domenica 3 dicembre 2017

Hoppipolla...


No, a dispetto di quanto possa sembrare, il titolo non è un errore di battitura. Il correttore automatico (almeno così è nella maggior parte dei casi) non lo avrebbe permesso. I lettori più attenti e scrupolosi, del resto, se ne saranno accorti. Esiste una grossa percentuale, direi intorno all'80%, dei titoli utilizzati per i post di questo diario, che prende spunto pari pari da titoli di brani, o album, che ascolto quotidianamente. Dischi e canzoni che fanno parte integrante della mia vita, costituendone una sorta di playlist. Certo, mentirei se non ammettessi che si tratta anche di un riflesso della mia pigrizia.

Ma fin dagli inizi, e da quando ho deciso di imprimere questo taglio, questo tipo di impostazione al blog, mi è sempre piaciuta l'idea di stuzzicare la curiosità del lettore, quasi sperando, inconsciamente, che questi potesse accompagnare la lettura di ogni post, ascoltandone (ove presente) il relativo brano in sottofondo. Un po' a voler riprendere il concetto del mio voler giocare ad essere una specie di "sommelier" delle parole, che in questo caso tenta, in maniera talvolta goffa e maldestra, di miscelare musica altrui a parole proprie. E' chiaro che le sensazioni possano variare di persona in persona. Ed è quello il bello.
A prescindere da quale possa essere il mero "risultato", mi piaceva l'idea di condividere qualcosa di più, e nel mio piccolo, ho provato a fare anche questo. 

Confesso che non sempre sia stato semplice trovare un'attinenza tra il contenuto del post, ed il titolo stesso. In alcuni casi, sarebbe potuto essere talmente esplicito, da non richiedere alcuno sforzo di interpretazione. In altri, invece, sarebbe stata quasi un'impresa riuscire a trovare l'anello di congiunzione tra i due elementi. Una specie di relatività delle chiavi di lettura. A me non dispiace.
Presumo, in maniera ideale, che non sia il caso di questo post. Da un lato pubblicato di getto, dall'altro, figlio di una lunga elaborazione, prevalentemente in notturna. Utilissima valvola di sfogo, come sempre, per chiudere il cerchio. Necessaria quanto doverosa.

Stavolta, in effetti, sento che il collegamento sia piuttosto palpabile. Oltre ad essere il titolo di una nota canzone dei Sigur Rós (tratta dall'album Takk... del 2005), "Hoppipolla" è una parola islandese, traducibile con l'espressione "Saltando nelle pozzanghere".

Mettendo per un attimo da parte la più banale assonanza con questo rigido, piovoso ed umido inizio di Dicembre, devo dire che stavolta il titolo trovi una sua giusta ed opportuna collocazione. 
Mi riferisco in maniera particolare all'ultima settimana. Da tempo non ne vivevo una così intensa, sotto l'aspetto delle emozioni. Del resto, ogni occasione di confronto, di conoscenza di persone nuove, per quanto mi riguarda, contiene possibilità di evoluzioni, mondi da scoprire, occhi da scrutare. Come potrebbe tutto questo non suscitare emozioni? Come potrebbe tutto questo non smuovere l'anima, facendola vibrare? 

A maggior ragione quando, apparentemente, i livelli di intesa, di affinità, di complicità, sembravano aver raggiunto livelli mai visti prima, o quasi. "Apparentemente" e "sembravano" non sono due termini scelti a caso. Ad oggi, mentre scrivo, posso ben dirlo. Senza ombra di dubbio.

Ma in un percorso come quello che ho scelto di intraprendere, può succedere, può succedere anche questo. Alimentare aspettative, poter credere negli altri e nella possibilità che ci si possa comprendere. Non è detto che accada, assolutamente. Non sempre, almeno.

Gli elementi sembravano esserci tutti, i pezzi del puzzle parevano incastrarsi magicamente in quello che assumeva sempre più le sembianze di un magico quadro iniziale. Un prologo, per un eventuale continuo, costruito dopo pochi giorni, che per me resteranno intensi ed incredibilmente particolari. 

Una settimana di sorrisi a prima vista ingiustificati, di benessere quasi surreale. Idealmente preso per mano, mi sono sentito meno solo. Trovando e scoprendo qualcosa che non avrei pensato di trovare.
Inutile sarà puntualizzare quanto sia esagerata una cosa del genere, in un lasso di tempo così breve.
Mi scivolerà addosso, manco avessi un impermeabile, di quelli più resistenti ed efficaci.

Che poi, a dirla tutta, nemmeno mi servirebbe. Un po' come quando da bambini, si camminava per strada, appunto, saltellando nelle pozzanghere. Io lo facevo spesso, me lo ricordo bene.
Lo facevo, nonostante i rimproveri. Che in un certo senso, somiglierebbero ai "vostri" sermoni sull'essere prudenti, sul restare sempre con i piedi per terra. Teneteveli per "voi", grazie.

Perché, sì, magari arriverà il momento del confronto con la realtà. Che mostrerà la vera identità di chi avremo di fronte, non sminuendone le qualità, ma evidenziandone la diversità. 
Persone che avremmo creduto, puntando ogni centesimo, simili a noi. Salvo poi rivelare la propria natura, fatta di "blocchi" esistenziali, paure legittime, calcoli contraddittori e scuse malcelate. Roba troppo, troppo incomprensibile per chi, come me, rimane un Sognatore. 

Ora lo so, me ne rendo conto. Ne prendo serenamente atto, accettandone ogni risvolto.
Ma se, da un lato, le persone finiranno inesorabilmente nel dimenticatoio (è questione di tempo), lo stesso non si potrà dire per quanto provato, per questa settimana di benessere psicofisico, per il profumo dei tuoi capelli, per la sorpresa, per ogni singolo messaggio della buonanotte, per un semplice, timido, sorriso. Per ogni cosa, proprio come tutto questo, per cui varrà la pena mettersi in gioco e vivere, senza paura. Del resto non ci si può proprio fermare, e, chiusa questa pagina, è già tempo che il mio viaggio continui. Riprendendo a pieni polmoni. Senza accontentarmi. Senza compromessi. E sicuramente a modo mio. Un po' come quando da bambini, si camminava per strada, appunto, saltellando nelle pozzanghere. Molto spesso tenendosi per mano. Altre volte anche da soli. E, quasi sempre, finendo completamente inzuppati, nel freddo gelido di Dicembre. Ma volete mettere la soddisfazione?








Nessun commento:

Posta un commento