Sedeva lì, da solo, in un angolo della galassia. Dagli altri era distante. Vuoto, senza sguardo. Comodamente insensibile, non tradiva emozioni. O quantomeno ci provava. Con gli occhi nascosti sotto un cappello, e l'espressione assente, così si presentava. Qualcuno gli passava accanto, forse per curiosità. C'era anche chi voleva restituirgli la sua stessa indifferenza. Ma, se la vista non mi aveva giocato brutti scherzi, mi era sembrato di aver visto dell'altro. Qualcuno attratto, come dalla gravità, non per schernirlo o per misurarsi. Provai ad avvicinarmi alla sua orbita, senza dare nell'occhio, per capirci di più. Non mi ero sbagliato. Proprio come pensavo, qualcun altro era lì, con l'apparente intenzione di restare. Salvo poi andare via, più o meno scappando, tra delusione e disappunto.
Ma il perché questo accadesse, non mi era dato saperlo. E intorno a me non se ne parlava affatto, se non in silenzio e lontano da sguardi indiscreti. Volevo capirne di più, indagare, sondare il terreno.
L'unico modo era parlarne con il diretto interessato. Che però era sfuggente, distante, come una nave in lontananza, o del fumo all'orizzonte. Non senza contrasti, non senza fatica, arrivai a lui. Era molto, molto più vicino di quanto non pensassi, ma ne resi conto solo dopo che fui al suo cospetto.
Un saluto familiare rompeva, finalmente, un fragoroso silenzio. C'era ancora l'ombra su di lui, ma la visuale era più chiara. Frammenti di vetro, sparsi ai suoi piedi e un mucchietto di sabbia sul tavolo, davanti a sé. Non volli indugiare, e brusco gli chiesi:
"Perché se ne vanno?"
Senza rispondere, se non con un ghigno, strinse la sabbia in un pugno, e la mangiò.
"Cosa vuol dire?" - chiesi allibito.
"Chiedono ciò che non posso dare loro. Sperano invano, poi vanno via." - rispose lui.
Non soddisfatto, provai ad incalzare:
"Ma perché la sabbia?"
"E' così che conserviamo il tempo, nelle clessidre. Anche quando andranno via, il tempo con loro sarà stato comunque prezioso, e questo è il solo modo di salvarlo e tenerlo con me. Non fa bene, inizialmente, provoca dolore, ma prima o poi si supera."
Parole prive di senso, eppure così stranamente nitide, che non riuscì a rispondere, restando in confusione. Avrei voluto fargli centinaia di domande, di cui forse custodivo già tutte le risposte.
Ma non riuscì a trovarlo, né a chiedere di lui. Benché sedesse sempre lì, da solo, in un angolo della galassia. Dagli altri era distante. Vuoto, senza sguardo. A mangiare quella sabbia, mentre era già troppo lontano.
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