Ultimo pomeriggio dell'anno. Il momento ideale per stilare bilanci, tirare le somme e fare delle considerazioni su questo 2016 che sta per giungere al termine. Una cosa che, in genere, faccio scrivendo qualche riga sui miei profili social, Facebook in primis.
Da un paio di mesi, con il ritorno del blog, avrò un altro canale di comunicazione. E quindi, perché non usarlo?
Dunque, si parlava di bilanci, valutazioni. Non è semplice. Devo ammettere che stavolta mi trovo in leggera difficoltà. Intendo, rispetto agli anni scorsi, dove magari avevo riscontrato segnali di crescita, momenti di soddisfazione e, soprattutto, nuovi stimoli.
Ma questo è stato un anno particolare, nel vero senso del termine. Bello pieno, carico, intenso. Un anno su cui puntavo molto e che, apparentemente, non ha alla fine portato i risultati sperati.
Non mancavano le aspettative, quelle no di certo. Eppure, me lo ricordo bene, l'inizio è stato incoraggiante. Le novità sul fronte lavorativo ci avevano fatto ben sperare, avevano placato le paure di molti, rasserenato gli animi. Mi sono sentito davvero tranquillo, per certi versi. E la cosa ha contribuito a consolidare rapporti, amicizie che non ritenevo possibili, e a fortificare legami già esistenti. Potrei estendere il discorso anche al di fuori dell'ambito lavorativo. Senz'altro.
Ci sono state tantissime esperienze positive in questo senso. Mi vien facile pensare alle uscite al Pub, alle serate di costante spensieratezza, tra una birra e l'altra. Oppure alle simpatiche incursioni fuori casa, con le piacevolissime grigliate domenicali, in mezzo al verde. Passando per la mia prima festa dell'Indipendenza Americana, nella spettacolare atmosfera del Carney Park.
Fino ad arrivare all'estate, a questa particolarissima ed indimenticabile estate, di cui continuerò a portare i segni. La stessa estate che ha segnato la fine di un percorso, durato ben otto anni, fatto di sogni, speranze e progetti futuri che purtroppo sembravano così vicini alla loro realizzazione. Salvo poi vederli crollare, davanti ai propri occhi, incapaci inizialmente di reagire.
Nel mezzo, l'esperienza di Amsterdam, indelebile sulla pelle: ricordi e sensazioni di un viaggio dolce-amaro, da portare sempre con me, come un tesoro prezioso.
E allora mi sarei potuto fermare, mettendomi semplicemente tutto alle spalle. Troppo facile sarebbe stato maledirti, caro mio 2016, considerando la centralità di quell'evento, così impattante su me stesso.
Preferisco non farlo, e valutarti per tutto ciò che hai saputo darmi. Perché, è vero, da lì in poi, ho fatto più fatica. Da lì in poi ho avuto bisogno (e non poco) dell'aiuto di persone, familiari, amici, che mi hanno fatto capire e vedere le cose da una prospettiva diversa.
Ed in effetti posso dire di aver intensificato il lavoro su me stesso, in questo 2016. Finalmente i progressi si cominciano a vedere, con tutto ciò che essi comportano. Mi ci sarebbe solo voluto un po' più di tempo per rendermene conto. E poco importa, dico davvero, che la consapevolezza sia arrivata leggermente in ritardo. Perché, si, magari considerando ciò che ho perduto, e la necessità di rivedere completamente il mio futuro, il bilancio potrebbe sembrare negativo. Ma non sarebbe giusto, non sarebbe corretto, escludere tutte le altre variabili dalla valutazione.
Non potrei certo tenere fuori i rapporti personali acquisiti (di cui alcuni, purtroppo, perduti per strada), o le esperienze vissute. Non potrei estromettere le emozioni vissute, o semplicemente, i magnifici ricordi che comunque conserverò. Non riuscirei nemmeno a dimenticare la vita colorata e pulsante del Dam, la mia vista sull'Amstel ed il profumo intenso di cacao, tra i mulini di Zaanse Schans. No, penso proprio che non potrei. E forse nemmeno voglio farlo. Quindi, dopo questo giro infinito di parole, credo che archivierò questo 2016 come un anno molto, molto particolare.
Che mi ha segnato, ripeto, ma che nello stesso tempo mi ha preparato. Non so se in meglio, quello, eventualmente, lo scoprirò. So che un altro anno è passato, e con esso, son passate alcune idee che avevo in mente. Ma so anche di averne altre, nuove, pronte proprio qui. Che a tratti mi sembrano ugualmente interessanti e che, senza questo 2016, probabilmente non avrei maturato.
Non vedo l'ora di metterle in pratica, già dall'anno prossimo. In fondo, pare sia una questione di ore.













