domenica 4 dicembre 2016

Mostri, demoni e paure...

Normalmente non tendo ad avere molti ricordi della mia infanzia, se non di episodi sporadici, che in qualche modo abbiano avuto un significato speciale per me, o per le persone che continuano a far parte della mia vita. Beh, esistono anche ricordi più o meno nitidi, legati ad episodi poco piacevoli (ed in questo caso specifico mi è impossibile non pensare al "risveglio" dall'anestesia totale, dopo aver subito una tonsillectomia a poco più di 6 anni), che nonostante tutto, riusciamo a non eliminare. Per la verità, senza particolari patemi o preoccupazioni. Ci si abitua, è un processo inevitabile.
Ora che ci penso, ricordo che in quegli anni, e mi riferisco al periodo dell'infanzia, iniziai a sviluppare una patetica paura del buio (davvero difficile da far coesistere con il mio primordiale orgoglio maschile). Che fosse dettata da una potente capacità di autosuggestione (ho sempre avuto e continuo ad avere una fervida immaginazione) o da fattori esterni, non mi è dato saperlo.
Curioso ed ironico il fatto che oggi adori invece il buio (ed il silenzio tipo vuoto siderale), soprattutto di notte, quando vado a dormire. 
Con il tempo, crescendo insomma, si arriva a comprendere che i veri "mostri" non sono quelli che credevi nascosti nell'armadio, o magari sotto il letto. Si annidano altrove, in "posti" che ritenevi impensabili, difficili da scrutare o persino da condividere.
Cambiano forma, o se volete, cambiano nome: da illusioni, a paure, passando per ossessioni, fino a "fantasmi", ciascuno di noi li possiede, prova a combatterli o semplicemente a conviverci.
Forse il mio percorso, in tutti questi anni, è ben rappresentato da questa sequenza.
Ci sarei arrivato lo stesso, anche senza leggere Freud, o senza studiare Nietzsche e le sue interessantissime teorie a riguardo. 
Ho dedicato del tempo, invano, a cercare di individuarli, per provare ad annichilirli, pur sapendo che questo avrebbe ferito me stesso. Ho tentato di reprimerli, ricacciandoli "nel profondo", tutte le volte in cui mi si ripresentavano come spettri, rievocando ricordi dolorosi. E quello si che mi spaventa.
Oggi, a distanza di anni dai turbolenti periodi adolescenziali, ed a maturità pienamente (si spera) acquisita, ho più o meno capito che per quanto uno si sforzi, vale la pena "cessare il fuoco", ed accettarne una serena quanto forzata convivenza. 
Perché, in fondo, è questa specie di consapevolezza che mi ha portato ad accettare meglio i miei limiti. E' questa prospettiva "rovesciata" che mi ha permesso di affrontare i miei demoni, con uno spirito diverso. Ed è tramite la loro "presenza" che viene fuori, maturando, la mia visione del mondo esterno, e dei miei rapporti con esso. 
Piano piano, un poco alla volta, riuscirò a riconoscere ed a comprendere meglio quali siano i mostri che mi divorano e che, nello stesso tempo, mi rendono ciò che sono oggi, senza necessariamente identificarmi completamente in essi, escludendo tutto il resto. Per il momento non c'è fretta. Mi basti sapere che non sono più dentro all'armadio, o semplicemente sotto il letto. Continuerò a portarli dentro di me, e mi accompagneranno lungo il viaggio. Qualunque sia la mia destinazione.


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