domenica 29 gennaio 2017

I'm Outta Time...

Ho sempre avuto molte, moltissime aspettative per questo 2017. Non credo che la cosa fosse un mistero, semplicemente leggendo qualcuno dei post precedenti.
Si, lo so, in genere è sempre così che il "nuovo anno" viene accolto, fin da subito con un enorme carico di speranze e di motivazioni (senza contare gli improbabili buoni propositi, destinati a prendere polvere sul comodino). E mi rendo conto che, abbandonando per un attimo la mia sfera personale, per molte persone questo 2017 stia sempre più assumendo le fattezze di un "annus horribilis", a causa di diversi fattori, purtroppo non sempre prevedibili.
Nel mio caso specifico, e qui inizio a toccare tutto il toccabile, faccio davvero fatica a ricordare un mese di Gennaio così folgorante.
Nonostante non siano stati pochi i momenti di sconforto, non avevo mai dubitato nelle possibilità di un riscatto, di una netta ripresa, con la giusta dose di tempo e di energie mentali.
Ma mai avrei pensato che tutto questo avrebbe avuto inizio così presto, ed in maniera così "brusca", per certi versi. E' bastato non pensarci più di tanto, è stato sufficiente non arrivare all'esasperazione, spostare il focus. E poi, chi lo avrebbe mai detto, ecco giungere uno di quei meravigliosi passaggi smarcanti, di quelli clamorosi, capaci di innescare potenti reazioni, una dopo l'altra, e in grado di dare una scossa così veemente al mio stato d'animo da lasciarmi disorientato.
Disorientato, si, ma felice. Una felicità che sa di soddisfazione, di quelle che non ti fan sentire la stanchezza, e che possono persino tenerti sveglio di notte. Un'opportunità improvvisa, quella di un semplice trasferimento temporaneo, che nella sua semplicità riesce a contenere così tanto.
Come, ad esempio, un piccolo ma gradevolissimo sprazzo di vita nuova, un cambio di direzione improvviso, che se da un lato spezza progetti o ne rallenta gli sviluppi, dall'altro apre a nuovi scenari, a "galassie" inesplorate e ad intrecci interessanti.
E la cornice di Roma, con il suo meraviglioso contesto artistico, ne completa meravigliosamente il quadro, con un incastro a dir poco perfetto. 
So che non sarò da solo, che avrò dei compagni con cui condividere questa esperienza. So che riuscirò ad essere me stesso, e che mi giocherò questa occasione al massimo delle mie possibilità. So che farò sempre del mio meglio e che questa avventura non potrà far altro che accrescere il mio bagaglio di vita. Per la prima volta, dopo tanto tempo, non c'è più dolore. Non c'è più nessuna preoccupazione, non avrò pesi sulla coscienza, né altrove. 
Tutti i progetti restano accantonati, ma solo momentaneamente. Non ho perso di vista quello che voglio, ed ora, forse più di prima, mi sento deciso ad ottenerlo, senza forzare la mano o bruciare le tappe. Non è proprio il caso, sebbene mi sia sentito pressato. Perché a dispetto di ciò che ho pensato, il tempo non è ancora scaduto. Non ancora, non del tutto. Ne sono più consapevole. Può ancora essere un mio alleato, in un modo o nell'altro, può ancora combattere al mio fianco ed anche se viaggia velocissimo, con incedere sicuro ed inarrestabile, sono ancora nella sua scia, e non intendo perderne le tracce. Soprattutto non intendo pagarne le conseguenze, per eventuali rinunce. Quindi, ancora una volta, dovrò correggermi. Avevo lasciato un messaggio per "salutare" tutti, proprio prima della partenza, scrivendo una frase del tipo "Non c'è più tempo, dobbiamo andare", ma solo ora mi rendo conto che non è proprio così. Credo che salverò giusto la seconda parte, senza rimarcarne l'urgenza. Vedo ancora del tempo, lì davanti a me. In questi ultimi anni, ha guadagnato un bel po' di vantaggio su di me. Ma io sono ancora qui. Mi rimetto in piedi, pronto a partire al suo inseguimento. E non mi fermerò fin quando non lo avrò afferrato saldamente nelle mie mani.




giovedì 19 gennaio 2017

Dark Gravity...

Anche quando sembrava che fossero stati debellati del tutto, ci sono sempre dei periodi in cui gli incubi tornano a farsi vivi. Non so, sinceramente, da cosa possa dipendere. Forse si tratta di un "riflesso" della situazione nel suo insieme. Non che questa sia da incubo, figuriamoci.
Eppure la sensazione che vi siano dei vuoti, delle lacune insomma, da colmare, è palpabile e - si - ci sono dei giorni in cui si percepisce di più. E, devo dirlo, anche con un certo fastidio.
Non mi risulta proprio facile da esternare, ma potrei in questa sede tentare una rapida disamina.
Parlando della questione sentimentale, e di tutto ciò che da essa ne deriva, non credo ci sia molto da dire. E' fisiologico, e purtroppo non è come cambiare uno pneumatico. Per queste cose occorre del tempo, ed io fortunatamente sento di averne guadagnato tanto, anche grazie ad aiuti "esterni" che in tutto ciò hanno avuto un ruolo cruciale. E non ho alcuna fretta, per quanto si possa sentire la mancanza di quel "calore" e di quella sfera intima. Tutto tornerà a scorrere, in modo naturale.
L'impazienza, quella si, resta legata al progetto di indipendenza e, meglio ancora, alla sua realizzazione. La prospettiva di una nuova vita in un nuovo appartamento (si spera bilocale) mi elettrizza non poco. Certo, il dispendio di energie sarà notevole, non sono così sprovveduto da non pensarlo. Ma saranno comunque problematiche "nuove" da affrontare, diverse dalla routine sistematica e, per quanto toste, non riusciranno a smorzare le sensazioni positive.
Potrei in ultimo citare le perplessità in un ambito lavorativo sempre più incerto e lontano dalle aspettative, la ricerca di una posizione, in questo senso, più stabile ed appagante, o il convergere di opportunità improvvise, che però possano implicare decisioni non facili ed aprire a scenari imprevedibili. Insomma, pur non essendo stato particolarmente dettagliato, credo di aver reso l'idea.
Ora, non penso di riuscire a distinguere quali tra questi elementi abbia avuto, o quantomeno, stia avendo maggiore impatto sulla mia psiche. Ma so che tutta questa roba qua, nel suo insieme, di tanto in tanto, riesce ad imprimere su di me una sua "forza peso", una sorta di gravità oscura, non difficile da riconoscere. Un qualcosa che, spesso, riesce a traslare dal quotidiano, dal mondo reale, delle sensazioni, dei rapporti interpersonali, fino a raggiungere quella dimensione onirica, di cui parlavo inizialmente. Ed è proprio da lì che si generano questi incubi, questi momenti di paura mista a perplessità, improvvisi e fulminei, durante il sonno.
A me non capita spesso di ricordare l'oggetto dei miei sogni, salvo alcuni casi particolari. E' strano, lo ammetto, ma a volte capita di svegliarsi con la sola consapevolezza di aver "vissuto" un sogno in qualche modo particolare. Tuttavia, per quanto riguarda l'incubo, il brutto sogno, mi è senz'altro successo di averne avuto uno ricorrente, di cui riesco a ricordare bene qualche tratto:
Lo scenario è quello della mia camera, gli spazi sono sicuramente più angusti rispetto alla norma, così come il buio è nettamente dominante. La visuale è in soggettiva, e da sulla porta della stanza, inizialmente semichiusa. Il silenzio è assordante, si percepisce anche il più debole respiro. 
Poi la porta si apre, lentamente ma in maniera inesorabile. Ciò che ne viene fuori, è una figura umana, non definita, di cui si distingue a malapena il contorno, che comunque emerge rispetto all'oscurità circostante. Il suo volto è completamente anonimo, privo di tratti, senza bocca, senza espressione.
Si avvicina a me, in maniera lenta, sollevando le braccia e portandole alla mia testa.
Senza alcun motivo apparente, la sua forza aumenta, tendendo a schiacciarmi al suolo, opprimendomi con la sua intera figura. E' come se una parte di me, il mio inconscio forse, volesse svegliarsi, sentendo tutto il peso di quell'agguato sulle palpebre. Faccio non poca fatica a farlo e dopo qualche istante, riesco a svegliarmi di soprassalto, nella normalità della mia camera.
Avrò avuto quest'incubo tre o quattro volte, in quest'ultimo periodo. So che esiste una specie di simbolismo, e persone che sono in grado di interpretarli, traducendone il senso ed il possibile significato. Forse dovrei rivolgermi, giusto per curiosità, a qualcuna di queste persone, cercando di ottenere un'eventuale spiegazione sul senso di questo sogno così particolare. 
Oppure, più semplicemente, sperare di ritrovare quel senso di serenità e spensieratezza, che riusciva ad accompagnarmi anche durante il sonno.




giovedì 5 gennaio 2017

Glowing Stars and Winged Hopes...

“Non trovi che il dolore possa essere ancora più insopportabile, quando non lo si può condividere con qualcuno?”

“Cosa?” – rispose l’alieno, sentendo quella voce così premurosa e gentile. Si voltò, per poi accorgersi della presenza di una anziana signora, intenta ad osservarlo, pensieroso.

“Beh, si… Ecco non è bello essere soli… Ma mi hanno detto che, continuando a cercare e a crederci, un giorno potremo trovare la felicità e tante persone speciali con cui condividerla…” – aggiunse l’alieno, in risposta alla domanda.

“Concordo con te, caro giovanotto. Ma non capisco perché te ne stai qui, seduto tra queste rocce, ad osservare la vallata che ti sei lasciato alle spalle, sapendo che il villaggio è da quest’altra parte” – fece, con un sorriso, la gentile vecchietta.

“Oh, vedi, non sono diretto al villaggio. Di sicuro ci sarei passato, ma è stato meglio proseguire da qui. Dopo un intenso camminare, ho avvertito stanchezza e, trovando una di quelle casette pronte a riaccogliermi, avevo pensato di accettare l’invito, e riposarmi un po’…” – soggiunse l’alieno, chinando il capo.

“Ma tu guarda!” – esclamò la vecchietta – “E poi, cosa hai trovato all’interno? Il riposo che cercavi era forse lì?”

“Pensavo che fosse il caso di restare… E di lasciar perdere tutto. Ma non ci ho messo molto a capire di essere in errore. Non sarei dovuto rientrare, e ora sono stanco per aver faticato nel venirne fuori. Procederò spedito, come mi ha detto il monaco…”

“Fai bene ad ascoltare le parole di quell’uomo, è molto saggio e sa quello che dice. Ma non devi preoccuparti per quello che hai fatto, perché come poi avrai modo di capire in futuro, hai acquisito utile esperienza per superare l’ostacolo, senza problemi. E, a quanto vedo, ne sei uscito con un bel ricordino appeso lì, al tuo collo…”

“Ah, si… è tutto ciò che mi rimane. Inizialmente pesava un pochino, poi mi ci sono abituato. Brilla in una maniera incredibile… E credo che non smetterà di farlo per me… Non ho voluto lasciarla così. E farò in modo di portarla con me, lungo il mio viaggio…” – replicò l’alieno.

“E’ una bella cosa da parte tua, non ci vedo assolutamente nulla di male. Quel tesoro che hai appeso al collo è una Stella, di inestimabile valore. So che tu te ne sei reso conto perfettamente, e ora lo sai ancora di più. Oltretutto, potrai mostrarla all’uomo con la mappa del Mondo, disegnata sul volto… Lui apprezzerà!” – affermò, sghignazzando, la premurosa vecchietta.

“E tu come fai a sapere che lo sto cercando?” – rispose con meraviglia, il piccolo alieno.

La vecchietta gli sorrise ancora una volta. Poi, con fare materno, gli prese la mano, come a volerlo accompagnare lungo la sua stessa strada. Per poi dire:”Coraggio, stare qui esposto al freddo non ti restituirà ristoro. Le rocce non sono mai state comode. E si vede lontano un miglio che sei stanco, ferito ed affamato. Stavo giusto andando a casa per riscaldare la mia famosa minestra di verdure. Prima di finire i miei lavori a maglia, avrò piacere di averti ospite a cena. La compagnia degli stranieri è cosa gradita da queste parti…”

“Ma… Veramente io…”

“Niente ma!” – disse, interrompendolo, la vecchietta – “Non vorrai mica contraddire una povera vecchia? Ho deciso, stasera mangerai con me. E per quanto riguarda l’uomo con la mappa del Mondo disegnata sul volto, non ti meravigliare. Intuisco che sei qui per lui, del resto quale altro potrebbe essere il motivo che ti spinge a scalare questi monti? Non certo la mia minestra di verdure?!?! Lui si fa vedere raramente da queste parti, ma sono certa che lo incontrerai. Una breve sosta al villaggio, non te lo impedirà assolutamente.”

Rientrarono entrambi al villaggio, a sera inoltrata. L’anziana donna lo condusse dentro, nella sua modesta casetta, dove l’alieno poté finalmente riscaldarsi e rifocillarsi, dopo tanto tempo. Le intemperie a cui era stato esposto, gli avevano procurato fastidiose ferite, che la vecchietta curò sapientemente, nel giro di due giorni. Al termine dei quali, dovette riprendere il cammino.

“Non so davvero come ringraziarti…” – disse l’alieno, visibilmente commosso.

“Non devi, ho assecondato il mio volere, ed ho ottenuto la compagnia che volevo. Sei riuscito ad affrontare meglio il tuo dolore, condividendolo, e fartelo capire era nei miei intenti. Sono molto contenta di questo.” – rispose dolcemente la vecchietta.

“Beh, ma il merito è solo tuo… Vorrei regalarti il mio ciondolo per sdebitarmi…”

“Ma no, figurati, ci mancherebbe.” – replicò lei – “Non potrei mai accettarla, e poi non sarebbe mai mia. Te l’ho già detto piccolo, quella è la tua Stella, una delle tante che riuscirai a trovare lungo questo percorso. Ti appartiene, fa parte di te e ne farà sempre parte. Così come ti appartiene quel filo rosso da cui pende. Una cosa del genere non si può dar via. Sarà utile, affinchè il tizio con la mappa del Mondo disegnata sul volto possa riconoscerti meglio. Nonostante ora sia pesante da portare, ti ho ospitato per rimetterti in sesto, e darti la forza di correre più forte, quando sarà necessario farlo. Ora sei in grado di portare sulle spalle molto più di quel piccolo peso. Ecco il perché del mio ultimo regalo…”

“Sulle mie spalle?!? – esclamò, sorpreso l’alieno – Sento qualcosa… qualcosa sulle mie spalle…”

“Non avere paura, giovanotto. Quelle che hai sulle spalle, sono Ali d’acciaio. Le ho cucite io, rammendando un po’ le tue, che erano ferite e malridotte. Sono ideali per chi come te tende a volare in alto, ma dovrai abituarti alla difficoltà del loro impiego, e so che ne sarai capace. La forza di volontà che risiede nel tuo cuore ne sarà il motore. Ora sta a te. E a te soltanto. Abbine cura. Ma soprattutto, abbi cura di te.” – disse, salutandolo per l’ultima volta.

L’alieno ringraziò, commosso, e riprese il viaggio nella tipica quiete che precede la Tempesta.