giovedì 30 novembre 2017

La Teoria del Sognatore...

Avete mai provato, almeno in un'occasione, a forzare il vostro carattere, smussandone i lati più spigolosi, cercando di cambiare (magari in parte, ma comunque in maniera significativa) voi stessi? Io sì, per quanto mi riguarda, ammetto di averci provato tempo fa. Attenzione, però. Non parlo della flessibilità o della capacità di sapersi adattare alle situazioni. Mi riferisco ad un radicale cambiamento del proprio modo di fare, di essere, di pensare… Sì, io ci ho provato, dico davvero. E' stato durante la delicatissima fase della adolescenza, una fase che sicuramente tende a lasciare il segno, un po' nella vita di tutti. Ed in tutta onestà, a distanza di qualche annetto (per essere buoni) non pare abbia ottenuto il benché minimo risultato. Ad oggi, e con una discreta dose di convinzione, sembra evidente che tale tipo di cambiamento sia del tutto fuori dalla mia portata.

Eppure vi confesso che, per una volta, specialmente in quella particolare fase, mi sarebbe piaciuto provare a cambiare carattere, modo di essere, di rapportarmi con le persone (ovviamente riuscendoci) per vedere come poi sarebbe cambiata la mia vita, di conseguenza. "Per vedere di nascosto l'effetto che fa", come avrebbe detto Jannacci. Ed in effetti, sì, la curiosità è rimasta forte in questo senso. Parecchio. Anche perché sono sempre stato portato a pensare (forse errando, non lo nego) che il cambiamento avrebbe potuto "migliorare" le cose o, quantomeno, migliorare la mia capacità di reagire ad imprevisti e/o situazioni spiacevoli a cui, un diverso modo di porsi, in generale, non darebbe il minimo peso.

A fronte di tutte le esperienze che, nel tempo, mi hanno temprato, rendendomi in pratica ciò che sono oggi, è sempre più subentrata una matura e serena accettazione di tutto quello che riguarda la mia indole. E questo vale nonostante le migliaia di difetti che mi caratterizzano. Si nota la mia spiccata vena di ottimismo, vero?

Ci metto anche la fortuna di aver ricevuto una solida educazione (merito, questo, dei miei genitori). Ma, essendo sempre stato abituato a mettermi in discussione in primis, non nascondo che ci sia stato un periodo della mia vita, durante il quale ho dubitato parecchio su me stesso e sul mio modo di pormi (specialmente nelle relazioni interpersonali). Ed in passato la cosa mi ha fatto star abbastanza male. Ora, per quanto ad oggi il problema non si ponga, non so se sia stato giusto o sbagliato. Come molti mi hanno detto, un criterio oggettivo per stabilirlo non esiste. E, con il senno di poi, mi trovo abbastanza d'accordo. Quello che so è che, di sicuro, non sarei riuscito a cambiare granché, nemmeno volendo. Oggi ne ho piena evidenza. C'è poco da fare, ed è comunque un argomento già ampiamente affrontato. Va anche bene così. Alla fine sono quasi giunto all'idea che l’essere fatto in una maniera, piuttosto che in un’altra, sia una questione “genetica”.

Qualcosa di impossibile da predeterminare. Mi è sempre piaciuta, in tal senso, la distinzione tra "Uomini d'Amore" e "Uomini di Libertà", evidenziata dal grande De Crescenzo, nel suo intramontabile "Così parlò Bellavista". Ciononostante, io che ho sempre voluto personalizzare ogni cosa, sono andato oltre (forse perché non in grado di collocarmi in una, piuttosto che nell'altra categoria), ed ho ipotizzato una diversa differenziazione. Magari più banale, lo so. Ma che ritengo un tantino più efficace.

Pertanto, secondo me, il genere umano può essere, grosso modo, divisibile in due gruppi. Il primo è formato da quelli che definirei "Razionalisti": persone che scrutano ed analizzano il mondo con occhio critico e attento, senza fidarsi mai delle apparenze, riuscendo, nel 99% dei casi ad arrivare ad una verità oggettiva. Per esclusione (e forse per sfortuna) io appartengo al secondo gruppo, opposto al precedente: quello dei "Sognatori".

Noi Sognatori non potremo mai competere con i Razionalisti. Loro vivono sicuramente meglio di noi, riuscendo sempre a fare ordine nella loro vita e, volendo, potrebbero viverne un’altra, parallela, gestendo molteplici situazioni, convincendo le persone che vi ruotano intorno; vestono perfino meglio di noi e, in quanto a intelligenza pura, sono talmente brillanti che ci separa un abisso. L'ordine che li caratterizza è impeccabile. Noi Sognatori possiamo solo cercare di imitarli, ma ci risulterà quasi sempre impossibile. Ogni tentativo resterà goffo ed effimero. Non ci possiamo permettere una doppia vita, quella reale è già abbastanza incasinata (mi sono appena ricordato di dover preparare il bagaglio per domani). Il caos rappresenta il nostro ordine, e non soltanto dal punto di vista mentale (avete visto un paio di calzini blu?)

Allora sapete cosa facciamo? Proiettiamo la nostra vita reale in una dimensione migliore, fatta di sogni, costellata di speranze, progetti apparentemente più grandi di noi. Viviamo parte della nostra giornata, con la testa immersa tra le nuvole. Se ci va bene, l'atra parte della giornata la dedichiamo a qualcosa di diverso, che non sia il cercare un paio di calzini. Il Razionalista è consapevole dei rischi che potrebbe eventualmente correre, interfacciandosi con gli altri; non ha nulla da perdere. Può persino mettere in preventivo il grado di "convenienza" di un qualsivoglia rapporto, e non teme la perdita di affetti. Una vita migliore, quella reale, sarà sempre lì ad attenderlo. Quindi, passando al vaglio le circostanze in cui si troverà coinvolto (per sua libera scelta) e le persone che incontrerà, di cui ne ascolterà le voci, di cui ne incrocerà gli sguardi, o di cui ne leggerà i messaggi, potrà scegliere di chi fidarsi; alla fine, il Razionalista arriverà sempre ad una verità oggettiva: “le parole, se non seguite dai fatti, resteranno tali”.

Noi Sognatori mettiamo in gioco la nostra vera vita. Che poi alla fine è pure l'unica che abbiamo (per fortuna). Abbiamo tutto da perdere, ma non ci importa, perché siamo incoscienti. Saremo dietro alle persone a cui vogliamo bene. Sappiamo che ci sarà chi non si fida, chi ci guarderà sempre con sospetto, ma preferiamo credere il contrario, credere nel buono, talvolta illudendoci. E non cerchiamo approvazione. Nonostante tutto, non lo faremo mai.

Sapete, io sono un Sognatore, uno dei più incalliti. Per me, persino dietro un messaggio, una semplicissima stringa di caratteri, ci sarà sempre un’anima con dei sentimenti, sensazioni, paure, di cui riesco quasi ad immaginare un volto, una figura in base a ciò che, di riflesso, sento a mia volta. Giustamente si potrebbe pensare che sia poco per poter provare una tale sensazione e per potervi attribuire tale importanza. Si potrebbe facilmente pensare che sia “irreale” (almeno inizialmente) e che non valga la pena illudersi, per questo. Ma a noi Sognatori questo basta. E' un valore inestimabile, che chi Sognatore non è, non coglierà mai. E vorremmo sempre tenercelo stretto. Il rischio di restarne delusi, finendo per soffrirne in silenzio, tornando con i piedi per terra, resterà concreto. Giusto il tempo di asciugare le lacrime e di raccogliere i pezzi di cuore dal pavimento, però. Perché presto o tardi, ricominceremo a sognare.


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