendo dare a me stesso, sarebbe solo controproducente, e questo tengo a specificarlo, in maniera particolare. Non mi sono mai andate a genio le forzature, ed anche in questo ambito ho deciso di lasciar "scorrere" le cose, in maniera naturale, senza alcuna smania.

Ciononostante, ho fatto in modo di reinserirmi in un giro di nuove conoscenze, uscite, appuntamenti galanti o pseudo-tali, che nel corso di questi mesi mi hanno portato a conoscere ed a confrontarmi con ragazze, con cui si sono poi create diverse tipologie di situazioni. Che si trattasse di pochi giorni, o di qualche settimana, di un iniziale sentimento di affetto o di una curiosità effimera fine a sè stessa, ne son sempre venute fuori esperienze interessanti, e già per questo degne di essere vissute. Non ho ancora trovato ciò che cerco, benché abbia pensato di esserci andato vicino in un paio di occasioni. Ma ho comunque pensato di voler "storicizzare" alcuni di questi episodi, un po' come memento a me stesso. Un po' a voler (solo tentare di) emulare le nostalgiche classifiche di Nick Hornby (come già detto qualche post fa), che nel suo meraviglioso "Alta Fedeltà" riusciva a catalogare la quasi totalità degli elementi facenti parte della sua vita, ponendoli in speciali classifiche, passando da quella dedicata ai suoi album preferiti, fino ad arrivare a quella relativa alle proprie ex-fidanzate.
Fatta salva la differenza con il livello della sua prosa (a cui non arriverò nemmeno tra un milione di anni), proverò a fare lo stesso, scavando tra gli episodi passati e, perché no?, tra gli eventuali incontri futuri, partendo da quello che, senza dubbio alcuno, ricorderò come l'appuntamento più imbarazzante dei miei 34 anni di vita.

Per la verità si è trattato di un incontro abbastanza fortuito, direi quasi casuale. Ammesso e non concesso che si possa ritenere casuale una conoscenza nata su una delle tante applicazioni di dating, presenti attualmente sul mercato. Non che fossi un esperto della categoria, ma a dispetto della mia scarsa esperienza (ne ho provate un paio tra quelle più famose), ero comunque riuscito a stabilire dei contatti, rimediando qualche conversazione interessante, nel mare di diffidenza generale in cui ci si trova irrimediabilmente a navigare.

Veronica, in tutto questo, ne risultò essere un perfetto esempio: persona schiva, riservata, ma al contempo estremamente a modo, in poche battute faceva trasparire la sua semplicità ed il suo sapersi confrontare. Superfluo dire quanto questo riuscisse ad incuriosirmi.

Anche esteticamente riuscì ad attirare la mia attenzione: lineamenti gentili, mora, non troppo alta, femminile e, per non essere troppo espliciti, con "tutto" al posto giusto. Decisamente il mio tipo.
Pensai fin quasi da subito che il modo con cui mi rispondesse facesse come trasparire un minimo di interesse reciproco. Ma, ad onor del vero, la prima cosa che realmente mi spiazzò, fu il fatto di non essermi mai sentito "giudicato" sulla base delle esperienze passate, o soltanto di pregiudizi e luoghi comuni. Sebbene fosse una perfetta sconosciuta, Veronica mi apparve "familiare", e non so quanto possa aver inciso una certa somiglianza caratteriale: anche lei del Leone, con uno spiccato senso dell'orgoglio, difficile da dominare, percepì in me del carisma, che la portò a fidarsi, di istinto. 

Avevo sempre (forse erroneamente) pensato che ci sarebbero stati contrasti insanabili con un carattere troppo simile al mio (specialmente nei lati più spigolosi). In quel momento assistevo ad una sorta di alchimia, qualcosa su cui avevo deciso di puntare. E, a differenza di quanto non avessi mai fatto in precedenza, decisi di buttarmici, adottando una tattica nettamente più aggressiva, a costo di fallire. Anche a costo di risultare sgradevole, e rovinare il buon inizio che si era magicamente creato.
Non so quanto sia stato fortunato nell'occasione, ma di fatto, funzionò: dopo circa un'ora e mezzo di conversazione in chat, le lasciai il mio numero di telefono, chiedendo di portare la nostra conoscenza ad un livello successivo, ed accettò di buon grado. Sembrò addirittura felice e non tardò a farmi sapere quanto fosse a sua volta interessata alla possibilità di conoscerci meglio.

Abbassai ogni difesa, completamente, fidandomi del tutto. Contestualmente sentì che la cosa fu reciproca, e questo non faceva che spronarmi ed incuriosirmi ancor di più. Passammo ben presto dal sentirci tramite messaggi, alle telefonate, costanti, che riempivano l'eventuale vuoto delle nostre serate, fino ad accompagnarci alla buonanotte. Una piacevolissima routine, sistematica, a cui nessuno dei due sembrava volesse rinunciare. Poco più di una settimana, per poi iniziare a pianificare concretamente un incontro, un appuntamento. Qualcosa che desideravamo entrambi, senza differenze.
Del resto a cosa sarebbe servito iscriverci ad un applicazione per incontri?

L'intesa che riuscimmo a stabilire sembrava perfetta, e benché fossero passati poco meno di 10 giorni, decidemmo di vederci, per comprendere meglio quali sarebbero state le nostre sensazioni, dal vivo.
Avevo ipotizzato una situazione tranquillissima, nulla di impegnativo, per non pressarla. Magari un caffè, anche in mattinata, piuttosto che un drink da consumare in uno dei tanti luoghi pubblici, sparsi per la città. Pensai di concederle piena libertà di scelta, di metterla quanto più possibile a suo agio. Capì che lei avrebbe fatto altrettanto, chiedendomi "silenziosamente" di prendere l'iniziativa, ancora una volta, come se in cuor suo, avesse preferito più decisione ed intraprendenza, da parte mia.
Sapevo di non potermi spingere troppo oltre, e che se avessi valicato quel confine sottilissimo (a cui non ero abituato), avrei rischiato di rovinare tutto. Eravamo in uno stallo, ma Veronica, ancora una volta, non si perse d'animo, e tolse le castagne dal fuoco, alla sua maniera.

Cogliendomi di sorpresa, e non era la prima occasione, mi chiese di vederci sotto casa sua, per poi decidere dove avremmo passato la serata. Fu un enorme attestato di fiducia nei miei riguardi, che non riuscì a sottovalutare. Mi sentì come lo spaventato Cringer, inseparabile tigre di He-Man, che dopo aver beneficiato della scarica di potere proveniente da GraySkull, si trasformava nel possente e coraggioso Battle-Cat. Consapevolezza, fiducia ed energia in overflow. 

Cercai di pianificare tutto il possibile, lasciando spazio alla creatività ed alla improvvisazione, con cui mi era sembrato di esser riuscito ad incuriosirla fin dal principio. Mi inviò il suo indirizzo, abitava in un quartiere che non avevo mai frequentato, ma che scoprì essere alquanto vicino a quello dove abito con i miei genitori. Arrivai al luogo stabilito in perfetto orario, e lei mi fece attendere i classici 10 minuti standard, prima di vederla uscire dal cancello del suo palazzo, intenta a raggiungere la mia auto. L'umidità della serata aveva reso il clima non proprio gradevole, e non ebbi la possibilità di scendere dalla macchina per poterle andare incontro, nonostante l'emozione. Si fiondò nell'abitacolo, visibilmente (e comprensibilmente) imbarazzata. Bella, come mi sarei aspettato. Tendeva a sottovalutarsi, ma non so per quale motivo lo facesse. Tentai di rompere il ghiaccio, saltando i convenevoli e porgendole un biglietto, con una dedica scritta da me. Uno di quei biglietti musicali, che non avesse un tema specifico, come gli auguri di compleanno, ecc ecc.

Sembrò gradire, ma la sua inaspettata timidezza ne limitò probabilmente la reazione. Sembrava sorpresa, piacevolmente. Ed allo stesso modo sentì di aver cominciato con il piede giusto.
Pochi secondi dopo, mi chiese se le mie sensazioni, quelle che avevo in qualche modo provato nell'arco di quella settimana di contatti, di telefonate e di messaggi giornalieri, fossero confermate, dopo averla vista dal vivo, dopo aver superato il primo impatto. Credo che l'espressione sul mio volto non avesse bisogno di ulteriori segnali, ma volli lo stesso darle una risposta affermativa. 

Per un attimo abbassò lo sguardo, prese qualche secondo, per poi dirmi che invece lei, da parte sua, non trovava alcun riscontro di quanto avesse pensato di provare o di sentire in precedenza. 
In quel momento, la mia mente fu invasa da una miriade di pensieri. Tutto ciò che avrei voluto dirle, tutti gli argomenti che avrei voluto utilizzare durante quella serata, finirono come inghiottiti da un vortice, un buco nero. Abbastanza grande da spegnere l'entusiasmo sul mio volto, rendendolo "apatico". Presi atto di quella risposta secca ed inequivocabile, scegliendo di rintanarmi nel silenzio, mentre l'imbarazzo cominciava a montare. Non c'era, né c'era mai stato, nulla di reciproco.

Veronica provò a minimizzare, invitandomi a fare il possibile per passare comunque una "bella" serata, tra due che si conoscono su un'app di incontri, e che sarebbero usciti insieme per dirsi  che non ci sarebbe stata attrazione (!?!). Una forma strana di umorismo, che faticai a comprendere, lo ammetto. Aveva notato il mio cambio di umore repentino, ma forse fece finta di non capirne la motivazione, glissando con nonchalance e sottolineando con fare al limite del beffardo ogni mio silenzio. Per un istante, un brevissimo istante, il cervello, forse spinto dal senso di orgoglio, mi suggerì di invitarla cortesemente a scendere dall'auto e ad annullare quello che in principio sarebbe dovuto essere un appuntamento. E' stato un flash, fulmineo e quasi inconsistente. L'istinto, che su di me riesce sempre ad avere il sopravvento, prevalse ancora una volta, e mi portò ad accettare la richiesta di Veronica, per quanto fosse incomprensibile dal mio punto di vista.

Ci recammo in un locale carino, fu una sua idea (alla fine riuscì a convincerla che sarebbe stata lei a decidere), nel quartiere Vomero. Un bel posticino, caldo, accogliente, ben frequentato, dove ci saremmo potuti sedere, bevendo un Moscow Mule, facendo due chiacchiere. Aveva già cenato, mentre io, che avevo messo in cantiere di portarla fuori a cena, ero a digiuno, ma privo di qualsiasi appetito. Ancora una volta notò i miei silenzi, ancora una volta ne apparve seccata, risentita. Ci sarebbero state decine e decine di cose che le avrei voluto dire e raccontare, ma non certo in quell'occasione. Non certo dopo la sua confessione iniziale. Giunto al limite della pazienza, ed in pieno imbarazzo per una situazione tra le più scomode mai vissute, le chiarì il concetto che non avrei avuto nulla da dirle, se non per rispondere a qualche sua curiosità, in maniera piuttosto distaccata.

Quel cambio di registro doveva aver avuto effetto. Forse Veronica comprese di essere su un piano completamente diverso dal mio, o, per restare in campo geometrico, si rese conto che fossimo su due distinte rette parallele.
Provò a giustificarsi in maniera piuttosto goffa, ad essere sincero, sviscerando una litania di scuse  ed argomentazioni che non stavano in piedi.

"Il problema non sei tu... è che probabilmente non sono ancora pronta ad avere un legame..."
Frase tipica di chi si iscrive su un social network di incontri, dichiarando al contempo di non voler rapporti occasionali. Osservavo in silenzio il suo arrampicarsi sugli specchi, e senza rendermene conto, iniziai a tranquillizzarmi, sentendomi a mio agio. Mi sentì in imbarazzo per lei, più che per me stesso.
Quando si rese conto che il nostro fosse semplicemente diventato un interrogatorio, con in mezzo un paio di risate per spezzare il tono a tratti troppo formale, decidemmo di andarcene. 
Appena fuori dal locale, avemmo modo di scambiarci un abbraccio (nel locale non avrebbe voluto, per troppa timidezza, a detta sua). Fu come quando in quelle trasmissioni tipo Bim Bum Bam, protagoniste della mia infanzia, i bambini della squadra perdente venivano premiati con la scatola gioco. Premio di consolazione, appunto. 

La riaccompagnai a casa, con lei che gentilmente continuò a parlarmi, tra un'indicazione stradale e l'altra, provando a rammendare la conversazione sfilacciata di qualche minuto prima.
Lungo il tragitto, a pochi km dall'arrivo, la mia radio passò Goodbye Kiss dei Kasabian, manco a farlo apposta. Sembrava la scena di un episodio di chissà quale serie TV. Tragicomica.
Giunti sotto casa sua, poco prima di salutarla, le chiesi di attendermi per qualche secondo, senza muoversi dal sedile lato passeggero. Il tempo di scendere, aprire il cofano e prendere una busta, con dentro un peluche della serie IL RE LEONE della Disney. Le chiesi di tenerlo in ricordo di me e di quella assurda serata, dopo una settimana o poco più, comunque intensa. 

Per fortuna accettò di buon grado, sembrò felicissima. L'ultima volta in cui aveva ricevuto un peluche in regalo, risaliva a quando aveva 16 anni. Chissà perché. Immagino non lo scoprirò mai.
Dopo averla ringraziata per ogni cosa, la salutai, senza troppi convenevoli, proprio come all'inizio.
Veronica fece altrettanto, ma in un ultimo sprazzo di verace spontaneità, mi chiese, con incredibile candore, di poterci sentire ancora, e magari rivedere, come amici. 

Con lo stesso identico candore e, lo posso dire, con il sorriso sulle labbra, le risposi che dopo quella serata, io e lei non ci saremmo mai più visti, né sentiti. Non scorderò mai la faccia che fece alla mia risposta. Ciascuno dei due avrebbe dovuto rispettare la volontà dell'altro. Semplice.
Annuì, forzatamente, e se ne andò. L'atto conclusivo dell'appuntamento più imbarazzante della mia vita. Qualcosa che probabilmente devo essermi meritato, oppure, una semplice beffa del karma. 
Una volta a casa, prima di andare a dormire, notai un suo messaggio, in cui mi ringraziava per come mi fossi comportato con lei. Mi limitai ad augurarle "buona vita", con un messaggio striminzito ma al contempo chiaro ed inequivocabile. Non avrebbe mai potuto dar spazio ad errori di interpretazione.

Di fatto, circa due settimane più tardi, Veronica ha provato a scrivermi (come del resto aveva ipotizzato), lasciandomi un paio di messaggi, per me privi di senso, nei quali mi chiedeva come stessi. Messaggi che, a distanza di circa un mese, restano ancora senza risposta, ed è così che resteranno. Che le piaccia oppure no. 

Questo tipo di "ricerca" contempla la possibilità di errori di valutazione, e non sarà certo questo a spaventarmi o a bloccare il mio "cammino". 
Nel frattempo, cogliendo sempre il lato positivo, ho rimediato un'altra lettrice e, soprattutto, assegnato il primo posto (momentaneo) nella mia ideale Top Five, nella Classifica degli appuntamenti più imbarazzanti della mia vita.




domenica 7 gennaio 2018

Little by little...

Domani si riparte. Domani riprendono le "ostilità", quasi citando il gergo tecnico dei miei amati radio/telecronisti di una volta. Mi riferisco ad un'era geologica fa, il periodo in cui iniziavo ad affacciarmi con maggior curiosità al mondo dello Sport, del calcio in particolare, seguendone le vicende e gli eventi, soprattutto grazie a mio padre, che non si perdeva una, che fosse una, trasmissione sportva. Gli stessi anni in cui le emittenti televisive private non avevano ancora un raggio di diffusione così vasto, ed in cui erano i maestri del giornalismo sportivo della redazione di RAI Sport a riempire il fine settimana calcistico. Mi vengono in mente i vari Marino Bartoletti, Carlo Sassi, Franco Strippoli, Paolo Valenti, Fabrizio Maffei, Tonino Carino (da Ascoli), Saverio Montingelli, fino ad arrivare agli ancora attuali Marco Civoli, Mario Mattioli e Stefano Bizzotto. Personaggi che, per il loro modo di raccontare quelle immagini già per me accattivanti, hanno poi contribuito ad alimentare questa mia passione per la scrittura. Non si tratta di una classifica, tengo a precisarlo. Però, devo proprio dirlo, che bei tempi erano quelli.

Sembra siano trascorsi secoli, ormai. Poco alla volta, eppure il tempo è passato.
Così come questo periodo di ferie, con dentro tutte le festività natalizie, trascorse a casa, in famiglia, con i miei genitori, i miei fratelli ed alcuni dei parenti con cui il legame è rimasto ben saldo. Insomma, esattamente come dovrebbe essere. 

Archiviata questa lunga e piacevole parentesi di cibo in abbondanza, tra gli affetti familiari ed il clima più goliardico, è già tempo di ricominciare. Poco a poco, bisognerà riabituarsi ai frenetici ritmi quotidiani, al suono della sveglia (solo il lunedì, visto che, per pigrizia, gli altri giorni lavorativi della settimana mi lascio svegliare dalla vibrazione del mio cardiofrequenzimetro), alle consuetudini della vita in ufficio, alle direttive da eseguire a stretto giro, ai tempi di consegna, ai rapporti con superiori, ma anche a quelli con i colleghi, alla gestione della giornata ed a cercare di venirne fuori sempre al meglio. 

Nonostante una gita romana in stile "toccata e fuga" durante il giorno dell'Epifania, con i miei amici di sempre, devo ammettere di aver sentito un po' la mancanza di Roma. Probabilmente devo aver più che altro sentito la mancanza della mia vita indipendente, dei miei spazi, della mia privacy, del fatto di potermi gestire in autonomia, in tutto e per tutto. Non smetterò mai di ripetere quanto questo non significhi non riuscire a convivere con i miei familiari. Ma, nello stesso tempo, mi rendo conto che non sia del tutto facile da rendere in termini pratici, e mi limiterò, di conseguenza, esprimendo soltanto il concetto nella sua forma banale, proprio come prima. 

Poco a poco, volta per volta, ritroverò la costanza negli allenamenti, sfruttando al massimo il tempo che avrò a mia disposizione. Il periodo festivo è risultato tale anche dal punto di vista fisico, e per quanto non sia stato del tutto inattivo in quel senso, devo assolutamente rimettermi in carreggiata e recuperare il tempo perduto. E' bastato ridurre drasticamente le mie sessioni in palestra, facendo spazio allo stato di peccaminosa perdizione, offerta dal divano, dalle serie televisive su SKY (o anche su FOX) e da Metal Gear Solid V "The Phantom Pain" (per Playstation 4), per risentire in maniera più sensibile degli effetti dell'influenza (che comunque, da ciò che si dice, pare abbia mietuto più di un milione di persone). Ah, quasi dimenticavo. Inutile anche soltanto sottolinearlo. E' finito anche il tempo di questa cucina casalinga, senza limiti alle calorie, con le famose porzioni di mia madre, capaci di soddisfare il fabbisogno dell'intero Reggimento Corazzieri. Si torna al vecchio "caro" (per modo di dire) schema di alimentazione corretta, variegata e, possibilmente, quanto dolorosamente, a ridotto contenuto di carboidrati (bentornato, cornetto integrale!). Dopo quello che ho mangiato in queste ultime due settimane, direi che sia proprio il caso. Non sarà semplice e soltanto il pensiero mi provoca una sorta di senso di "malessere", accompagnato da leggeri crampi allo stomaco. Sì, non sarà semplice. Ma posso farcela. Poco a poco.

E' solo l'inizio, lo so. Proprio come l'inizio di questo nuovo anno e delle eventuali "avventure" che esso potrà riservarmi. E, per quanto possa essere irrazionale, so già che ce ne saranno.
L'ultima parte della trasferta servirà per recuperare forma fisica e mentale. Per prepararmi a tutti quei possibili scenari che mi si presenteranno, di volta in volta.

Continuando il più possibile a non voler necessariamente programmare tutto, ma nello stesso tempo, facendo mente locale, per mantenere alto il focus sui miei sogni e sui miei obiettivi. 
Dando la priorità a ciò che mi preme, più di ogni altra cosa, e dalla quale può scaturire il resto. Come in una reazione chimica perfetta. Perché intendo iniziare da basi solide, per costruirci su il mio futuro.

Perché, per quanto a volte sembri il contrario, so che là fuori ci sono persone fantastiche, di cui voglio continuare a fidarmi. Perché, tra queste, vi sarà una persona per me, col filo rosso stretto al dito. Ed è stupendo pensare che, in qualche modo, anche Lei abbia iniziato a cercarmi, per le stesse identiche ragioni. Il rischio di illudersi rimarrà alto, ma non rinuncerò e non avrò paura. Da parte mia, comincerò facendo la mia parte, con tutto ciò che questo implica di conseguenza. Mettendoci tutto, ma proprio tutto quello che ho. E' ovvio.

A meno che non sia il primo a fare tutto il possibile per renderlo esaltante, brillante, divertente ed ancora più bello di quello precedente, sarà praticamente inutile riporvi speranze o alimentare i propri sogni. Perciò sarà opportuno cominciare quanto prima. Persino ora, in questo preciso istante. Vado subito a preparare lo zainetto ed il mio bagaglio. Il viaggio sta per continuare ed onestamente ho proprio voglia  di scoprire come andrà. Poco a poco.