sabato 3 dicembre 2016

Per Aspera ad Astra...

Il vento soffiava gelido dalle montagne. Fu quello a solleticare il viso dell’alieno, provocandone il risveglio. Provò a mettersi in piedi, aiutandosi col bastoncino a cui teneva legato il fagotto, e proteggendosi a malapena dal freddo con la sua mantellina. Perse però l’equilibrio, e cadde nuovamente al suolo, goffamente. Sbadigliò e si stropicciò gli occhi, per poi riprovare. Il secondo tentativo fu quello buono, e poté iniziare a camminare pian piano, cercando di orientarsi. Dietro di sé lasciava alle sue spalle una densa boscaglia, a grande distanza dalla valle in cui si trovava. Alcune abitazioni parevano disporsi lungo la valle stessa, senza seguire alcun tipo di ordine. Porte e finestre sembravano chiuse però. Alcune di esse anche a doppia mandata. Si avvicinò ad una delle case e provò a bussare. Ma la risposta che provenne dall’interno fu identica al più glaciale dei silenzi. 

“Vi prego, aprite, solo un istante, è tutto ciò che vi chiedo!” – provò a gridare. Poi, cercò di bussare ad un’altra di quelle case, poco distanti dalla prima. Ma non ottenne alcuna risposta. Volendo proseguire, si scorgeva un barlume di luce, poco visibile. Davanti a sé, si ergevano numerosi picchi, attraversati da una strada leggermente sconnessa. Improvvisamente, una di quelle casupole aprì la propria porta di ingresso. Non si vedeva bene la persona che sbucava dall’uscio, ma una mano tesa faceva chiaramente il gesto di invito ad entrare dentro. L’alieno era sorpreso, ma inevitabilmente disorientato. Tuttavia, non avendo scelta, si avvicinò come a voler entrare. Ebbe il tempo di fare pochi passi, a un metro scarso dall’ingresso di quella casa, quando una forza lo tirò, con violenza, all’indietro, facendolo ricadere nuovamente al suolo, quasi ghiacciato. 

“Ahi! Che male! Ma cosa…?!?! – esclamò.

“Perdona i miei modi rudi, ma non potevo permettere che tu prendessi la strada sbagliata.” – disse una voce serena e familiare, proveniente dalle sue spalle. “Immagini lo spreco, dopo aver camminato per così tanto tempo?”

L’alieno si voltò quasi di scatto. “Io… io ti conosco… ti ho visto, tempo fa… mi ricordo dei tuoi abiti candidi, del tuo cappello di paglia intrecciata, degli anelli d’oro che pendono dalla cima del tuo bastone… Io mi ricordo di te!” – disse, iniziando piano piano a lacrimare.

“E’ stato tempo fa. E il passato in fondo non conta più. Sono qui anche per questo. – affermò l’uomo dai lunghi capelli bianchi come la neve.

“Non capisco… perché?” – domandò l’alieno.

“Heheheheheh! Beh, talvolta è possibile legarsi al passato con nodi molto più articolati. Qualcuno si scioglie prima. Altri impiegano più tempo per farlo. Ma può capitare di trovarti, sperduto e indifeso, nella Valle del Ritorno, senza capirne bene il motivo. Queste case sono edificate nella tua memoria e, chi vi abita, non chiede altro che poter nuovamente entrare dentro di te. Nonostante tu abbia camminato a lungo, patito il freddo, e dimenticato il male, loro ti chiedono questo. Loro che hanno avuto più di una possibilità…"

“Ma qui è freddo e…  e loro mi offrono riparo… Cosa c’è di male in questo?”

“Credi forse di essere qui per questo? E non pensi che avrebbero potuto accoglierti prima? No, ti sbagli, e molto, se solo lo pensi. Né, tantomeno, dovresti pensare di poter trovare rifugio nel passato. Perché non è così. Perché non è lì che troverai le risposte. E perché, in fondo, tu sei alla ricerca di “qualcosa”, non è vero?”

“Beh, ecco… io…” – borbottò l’alieno – “Io non lo so con certezza, forse cerco casa mia, quella vera, tra le stelle… Ma ora non lo so… Non lo so più…”

“Devi esserne certo perché, dopo il sentiero che hai percorso, non è possibile tornare indietro. E coloro che a volte ritornano non hanno le risposte che cerchi…” – replicò l’uomo.

“Sembra che tu sappia tutto… ma se è davvero così, per quale motivo non mi aiuti, indicandomi la via?”

Allora l’uomo si avvicinò all’alieno, aiutandolo a rimettersi in piedi. Poi, sorridendo, disse così:”Non lasciarti ingannare dalle apparenze, credendo che io sappia tutto. No, non è così, sono soltanto un monaco, come già ho avuto modo di dirti, e nulla più. Indicarti la via corretta, dici? Beh, ragazzino, dicendo che ti sei lasciato quel sentiero alle spalle, che cerchi le risposte alle tue domande, per arrivare, alla fine, verso le stelle, ti sei già ampiamente risposto da solo. E, anche se rifiuti di guardare avanti, troverai la strada lasciando questa sterile valle e intraprendendo quel percorso montuoso, ripido e pieno di insidie…”

L’alieno lo guardò, alzando lo sguardo e disse:”Allora non ho scelta… E’ da lì che bisogna passare. Tra quelle montagne così alte e tra tutti quegli ostacoli… Mi dici che non ho altra scelta…"

L’uomo dai lunghi capelli bianchi appoggiò la sua mano sul capo del piccolo alieno, con un gesto affettuoso, come a voler infondere coraggio. Poi, indicando con l’indice dell’altra mano la giusta direzione, disse così:”No, non hai scelta se veramente vuoi raggiungere quello che cerchi. E’ solo attraverso le difficoltà che si arriva alle Stelle. E solo quando avrai ultimato il percorso, ne riceverai piena consapevolezza. La Luna è alle tue spalle, e dopo il lungo sentiero che hai percorso fino a questa fredda valle, un altro picco è stato scalato. Ora sai qual è la tua strada. Volta per volta, saprai ciò che vi incontrerai. E, per quanto riguarda le risposte che cerchi, non preoccuparti. Cerca il tizio con la mappa del mondo disegnata sul volto. Lui è saggio, padroneggia il tempo, e ha le risposte. Ma ora non posso dirti altro…”

“Come? Il tizio con la mappa del mondo disegnata sul volto? E dove lo troverò?” – chiese l’alieno, confuso.
“Proprio così. Lo troverai senza problemi, lungo il tuo cammino….” – disse l’uomo, mentre la sua figura spariva come polvere nel vento – “laggiù, tra le avversità che conducono alle Stelle…”




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