sabato 10 dicembre 2016

Il Filo Rosso del Destino...

Ne era valsa la pena. Più di ogni cosa, era ciò che gli balenava in mente. La vista di quel manto stellato, che si estendeva a perdita d’occhio, riusciva quasi a rinfrancarlo. Nonostante tutto. Scorci di luce tenue, tiepidi e delicati bagliori, simili a soffioni impalpabili, lo circondavano, concedendogli ristoro. Pensò di stare lì, per un attimo, per coglier l’occasione. Pensò di stare lì, posando lo zainetto, che mai avrebbe abbandonato.
Non senza tentennare, l’alieno si fermò. Non per pensare, questa volta. Non per soffrire, interrompendo il viaggio. Godendo di quella tranquillità effimera, spense i motori del cuore, e si appisolò. Sembrava funzionare. Smise di tremare. Finalmente ci era riuscito.
Non ebbe sogni in quel momento, non ebbe tormenti. Nessuna sorpresa, se non al risveglio. Ancora disteso, stropicciò gli occhi, per esserne certo. Poi guardò meglio. 

“Ciao…” - disse lei, con il capo rivolto sul suo.

“C-ciao… chi sei tu?” - rispose l’alieno, balzando all’indietro.

“Io sono… Posso stare vicino a te?” - incalzò lei.

“Non sono del posto, passavo di qua. Ma tu resta, se vuoi”.

La mente confusa, la vista appannata, sarà stato il torpore. Poi mise a fuoco, e si rese conto. Una figura femminile, eterea, perfettamente in linea con i tratti di quel paesaggio. Una dolce figura, dal tenero aspetto. Una stupenda visione, che però era reale.
L’alieno faceva fatica a crederci, ma lei, senza indugiare, gli prese la mano e disse così:

“Ti ho visto dormire, ti ho osservato a lungo e ti chiedo scusa. Non sei come gli altri.”

“Io non so cosa dire… Sei troppo gentile con me." - rispose l'alieno.

"E' quello che sento, ed è ciò che voglio. Nulla di più. Saperti qui mi rende serena e spero di rivederti ancora." - disse, mettendosi in piedi, per poi prepararsi ad andare.


"Io... credo di si, se riuscissi a passare la notte..."



"Laggiù c'è un capanno, potrai ripararti e restare tranquillo. Nessuno ti disturberà. Domani ti cercherò lì."



"A presto, allora." - disse l'alieno, poco prima di salutarla.



Fu strano, una sensazione intensa, quasi nuova, o comunque dimenticata. Sembrava fosse un sogno, il frutto della sua immaginazione. E ci pensò per tutto il tempo, fino all'indomani. Quando il secondo incontro non tardò ad arrivare.



"Allora dicevi sul serio!" - fece l'alieno, accennando un sorriso.



"Perché avrei dovuto mentire? Non ti farei mai del male..." - replicò lei, quasi contrariata.



"Scusa, non volevo offenderti. Piuttosto, tu chi sei?"



"Io sono... Senti, puoi darmi la mano? Intendo la mano sinistra." - chiese lei, all'improvviso.



"Ecco, io... Si, tieni." - fece l'alieno porgendole la mano sinistra.



"Ci vorrà poco. Ancora un attimo, ed avrò finito" - rispose lei, muovendo le mani come se stesse intrecciando qualcosa.



In quel momento sembrava stesse lavorando a maglia, con le sue mani, emulando i gesti tipici della tessitura. Ma non c'erano ferri, non v'era traccia di gomitoli, sembrava che tutto fosse fatto per gioco, per pura finzione. L'alieno non capiva, ma di tanto in tanto, riusciva a scorgere delle luci, simili ad impulsi, color cremisi, sempre più intensi. Impercettibili impulsi, eppure c'erano.


"Ecco fatto. Adesso ho finito. Magari era presto, forse non era ancora il momento giusto, ma a me non importa. Voglio darlo a te." - concluse lei.

"Di che stai parlando? Io non ti capisco..." - domandò l'alieno, con grande stupore.

"Lo scoprirai presto. E' questione di tempo. Ora devo andare, ma sappi soltanto che ti rivedrò."

"D'accordo, resterò qui allora e ti aspetterò.

Ancora una volta rimase da solo, ma le sue sofferenze sembravan svanire. Il suo cammino si era ormai bloccato in quell'Oasi di serenità, cui era così difficile credere. Cui era così difficile volersi allontanare. Ed in men che non si dica, arrivò anche il terzo giorno.

"Ben ritrovata!" - disse l'alieno sorridente, uscendo dal capanno.

"Ti ho detto che sarei tornata, e continuerò a farlo. Mi piace stare con te..." - ripose lei, con estrema dolcezza.

"Grazie... ma, non mi hai ancora detto chi sei."

"Io sono... Scusa se te lo chiedo, ma tu sei ferito?" - disse lei, cambiando il discorso.

L'alieno annuì, e senza vergogna, si voltò, mostrando la schiena nuda, flagellata da decine di cicatrici. Erano sparse su tutto il dorso, deturpandolo in maniera indegna. Volle fidarsi, e non fece male. Lei si commosse, e senza nemmeno pensarci, tese le braccia, e lo strinse da dietro, dicendo così:"Lascia che curi io le tue ferite, col tempo ci riuscirò..."

"Si, tu ci riusciresti. Non intendo oppormi e, anzi, posso solo ringraziarti." - rispose l'alieno - "ma vorrei sapere il perché del tuo gesto, l'altro giorno. Non me lo hai più spiegato..."

"Ti ho dato il Filo Rosso." - incalzò lei - "E' il Filo Rosso del Destino, quello che lega le persone destinate a stare insieme. E' un legame indissolubile, che mai nessuno dall'esterno può spezzare. A meno che non sia proprio uno dei due a volerlo..."

L'alieno era spaesato, ma guardando attentamente la sua mano sinistra, gli sembrò di intravedere un filamento, sempre più netto, di un colore rosso acceso. Il suo sguardo si illuminò, non sembrava affatto vero che stesse succedendo a lui. 



"Vorrei chiedere il perché del tuo gesto, ma per ora non lo farò..." - disse lui, in preda all'emozione.


"Non c'è un perché, ho voluto farlo. Così come ho voluto curare le tue ferite. Così come ho voluto stare insieme a te. Continuerò a volerlo fare, fin quando ne avrò modo. E domani, se vorrai, ritornerò." - concluse lei, guardandolo negli occhi.

"Dovrò pensarci bene, ma di una cosa sono certo. Resterò qui ad aspettarti, anche domani." - rispose l'alieno, salutandola ancora una volta.

Era un segno che aspettava, nello stesso tempo inaspettato. Quasi da far paura, o da togliere il fiato. Voleva capire, voleva comprendere il valore di quel gesto. Non riuscì a riposare, restando sveglio tutta la notte, a contemplare le stelle. Le stesse che avrebbero tracciato il suo percorso, verso le risposte che ancora non aveva. Verso il misterioso tizio con la Mappa del Mondo disegnata sul volto. Che forse avrebbe potuto aiutarlo. O che magari lo avrebbe soltanto dissuaso dal continuare. Non fece in tempo a farsi bersagliare dai pensieri, che il quarto giorno era ormai già arrivato.

"Finalmente sei arrivata..." - disse l'alieno, uscendo dal capanno.

"Ci sarò sempre, questo lo sai già." . rispose lei, sorridendo.

"Però... io vorrei sapere se sei il Sole!" - sbottò l'alieno

"Io... no. Non posso esserlo. Tu sei un alieno ed io una tua amica. Non posso essere il tuo Sole." - disse lei, voltandosi, con la voce rotta dal pianto.

"Ci avevo tanto sperato, ma è stato bello esserci andato così vicino, sfiorarne l'idea e, nello stesso tempo, farsi sfiorare dal tuo calore. Non lo avrei mai voluto ma... sarò io a tagliare il Filo. Spero tu possa capire." - disse l'alieno, singhiozzando.

"Rispetterò la tua decisione. Ma io tornerò, sempre qui, e non ti lascerò mai."

"Riprenderò il mio viaggio. Ma ti terrò sempre qui, nel mio cuore e non ti scorderò mai."

Così dissero entrambi, prima di separarsi, nonostante quel legame che nessuno mai avrebbe spezzato. Quel legame così forte oltre le diversità. Quel legame che soltanto uno dei due avrebbe potuto far cessare. 
Poco prima dell'alba, l'alieno raccolse le sue cose, facendosi nuovamente forza con il suo bastoncino, a cui teneva legato il fagotto, e si decise a riprendere il cammino. Ma a dispetto delle lacrime versate e quella nuova sensazione di vuoto interiore, pensò che, in fondo, ne era valsa la pena. Ne era valsa la pena. Più di ogni cosa, era ciò che gli balenava in mente. La vista di quel manto stellato, che si estendeva a perdita d’occhio, riusciva quasi a rinfrancarlo, restituendogli fiducia, nonostante tutto.

E al quinto giorno, lei, come promesso, tornò lì, per cercarlo. Guardò ovunque, cercando senza sosta, fra i cespugli nei pressi del capanno. Si spinse oltre il recinto, per scrutarlo all'orizzonte, ma dell'alieno non v'era traccia. 
Poco più in là, in lontananza, un vecchio contadino rientrava dai campi, nella luce del crepuscolo. Lei lo raggiunse di corsa e, quasi stremata, gli disse così:"Mi scusi, signore, ha per caso visto uno straniero andare verso Ovest?"


"Si. Così mi è sembrato." - rispose l'uomo - "Non era del posto e passava di qua, tagliando tra i campi. Faceva fatica, con il suo bastone, ma non ha esitato. E stringeva nei pugni un filo rosso. Il Filo Rosso del Destino."






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