Ho sempre pensato che, nell'arco della mia vita, mi sarebbe potuta capitare prima o poi l'opportunità di fare il "Testimone di nozze". Crescendo in una famiglia (e intendo la famiglia in senso allargato) con un retaggio fortemente legato al matrimonio ed a tutto ciò che ne deriva, non nascondo di essermi fin da sempre immaginato a ricoprire questo ruolo, oltre a quello più scontato (e non se ne comprende il motivo) dello sposo. Da ragazzino, ai tempi delle Scuole Superiori, delle amicizie quotidiane nate per le strade del Rione, o sul campetto di cemento di fronte alla casa di mia nonna, ricordo di aver discusso per qualche tempo di questo argomento, in un raro momento di serietà e di introspezione, con uno dei miei migliori amici di allora, con il quale si era persino arrivati ad ipotizzare la possibilità che un giorno, se e quando uno dei due si fosse sposato, saremmo stati l'uno il testimone dell'altro.
Inutile dire che la cosa sia rimasta ferma allo stato dell'ipotesi. Nel corso degli anni successivi, poco più che ventenne, Antonio ha trovato lavoro in quel di Milano, trasferendosi a Novara, ed ora la sua vita, dopo oltre 10 anni, è tutta concentrata lì. Si è anche sposato nel frattempo, optando di fare qui a Napoli la cerimonia in bello stile con tutti i suoi parenti. Non ho scordato l'amicizia forte che ci ha legato fin da quando eravamo ragazzini quindicenni, ed ho avuto piacere a partecipare al suo matrimonio. Ma l'ho fatto da semplice invitato, e non come entrambi avevamo "progettato" soltanto in maniera ipotetica, anni fa. Non mi sorprese il fatto che la scelta di quel ruolo, così importante, fosse ricaduta sul suo unico fratello minore, Francesco. Nettamente più giusto così. Ci mancherebbe.
Lo ammetto: dopo la fine della mia relazione più lunga, non dico di aver messo da parte tutte le mie idee sulla famiglia, il matrimonio, una relazione stabile e sulla possibilità di fare da testimone di nozze. Forse l'avevo soltanto messo in secondo piano, come un pensiero da tirare fuori all'occorrenza, quando e qualora si fosse presentato il momento giusto. Era semplicemente fermo lì, da qualche parte, in attesa. Nessun desiderio era (ancora) naufragato.
Come spesso accade (ma questo vale in generale, non soltanto per quanto concerne la mia esperienza personale), le occasioni non tardano a palesarsi, ed a volte il "karma" (o chi per esso) pare proprio divertirsi a farle capitare nella maniera più stramba e irriverente possibile. Alla faccia nostra.
Voglio dire, come ho già avuto modo di scrivere in passato, io ho due fratelli, il più giovane dei quali, Giovanni, è impegnato in una relazione meravigliosa da circa 10 anni, che a breve (si spera) dovrebbe concretizzarsi nel matrimonio. Senza voler sminuire le chance di mio fratello Salvatore, sarebbe facile pensare che possa essere scelto come sue testimone. Decisione sacrosanta, incontestabile, proprio come quella di Antonio, qualche anno fa. Ma evidentemente, una simile eventualità sarebbe stata troppo lineare, banale, prevedibile. Addirittura scontata, sotto certi aspetti.
Avrebbe mai potuto, il Dio del Caos (sempre che esista), riservarmi qualcosa di così piatto e "normale"?
A quanto pare, la risposta è "no". Semplicemente perché, magari da un lato avrei potuto facilmente realizzare la mia aspirazione di fare da testimone di nozze di qualcuno, ma dall'altro mai avrei potuto prevedere che questo "qualcuno" sarebbe stato il fidanzato di mia cugina Lisa.
Nulla di strano, penserete. Già. In effetti non c'è proprio nulla di strano o di trascendentale. Se non fosse che sto parlando di un ragazzo americano, proveniente da Nampa, Idaho (U.S.A.), nato a Sacramento, California (U.S.A.) di origini russe, membro dei Marines della U.S. NAVY, addetto alla sicurezza in missione qui in una base di Napoli, probabilmente lo penserei anche io.
Quando l'ho conosciuto, a Febbraio del 2015, mi trovavo a Firenze per trascorrere il giorno di S.Valentino. Per una assurda coincidenza (chissà quanto coincidenza) mia cugina era lì, con il suo fidanzato, per lo stesso motivo. Tramite Facebook (ed i miei aggiornamenti di stato) aveva capito che entrambi fossimo nella stessa città, e non esitò a contattarmi telefonicamente, emozionata per la possibilità di presentarmi il ragazzo che le aveva sconvolto la vita, facendole cambiare idea sull'amore, e tutto il resto.
Non ho mai capito quanto potesse aver inciso il fatto che fossi l'unico della famiglia di mia cugina a capirlo ed a potergli parlare in inglese (grazie mille, British Institutes! grazie mille Serie TV in lingua originale con i sottotitoli!), ma so per certo che quella sera di quasi tre anni fa, si stabilì un legame, capace di far venire fuori la compatibilità dei nostri caratteri. Seppur lentamente, avevamo messo le basi per costruire una solida amicizia, capace di consolidarsi nel tempo, un weekend dopo l'altro.
In tutto questo, Lisa sembrava ancor più entusiasta: Slavic (così si chiama) avrebbe avuto una persona con cui poter comunicare liberamente, un punto di riferimento per potersi adattare più facilmente ad una realtà così diversa dalla sua, e forse avrebbe sentito di meno la nostalgia di casa.
Devo ammettere che in questo il mio ruolo è stato abbastanza semplice. Ho fatto davvero ben poco, considerando la sua maturità (nonostante abbia quasi 10 anni in meno a me), il suo senso del dovere ed il suo spirito di adattamento. La cosa mi riempiva d'orgoglio, inutile dirlo.
E, per quanto lo ritenessi altamente improbabile, la nostra amicizia ha continuato ad andare avanti, con la stessa intensità, sfociando nella sua richiesta di fargli da testimone, o, come dicono dalle sue parti, di essere il suo "Best Man". Non ho esitato nemmeno per un istante, naturalmente.
E ieri, 13 Novembre 2017, sono riuscito a realizzare questa mia aspettativa, per la prima volta.
Si, magari non sarò stato sempre all'altezza della situazione. Ho cercato di non eccedere troppo nel vestiario, ed a conti fatti, sono contento di aver optato per la semplicità.
Non mi è stato commissionato alcun discorso di circostanza (in genere rientra nei compiti di un "Best Man" come si deve), ma a dispetto di questo, ho avuto la responsabilità di provvedere alle fedi nuziali (insieme al testimone della Sposa) e di accompagnare sia all'andata, che al ritorno, i parenti dello Sposo, tra cui sua madre ed uno dei suoi fratelli, Dimitri (gli unici con cui potessi comunicare in inglese), sua zia, sua cugina e sua nonna (provenienti dalla Siberia e, no, non sono sarcastico).
Ovviamente ho rischiato di tardare clamorosamente, per via del traffico del centro città (classico nelle giornate di pioggia), ma nonostante i possibili impedimenti, sono riuscito a portare a termine il mio compito. Beccandomi persino i complimenti della signora Yezersky per il mio inglese, e per i miei modi educati (lo ha detto lei, eh?).
Russi di origine ucraina, abitanti delle fredde regioni della Siberia, californiani emigrati nel "northwest": gli interni della mia Ford Fiesta non avevano mai visto così tante culture in una sola volta. Roba da non credere.
Tra la cerimonia in chiesa, con l'Atto da firmare dinanzi al parroco, e quella svoltasi poco più tardi, al Ristorante, direi che sia stato tutto perfetto, dall'inizio alla fine.
Il buon cibo, la goliardia, le danze, lo sguardo realmente felice di mia cugina Lisa, e vederla coronare il suo sogno, che per diversi anni aveva segregato. Non mancava davvero niente a quella scena.
A pensarci bene, tutto quel nervosismo dei giorni scorsi, appare adesso totalmente ingiustificato.
Non dico che l'intera giornata sia stata assolutamente priva di stress. Anzi.
Ma a fronte di quanto vissuto, e dell'esperienza fatta, posso tranquillamente affermare che ne sia valsa la pena, in tutto e per tutto.
E' stata la mia prima esperienza in questo senso, e non so se mi ricapiterà in futuro. Non lo escludo, per quanto scritto prima, in relazione alla mia situazione familiare, i miei fratelli, ecc. ecc.
Del resto, ho sempre pensato che, nell'arco della mia vita, mi sarebbe potuta capitare prima o poi l'opportunità di fare il "Testimone di nozze". Beh, certo, magari non nelle stesse circostanze descritte fin qui. Ma, ci tenevo talmente tanto, che, alla fine, importa davvero poco. Perché, nonostante tutte quelle stesse imprevedibili circostanze, è stata una giornata indimenticabile. Proprio come avevo immaginato.

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