martedì 29 agosto 2017

Mood of the Day...

I primi cambiamenti iniziano ad avere effetto. Ci sono molte incertezze ed è come aver subito una serie di colpi (anche bassi) in rapida successione. Non so se si tratti di una primissima sensazione, o soltanto di una vana speranza. Ma mi pare di poter restare in piedi, nonostante tutto, riuscendo a non perdere di vista gli obiettivi. Forse non sempre sarà così, forse ci saranno giorni in cui mi troverò ad essere meno preparato. So soltanto che oggi, ed in questo particolare momento, sento di potercela fare, di essere più "incisivo" e determinato, nel tagliare i ponti con il passato e nel prendere decisioni nette, seppur drastiche. Non credo di avere tempo di buttar giù le mie impressioni, le mie analisi e una serie di possibili arringhe difensive a favore della mia psiche. Preferisco, una volta tanto, sfruttare l'intervento esterno di un testo, una poesia, scritta da Roberto Vecchioni, che spesso e volentieri mi capita sottomano, spuntando come fulmine a ciel sereno dalla mia playlist. Ne lascerò traccia qui, come se queste parole non fossero già impresse a fuoco sulla superficie della mia anima.

"E ti diranno parole rosse come il sangue
Nere come la notte
Ma non è vero, ragazzo
Che la ragione sta sempre col più forte
Io conosco poeti
Che spostano i fiumi con il pensiero
E naviganti infiniti
Che sanno parlare con il cielo
Chiudi gli occhi, ragazzo
E credi solo a quel che vedi dentro
Stringi i pugni, ragazzo
Non lasciargliela vinta neanche un momento
Copri l'amore, ragazzo
Ma non nasconderlo sotto il mantello
A volte passa qualcuno
A volte c'è qualcuno che deve vederlo 
Sogna, ragazzo sogna
Quando sale il vento
Nelle vie del cuore
Quando un uomo vive
Per le sue parole
O non vive più
Sogna, ragazzo sogna
Non lasciarlo solo contro questo mondo
Non lasciarlo andare sogna fino in fondo
Fallo pure tu
Sogna, ragazzo sogna
Quando cade il vento ma non è finita
Quando muore un uomo per la stessa vita
Che sognavi tu 
Sogna, ragazzo sogna
Non cambiare un verso della tua canzone
Non lasciare un treno fermo alla stazione
Non fermarti tu
Lasciali dire che al mondo
Quelli come te perderanno sempre
Perchè hai già vinto, lo giuro
E non ti possono fare più niente
Passa ogni tanto la mano
Su un viso di donna, passaci le dita
Nessun regno è più grande
Di questa piccola cosa che è la vita 
E la vita è così forte
Che attraversa i muri per farsi vedere
La vita è così vera
Che sembra impossibile doverla lasciare
La vita è così grande
Che quando sarai sul punto di morire
Pianterai un ulivo
Convinto ancora di vederlo fiorire 
Sogna, ragazzo sogna
Quando lei si volta
Quando lei non torna
Quando il solo passo
Che fermava il cuore
Non lo senti più 
Sogna, ragazzo, sogna
Passeranno i giorni
Passerrà l'amore
Passeran le notti
Finirà il dolore
Sarai sempre tu
Sogna, ragazzo sogna
Piccolo ragazzo
Nella mia memoria
Tante volte tanti
Dentro questa storia
Non vi conto più
Sogna, ragazzo, sogna
Ti ho lasciato un foglio
Sulla scrivania
Manca solo un verso
A quella poesia
Puoi finirla tu"


venerdì 25 agosto 2017

The IceMan (A Million Little Pieces)...

Ci sono volte in cui non controllo bene le mie azioni. Forse sarebbe meglio parlare di volte in cui non controllo bene le mie "reazioni". Per quanto provi a negarlo, o a ridimensionare il problema, continua a far parte del mio carattere. Averci lavorato su, per qualche tempo, può sicuramente aver aiutato.
Questo non lo metto in dubbio. Dubito però che questa sia la soluzione definitiva. Non lo è, e tutto quello che so è che al momento riesce difficile calibrare certi aspetti della mia indole. Soprattutto quando ci si trova dinanzi a determinate situazioni. 

Insomma, ci sono volte in cui voler restare fedeli a sé stessi, può portare a commettere errori, capaci di perseguitarti, di tenerti fermo lì, a pensare. Pensare a come sarebbe stato se, in quella circostanza, tu fossi stato capace di mettere da parte l'orgoglio, quello stupido orgoglio, senza scattare. Evitando di sentirsi chiamato in causa, discriminato, senza aver avuto prima la possibilità di mettersi attivamente in gioco, facendo seguire i fatti alle parole. 

Errori di valutazione, deriva di una natura dannatamente sensibile (forse anche troppo), forgiata dal passato. Una natura che, pur prevedendo possibili scenari negativi, persiste nel non imparare la lezione. Decisamente recidiva.
Scelte dettate da quell'istinto di conservazione irrazionale, che segue l'impulso senza alcun preavviso.
E' qualcosa che fa parte di me, nonostante tutto. La risultante delle mie esperienze e del dolore che, spesso, le ha caratterizzate. Esplode e riaffiora anche quando sembra tutto realmente sotto controllo.
Viaggiando sulla scia del mio vissuto, emerge come parte dominante del mio carattere, continuando a sedimentare strato su strato, come una barriera di ghiaccio, lì, sul cuore. Ora è nettamente più visibile, me ne rendo conto. Non so fino a quando continuerà a condizionarmi, ma so che esiste, da qualche parte nel mio petto. Così come so, ne sono certo, di fare il possibile per renderla impercettibile agli altri, per ferirli il meno possibile. Non sempre questo sarà possibile, purtroppo.

Una parete fredda ed apparentemente intangibile, può esser più che una superba arma di difesa. Da ieri ne so qualcosa. E' stato dopo quel meraviglioso susseguirsi di contrasti. Di fronte a me una persona apparentemente scostante, disinteressata, per certi versi annoiata. Guardando meglio, e non soltanto con gli occhi, ho visto di più. Molto di più. Un involucro spigoloso, scorza coriacea, a protezione di un animo gentile. Da un lato l'aspetto procace e disinvolto, dall'altro la timidezza e la dolcezza smisurata nel suo sguardo. Ho creduto di aver raggiunto l'equilibrio. Mi sentivo bene.
Non ricordavo l'ultima volta in cui mi ero sentito così a mio agio, così perfettamente a mio agio.

Ma è stato un attimo. E' durato un istante soltanto. E' stato prima che arrivasse il (pre)giudizio, e con esso, la diffidenza. Il frutto, appunto, di ferite passate e di un trascorso che ha lasciato i segni sul suo cuore, smussandone la personalità. Che diventava nuovamente scostante, disinteressata, per certi versi annoiata. Sicuramente scettica, come fosse in cerca di prove, pronta a giudicare e a giudicarmi.

E' possibile sentirsi vicinissimo ad una persona e, nello stesso tempo, distante anni luce da essa?
Eppure è ciò che ho percepito, ed è stato sufficiente a far palesare i miei limiti e le mie criticità.
Il moto d'orgoglio ha preso il sopravvento, dando forma al muro di ghiaccio che è dentro di me.
E senza accorgermene, l'avevo già travolta, con l'irruenza e l'impeto di una valanga, sigillando nel gelo ogni margine di discussione. Tagliando fuori ogni eventuale possibilità di sviluppo, che a questo punto, non mi sarà mai più dato sapere.

Non dico sia corretto. Non cerco attenuanti. Non intendo giustificarmi per ciò ho fatto. Ma so che in questa fase non intendo farmi carico delle responsabilità di altri. Non ho intenzione di pagare i loro conti arretrati. Non resterò inerme nei loro tribunali mentali. Non sarò oggetto di pregiudizi, né di valutazioni.
Perché in fondo, anche se può sembrare il contrario, conosco bene il mio valore. So bene quanto io abbia da dare, nonostante tutto. So di essere pronto, reattivo, di volermi impegnare. E sento di non aver proprio nulla da dimostrare. A nessuno.

Darò il massimo per migliorare anche sotto questo aspetto, ed imparare finalmente dai miei sbagli, per quanto sia possibile. Non so quanto ci vorrà, e in fondo non importa saperlo.
A costo di continuare a vivere nell'illusione, preferisco tornare a credere che non tutti i confronti siano simili o seguano le stesse regole. Voglio pensare che un giorno troverò la persona giusta e che non faticherò a riconoscerla: mi aspetto che lei faccia altrettanto, senza aggredirmi, senza farmi percepire il peso del giudizio. Che sappia leggere lo sguardo, interpretando l'anima nel profondo, semplicemente osservandone i gesti in superficie. Riuscendo ad andare oltre, superando la coltre di ghiaccio che ricopre il mio cuore. Facendosi strada tra le sue crepe, insinuandosi in ogni suo solco.
Riuscendo ad infrangerla, mandandola in pezzi, un milione di piccoli pezzi, una volta per tutte, con un soffio d'Estate, racchiuso in un solo sorriso.





martedì 15 agosto 2017

After the Sunset...

Siamo alle battute finali di queste ferie estive, edizione 2017. La sensazione che siano volate vie quasi in maniera impercettibile, è come sempre una costante. Ma nemmeno quest'anno avrò modo di lamentarmi. Basterebbe pensare alla fantastica esperienza vissuta poco più di una settimana fa. E, molto probabilmente, non sarebbe l'unico motivo.

Spesso le mie ferie sono frutto di adeguata "pianificazione" aziendale, e soprattutto in passato, questa cosa tendeva spesso a prescindere dalla mia volontà o dalla mia preferenza in senso assoluto. Negli ultimi tempi, avendo sempre a disposizione un "monte ore" residuo molto più alto rispetto ad altri colleghi (che fruiscono di ferie e permessi durante l'anno), ho avuto la possibilità di scegliere quasi del tutto in autonomia, e, quando posso, non esito a preferire la prima parte del mese di Agosto.
E' un po' in controtendenza rispetto alla prassi generale, questo lo so. E non sempre conviene dal punto di vista economico (le mie povere tasche ne sanno qualcosa). Eppure ancora una volta credo di aver fatto la scelta più giusta. Domani dovrò rientrare in operativo (dopo essermi fermato nuovamente per il giorno di Ferragosto), mentre praticamente tutta la popolazione cittadina si appresta a partire per le vacanze.

Da un certo punto di vista, l'ho già sperimentato, la cosa mette un po' di tristezza o, meglio, malinconia, e viene quasi il magone. Ma dall'altro lato, e personalmente si tratta della sensazione dominante, è magnifico godersi la città semi-deserta, senza dover far fronte al traffico tentacolare o alla massa di imbecilli che ne affolla le strade durante tutto il resto dell'anno. Tralasciando la possibilità di non perdersi l'inizio della Stagione in Premier League (cosa per me essenziale), il valore aggiunto è proprio questo. 

Aree che in altri periodi dell'anno risultano quasi sempre "off-limits", diventano facilmente accessibili, sia con la propria auto che con i mezzi pubblici. Sembra assurdo, ma si ha quasi l'impressione che sia proprio la qualità della vita a migliorare, ed il tutto praticamente restando nella stessa città. O persino nello stesso pessimo quartiere. Ci voleva proprio, e seppur non sarà semplicissimo tornare alla routine, non avrei potuto auspicare un rientro migliore di questo.
Funzionerà come una specie di paracadute, come quelli che si aprono dal "posteriore" di quelle auto da corsa (credo si chiamino Dragster) che effettuano gare di accelerazione in rettilineo.

Ecco, servirà ad attutire il colpo, ad ammorbidire la frenata, rendendo tutto più semplice.
Lo stato d'animo inevitabilmente si adatta, si adegua, ne ricalca la forma. E' come vivere una piccola fase di transizione, che per quanto breve, si renderà comunque necessaria ed avrà la sua funzione propedeutica a quello che ritengo come il "quadrimestre" più importante del mio 2017.

Avevo l'intenzione di riposarmi, di fare mente locale, recuperare le forze, ed alla fine sono riuscito nel mio intento. Nel frattempo ho avuto anche il modo (nonché il piacere) di confrontarmi con persone nuove, cogliendone le "affinità", ma soprattutto apprezzandone le differenze.

Curioso, in questo senso, scoprire l'esistenza di persone che pur ricercando il dialogo con personalità compatibili, non esitano ad ammettere di "star bene soltanto con loro stessi", rifuggendo i legami.
Nel novero delle varianti caratteriali fin qui incontrate, di volta in volta, lungo il mio tragitto, questa "visione del Mondo" (se così la vogliamo definire) rasenta decisamente il sublime. E per quanto sembri difficile da credere, il mio tono non è ironico. Anzi.

Non è un caso che la cosa meriti un approfondimento, o comunque, una menzione tra le pagine di questo spazio. Altrimenti che "raccoglitore di pensieri" sarebbe, questo?
Dunque, una sorta di apparente contraddizione, la coesistenza di due impulsi praticamente antitetici.
Questo è ciò che subito mi appare, provando a ragionarci su, di primo acchito. E so bene di essere alquanto limitato, dal punto di vista delle facoltà intellettive.

In seconda battuta, verrebbe poi da chiedermi dove sia il senso (ammesso sempre che vi sia) nel vagliare un qualsiasi mezzo di comunicazione, come ad esempio uno dei tanti "social media" utilizzati ai giorni nostri, alla curiosa ricerca di profili (anche psicologici) più o meno compatibili, ben sapendo, a-priori, di non essere disposti ad allacciare legami, qualunque ne sia la natura.
Ancora una volta, ed è bene precisarlo, non sto facendo retorica. La mia non vuole essere una domanda retorica. Vorrei, anzi, porre davvero questa domanda, e sarei curiosissimo della risposta.
Anche perché, sebbene io cerchi sempre di mettermi in discussione e di comprendere le teorie altrui, non sono mai stato un fan dei postulati o delle verità incontrovertibili.

Il pensiero, piuttosto comune, secondo cui "per poter stare bene con gli altri, è necessario stare bene da soli" ne rappresenta, in questo senso, un esempio direi più che calzante.
Stare bene con sé stessi, accettarsi comprendendo i propri limiti, cercando di migliorarsi quotidianamente anche per il bene delle persone che ci orbitano attorno, è condizione fondamentale. Su questo non potrei essere più d'accordo. Ciò che invece non condivido è il voler stare bene con sé stessi, nel senso di "stare da soli", quasi auto-infliggendosi forzatamente la condizione di solitudine (o comunque di repulsione nei confronti di possibili legami), come per voler dimostrare qualcosa. Che sia a sé stessi, o agli altri, è indifferente. Come se, fondamentale e più del proprio benessere psicologico, fosse importante provare il punto. Avere ragione.

E, se non altro, l'inconsistenza di questo modo di pensare, sta proprio nella contraddittoria tendenza a voler comunque ricercare una o più personalità "compatibili" con cui confrontarsi, dialogare, e dove possibile, approfondire la conoscenza. Del resto, non è forse questa la tipica sequenza di step finalizzati alla creazione di un legame? 
Beh, posso dire di essere un tipo molto curioso per mia natura, e continuerò ad avere sempre molti dubbi in generale. Ma, per certo, saprò che il mio attuale "star bene" non dipenderà da una scommessa che vorrò a tutti i costi imporre a me stesso. So che si tratta di una fase momentanea della mia vita, e che non determinerà il mio modo di interagire con gli altri o, addirittura, le mie scelte future. E, alla stessa maniera, so che non influirà sui miei obiettivi e sui sogni che intendo continuare ad inseguire, fin quando ne avrò la possibilità.

Ho intenzione di rimettermi in carreggiata, nonostante il terreno perduto. Ho un sogno che intendo realizzare, possibilmente entro la fine del 2017, ed a cui dare continuità, per crescere come persona e per concretizzare la mia voglia di indipendenza. Non ho intenzione di precludermi le possibilità di conoscere gente nuova, di creare legami e di fidarmi delle persone (nonostante le esperienze vissute) solo per provare a me stesso di stare "egoisticamente bene, da solo". Spero che tutto questo possa permettermi di migliorare, e di trovare la persona adatta, con cui vivere e, perché no, con cui creare una famiglia, non perché i canoni o le tendenze lo impongono. Scelgo di vivere seguendo i desideri che ho in fondo al cuore, di viaggiare e di vedere il più possibile.

Perché, è vero, la vista di un tramonto rimane emozionante anche se al momento sono lì, a guardarlo da solo. Riuscirei sempre e comunque ad emozionarmi, ammirandone i colori e la transizione.
Ma so che, alla fine, resterei ad ammirarlo con la speranza, un giorno, di poterlo condividere con una persona speciale, con la mia "complice". E non certo per questo non riuscirei a coglierne la bellezza.

In fondo, anche questo stesso periodo, che prima ho definito come un piccolo periodo di transizione, non è altro che qualcosa di simile ad un continuo susseguirsi di tramonti. Ogni volta, spettacolo dopo spettacolo, resto a contemplarne la magnificenza, chiedendomi cosa verrà dopo. 
E il bello sarà riuscire a scoprirne la risposta, magari anche un pezzetto alla volta, lungo la strada di questo viaggio che non ha ancora una destinazione.




domenica 6 agosto 2017

Goodbye, Copenhagen...

Ho sfogliato le foto, l'ho fatto più volte. Ho provato a sistemarle, cercando di farlo con ordine. Prediligendo, per lo più, quello cronologico. Alcune di queste le ho già postate, sia durante che dopo, sui miei social network preferiti, che tengo soprattutto come fossero album fotografici. Nel riguardarle, non è la prima volta che mi succede, ne ho ripercorso le tappe (almeno quelle salienti), rivivendone le sensazioni più intense. E, che vi siano fotografie (rigorosamente scattate con il mio cellulare, on the road) a supporto o meno, anche in questa occasione, come per i miei viaggi precedenti, non mi sarà difficile imprimerle dentro. Riuscendo, così, ad andare oltre, superando la matrice dello schermo, o la patina della pellicola. 

Perché, in fondo, nulla può battere ciò che riusciamo a "stampare" sulla superficie dell'anima. Non c'è alta definizione che tenga. Ormai dovrei saperlo, non è certo la prima volta che viaggio. E, nel mio piccolo, sto acquisendo una certa esperienza. Magari inconsciamente sapevo già a cosa sarei andato incontro.

L'ho percepito fin dal momento in cui sono atterrato a Kastrup. Le idee sono diventate man mano più chiare nelle fasi successive, con il progressivo avvicinamento a Nørreport, stazione del centro di Copenhagen, nucleo pulsante della metropolitana. Da subito, negli occhi, è stata "quella" l'immagine che mi ha accolto, insieme a qualche goccia di pioggia (non che mi sia dispiaciuto, anzi).

Ho amato fin da subito quell'insieme di contrasti. I colori sgargianti degli ombrelli e degli impermeabili dei passanti, le tonalità pastello degli edifici posti ai lati della strada, i colori freddi del pavimento lastricato di sampietrini e del cielo coperto. Prima di raggiungere l'hotel, nei pressi di Forum (ad una sola fermata di metro da lì), avrei voluto contemplare quell'immagine ancora per un po'. Ed alla fine così è stato, dovendo anche approfittare per mangiare un boccone.

Raggiungere il Cabinn Express, l'hotel nella zona di Forum, non è stato per niente complicato. Piccolo, ma funzionale e vicinissimo alla stazione della metro. Il tempo di sistemarci per poter organizzare il tour e le diverse mete che, di volta in volta, avremmo visto, giorno dopo giorno.

Da lì in poi, lo ammetto, devo aver perso completamente la concezione del tempo. E' stato un incedere rapido ed inesorabile di scene, momenti, paesaggi, che porterò sempre con me, insieme ai numerosi chilometri percorsi, zaino in spalla. Dalle passeggiate lungo Øster Voldgade con l'avvolgente arancione dei suoi borghi caratteristici, fino al verde smeraldo brillante dei giardini di Kongens Have. Dalla bellezza architettonica ricca di dettagli del castello di Rosenborg Slot, fino alla sobrietà dell'imponente Residenza di Amalienborg, con la sua enorme piazza ottagonale.

Dal sorprendente contesto hippy del quartiere di Christiania (una autentica scoperta), con la sua moltitudine di murales colorati, alla scalata della Rundetaarn, l'osservatorio astronomico, da cui godersi una sontuosa vista della città. Dalla movida notturna per le vie di Strøget, costellate di negozi ed artisti di strada, ai meravigliosi scorci del porto caratteristico di Nyhavn, con i suoi canali e i suoi tramonti senza fine. Dalle serate tranquille nei pressi della Rådhuspladsen, all'esperienza singolare del mio compleanno trascorso all'insegna del divertimento tra le attrazioni del parco di Tivoli. Passando per gli innumerevoli sapori dello street food del Papirøen (con l'assaggio del mio primo Smørrebrod), fino ad arrivare alla traversata dell'Øresundbron, il ponte che collega la Danimarca alla Svezia, per raggiungere Malmö. 

Avrei voluto che fosse durato di più, ma come ogni volta, sento di aver ricevuto molto più di quanto mi aspettassi. Ed alla fine, è tutto ciò che conta. Solo ora che sono giunto al termine di questo emozionante viaggio, riesco a rendermi conto del perché volessi a tutti i costi visitare questa meravigliosa città, e scoprirne gran parte delle sue innumerevoli bellezze. 

Descriverle in maniera più minuziosa non sarebbe stato possibile. Non per me, almeno. Ma spero, nonostante tutto, che questo breve resoconto possa in qualche modo bastare, se non altro, a far rendere l'idea. E' ancora tutto molto "vivo", fluido, vivace, dentro di me. Credo che, prossimamente, possa servire da carburante, da energia per affrontare meglio tutto ciò che mi aspetta nei mesi che verranno. 

Anche perché, se è vero che il viaggio a Copenhagen rappresenta la realizzazione di un sogno, non dovrò dimenticare che ci sono altri obiettivi da raggiungere ed altri impegni da portare a termine.
Alcuni di questi potrebbero essere in dirittura d'arrivo, altri invece mi sembrano ancora irraggiungibili, forse irrealizzabili rispetto alle mie possibilità.
Ma sento di avere più forza adesso, e di volerci quantomeno provare prima di darla vinta alla paura ed alle incertezze. Avrò tempo e modo per pensarci, soprattutto alla ripresa delle ostilità, dopo questo breve periodo di ferie. Ho ancora un po' di tempo, e lo userò per finire di ricaricare le batterie.

Godendomi ancora queste immagini, questi ricordi preziosi, sfogliando le foto e facendolo più volte.
Tra le tante, rigorosamente scattate con il mio cellulare, on the road, avrei potuto avere l'imbarazzo della scelta. Invece no. Stavolta sono sicuro. E sceglierò quella che, fin da subito, ha saputo catturare la mia curiosità, mozzandomi il fiato. attraversandomi la mente. E che, solo per questo, meriterà di stare qui, per ricordarmi sempre il posto in cui lasciato un pezzettino del mio cuore, in quel di Copenhagen.