sabato 13 gennaio 2018

Goodbye Kiss...


Mi ero ripromesso, già da un po' di tempo, a dir la verità, di rimettere in moto il cuore, "gettarmi nella mischia", sondare il terreno, diventare più coraggioso, in linea generale, nell'approccio con persone dell'altro sesso. Sebbene mi sia sentito "limitato" per un certo periodo, diciamo così, per cause di forza maggiore (su cui non credo sia il caso di tornare), posso affermare, in maniera tranquilla, di esserci riuscito, e di aver iniziato già da un po' a mettere in atto, in un modo o nell'altro, quanto mi fossi ripromesso. Tanto per essere chiari, sin qui non c'è stato alcun risultato concreto, ma da un punto di vista personale, aver mosso dei passi, in questo senso, rappresenta comunque un'evoluzione, da non sottovalutare. Mi rendo conto che possa sembrare poca roba.

Eppure, considerando la mia insicurezza caratteriale, a sua volta deriva di una timidezza che affonda le proprie radici in profondità, non è così.
Certo, di lavoro ne ho dovuto compiere su me stesso, e la strada da percorrere pare piuttosto lunga ancora. Strano (fino ad un certo punto) come, da questo punto di vista, le mie prime esperienze in ambito lavorativo, dapprima da semplicissimo centralinista, passando poi per il ruolo di operatore telefonico nell'ambito del Customer Care, possano aver levigato con forza il mio carattere, donandomi spigliatezza e loquacità che mai avrei pensato di possedere. Inutile dire quanto mi sia dovuto ricredere. E non è certo la prima volta.

Forse ne avevo sottovalutato l'importanza, ma a livello inconscio (e non solo) credo sia doveroso evidenziare quanto questo mi abbia forgiato, nel corso del tempo, costituendo una base piuttosto solida, per le esperienze successive. E, ad oggi, e senza fare troppi giri di parole, continua ad essere così.

Manca ancora qualcosa, questo è lampante, ma piano piano, più vado avanti e più mi sembra di migliorare sotto questo aspetto. Mi riferisco soprattutto allo spirito di intraprendenza, se così lo si può definire, con cui cerco di "muovermi" in determinate situazioni, e grazie al quale, già da diversi mesi a questa parte, ho ricominciato ad attivarmi, per provare quanto meno a mettere fine alla mia condizione di single.
Non è e non sarà mai un'imposizione che intendo dare a me stesso, sarebbe solo controproducente, e questo tengo a specificarlo, in maniera particolare. Non mi sono mai andate a genio le forzature, ed anche in questo ambito ho deciso di lasciar "scorrere" le cose, in maniera naturale, senza alcuna smania.

Ciononostante, ho fatto in modo di reinserirmi in un giro di nuove conoscenze, uscite, appuntamenti galanti o pseudo-tali, che nel corso di questi mesi mi hanno portato a conoscere ed a confrontarmi con ragazze, con cui si sono poi create diverse tipologie di situazioni. Che si trattasse di pochi giorni, o di qualche settimana, di un iniziale sentimento di affetto o di una curiosità effimera fine a sè stessa, ne son sempre venute fuori esperienze interessanti, e già per questo degne di essere vissute. Non ho ancora trovato ciò che cerco, benché abbia pensato di esserci andato vicino in un paio di occasioni. Ma ho comunque pensato di voler "storicizzare" alcuni di questi episodi, un po' come memento a me stesso. Un po' a voler (solo tentare di) emulare le nostalgiche classifiche di Nick Hornby (come già detto qualche post fa), che nel suo meraviglioso "Alta Fedeltà" riusciva a catalogare la quasi totalità degli elementi facenti parte della sua vita, ponendoli in speciali classifiche, passando da quella dedicata ai suoi album preferiti, fino ad arrivare a quella relativa alle proprie ex-fidanzate.
Fatta salva la differenza con il livello della sua prosa (a cui non arriverò nemmeno tra un milione di anni), proverò a fare lo stesso, scavando tra gli episodi passati e, perché no?, tra gli eventuali incontri futuri, partendo da quello che, senza dubbio alcuno, ricorderò come l'appuntamento più imbarazzante dei miei 34 anni di vita.

Per la verità si è trattato di un incontro abbastanza fortuito, direi quasi casuale. Ammesso e non concesso che si possa ritenere casuale una conoscenza nata su una delle tante applicazioni di dating, presenti attualmente sul mercato. Non che fossi un esperto della categoria, ma a dispetto della mia scarsa esperienza (ne ho provate un paio tra quelle più famose), ero comunque riuscito a stabilire dei contatti, rimediando qualche conversazione interessante, nel mare di diffidenza generale in cui ci si trova irrimediabilmente a navigare.

Veronica, in tutto questo, ne risultò essere un perfetto esempio: persona schiva, riservata, ma al contempo estremamente a modo, in poche battute faceva trasparire la sua semplicità ed il suo sapersi confrontare. Superfluo dire quanto questo riuscisse ad incuriosirmi.

Anche esteticamente riuscì ad attirare la mia attenzione: lineamenti gentili, mora, non troppo alta, femminile e, per non essere troppo espliciti, con "tutto" al posto giusto. Decisamente il mio tipo.
Pensai fin quasi da subito che il modo con cui mi rispondesse facesse come trasparire un minimo di interesse reciproco. Ma, ad onor del vero, la prima cosa che realmente mi spiazzò, fu il fatto di non essermi mai sentito "giudicato" sulla base delle esperienze passate, o soltanto di pregiudizi e luoghi comuni. Sebbene fosse una perfetta sconosciuta, Veronica mi apparve "familiare", e non so quanto possa aver inciso una certa somiglianza caratteriale: anche lei del Leone, con uno spiccato senso dell'orgoglio, difficile da dominare, percepì in me del carisma, che la portò a fidarsi, di istinto. 

Avevo sempre (forse erroneamente) pensato che ci sarebbero stati contrasti insanabili con un carattere troppo simile al mio (specialmente nei lati più spigolosi). In quel momento assistevo ad una sorta di alchimia, qualcosa su cui avevo deciso di puntare. E, a differenza di quanto non avessi mai fatto in precedenza, decisi di buttarmici, adottando una tattica nettamente più aggressiva, a costo di fallire. Anche a costo di risultare sgradevole, e rovinare il buon inizio che si era magicamente creato.
Non so quanto sia stato fortunato nell'occasione, ma di fatto, funzionò: dopo circa un'ora e mezzo di conversazione in chat, le lasciai il mio numero di telefono, chiedendo di portare la nostra conoscenza ad un livello successivo, ed accettò di buon grado. Sembrò addirittura felice e non tardò a farmi sapere quanto fosse a sua volta interessata alla possibilità di conoscerci meglio.

Abbassai ogni difesa, completamente, fidandomi del tutto. Contestualmente sentì che la cosa fu reciproca, e questo non faceva che spronarmi ed incuriosirmi ancor di più. Passammo ben presto dal sentirci tramite messaggi, alle telefonate, costanti, che riempivano l'eventuale vuoto delle nostre serate, fino ad accompagnarci alla buonanotte. Una piacevolissima routine, sistematica, a cui nessuno dei due sembrava volesse rinunciare. Poco più di una settimana, per poi iniziare a pianificare concretamente un incontro, un appuntamento. Qualcosa che desideravamo entrambi, senza differenze.
Del resto a cosa sarebbe servito iscriverci ad un applicazione per incontri?

L'intesa che riuscimmo a stabilire sembrava perfetta, e benché fossero passati poco meno di 10 giorni, decidemmo di vederci, per comprendere meglio quali sarebbero state le nostre sensazioni, dal vivo.
Avevo ipotizzato una situazione tranquillissima, nulla di impegnativo, per non pressarla. Magari un caffè, anche in mattinata, piuttosto che un drink da consumare in uno dei tanti luoghi pubblici, sparsi per la città. Pensai di concederle piena libertà di scelta, di metterla quanto più possibile a suo agio. Capì che lei avrebbe fatto altrettanto, chiedendomi "silenziosamente" di prendere l'iniziativa, ancora una volta, come se in cuor suo, avesse preferito più decisione ed intraprendenza, da parte mia.
Sapevo di non potermi spingere troppo oltre, e che se avessi valicato quel confine sottilissimo (a cui non ero abituato), avrei rischiato di rovinare tutto. Eravamo in uno stallo, ma Veronica, ancora una volta, non si perse d'animo, e tolse le castagne dal fuoco, alla sua maniera.

Cogliendomi di sorpresa, e non era la prima occasione, mi chiese di vederci sotto casa sua, per poi decidere dove avremmo passato la serata. Fu un enorme attestato di fiducia nei miei riguardi, che non riuscì a sottovalutare. Mi sentì come lo spaventato Cringer, inseparabile tigre di He-Man, che dopo aver beneficiato della scarica di potere proveniente da GraySkull, si trasformava nel possente e coraggioso Battle-Cat. Consapevolezza, fiducia ed energia in overflow. 

Cercai di pianificare tutto il possibile, lasciando spazio alla creatività ed alla improvvisazione, con cui mi era sembrato di esser riuscito ad incuriosirla fin dal principio. Mi inviò il suo indirizzo, abitava in un quartiere che non avevo mai frequentato, ma che scoprì essere alquanto vicino a quello dove abito con i miei genitori. Arrivai al luogo stabilito in perfetto orario, e lei mi fece attendere i classici 10 minuti standard, prima di vederla uscire dal cancello del suo palazzo, intenta a raggiungere la mia auto. L'umidità della serata aveva reso il clima non proprio gradevole, e non ebbi la possibilità di scendere dalla macchina per poterle andare incontro, nonostante l'emozione. Si fiondò nell'abitacolo, visibilmente (e comprensibilmente) imbarazzata. Bella, come mi sarei aspettato. Tendeva a sottovalutarsi, ma non so per quale motivo lo facesse. Tentai di rompere il ghiaccio, saltando i convenevoli e porgendole un biglietto, con una dedica scritta da me. Uno di quei biglietti musicali, che non avesse un tema specifico, come gli auguri di compleanno, ecc ecc.

Sembrò gradire, ma la sua inaspettata timidezza ne limitò probabilmente la reazione. Sembrava sorpresa, piacevolmente. Ed allo stesso modo sentì di aver cominciato con il piede giusto.
Pochi secondi dopo, mi chiese se le mie sensazioni, quelle che avevo in qualche modo provato nell'arco di quella settimana di contatti, di telefonate e di messaggi giornalieri, fossero confermate, dopo averla vista dal vivo, dopo aver superato il primo impatto. Credo che l'espressione sul mio volto non avesse bisogno di ulteriori segnali, ma volli lo stesso darle una risposta affermativa. 

Per un attimo abbassò lo sguardo, prese qualche secondo, per poi dirmi che invece lei, da parte sua, non trovava alcun riscontro di quanto avesse pensato di provare o di sentire in precedenza. 
In quel momento, la mia mente fu invasa da una miriade di pensieri. Tutto ciò che avrei voluto dirle, tutti gli argomenti che avrei voluto utilizzare durante quella serata, finirono come inghiottiti da un vortice, un buco nero. Abbastanza grande da spegnere l'entusiasmo sul mio volto, rendendolo "apatico". Presi atto di quella risposta secca ed inequivocabile, scegliendo di rintanarmi nel silenzio, mentre l'imbarazzo cominciava a montare. Non c'era, né c'era mai stato, nulla di reciproco.

Veronica provò a minimizzare, invitandomi a fare il possibile per passare comunque una "bella" serata, tra due che si conoscono su un'app di incontri, e che sarebbero usciti insieme per dirsi  che non ci sarebbe stata attrazione (!?!). Una forma strana di umorismo, che faticai a comprendere, lo ammetto. Aveva notato il mio cambio di umore repentino, ma forse fece finta di non capirne la motivazione, glissando con nonchalance e sottolineando con fare al limite del beffardo ogni mio silenzio. Per un istante, un brevissimo istante, il cervello, forse spinto dal senso di orgoglio, mi suggerì di invitarla cortesemente a scendere dall'auto e ad annullare quello che in principio sarebbe dovuto essere un appuntamento. E' stato un flash, fulmineo e quasi inconsistente. L'istinto, che su di me riesce sempre ad avere il sopravvento, prevalse ancora una volta, e mi portò ad accettare la richiesta di Veronica, per quanto fosse incomprensibile dal mio punto di vista.

Ci recammo in un locale carino, fu una sua idea (alla fine riuscì a convincerla che sarebbe stata lei a decidere), nel quartiere Vomero. Un bel posticino, caldo, accogliente, ben frequentato, dove ci saremmo potuti sedere, bevendo un Moscow Mule, facendo due chiacchiere. Aveva già cenato, mentre io, che avevo messo in cantiere di portarla fuori a cena, ero a digiuno, ma privo di qualsiasi appetito. Ancora una volta notò i miei silenzi, ancora una volta ne apparve seccata, risentita. Ci sarebbero state decine e decine di cose che le avrei voluto dire e raccontare, ma non certo in quell'occasione. Non certo dopo la sua confessione iniziale. Giunto al limite della pazienza, ed in pieno imbarazzo per una situazione tra le più scomode mai vissute, le chiarì il concetto che non avrei avuto nulla da dirle, se non per rispondere a qualche sua curiosità, in maniera piuttosto distaccata.

Quel cambio di registro doveva aver avuto effetto. Forse Veronica comprese di essere su un piano completamente diverso dal mio, o, per restare in campo geometrico, si rese conto che fossimo su due distinte rette parallele.
Provò a giustificarsi in maniera piuttosto goffa, ad essere sincero, sviscerando una litania di scuse  ed argomentazioni che non stavano in piedi.

"Il problema non sei tu... è che probabilmente non sono ancora pronta ad avere un legame..."
Frase tipica di chi si iscrive su un social network di incontri, dichiarando al contempo di non voler rapporti occasionali. Osservavo in silenzio il suo arrampicarsi sugli specchi, e senza rendermene conto, iniziai a tranquillizzarmi, sentendomi a mio agio. Mi sentì in imbarazzo per lei, più che per me stesso.
Quando si rese conto che il nostro fosse semplicemente diventato un interrogatorio, con in mezzo un paio di risate per spezzare il tono a tratti troppo formale, decidemmo di andarcene. 
Appena fuori dal locale, avemmo modo di scambiarci un abbraccio (nel locale non avrebbe voluto, per troppa timidezza, a detta sua). Fu come quando in quelle trasmissioni tipo Bim Bum Bam, protagoniste della mia infanzia, i bambini della squadra perdente venivano premiati con la scatola gioco. Premio di consolazione, appunto. 

La riaccompagnai a casa, con lei che gentilmente continuò a parlarmi, tra un'indicazione stradale e l'altra, provando a rammendare la conversazione sfilacciata di qualche minuto prima.
Lungo il tragitto, a pochi km dall'arrivo, la mia radio passò Goodbye Kiss dei Kasabian, manco a farlo apposta. Sembrava la scena di un episodio di chissà quale serie TV. Tragicomica.
Giunti sotto casa sua, poco prima di salutarla, le chiesi di attendermi per qualche secondo, senza muoversi dal sedile lato passeggero. Il tempo di scendere, aprire il cofano e prendere una busta, con dentro un peluche della serie IL RE LEONE della Disney. Le chiesi di tenerlo in ricordo di me e di quella assurda serata, dopo una settimana o poco più, comunque intensa. 

Per fortuna accettò di buon grado, sembrò felicissima. L'ultima volta in cui aveva ricevuto un peluche in regalo, risaliva a quando aveva 16 anni. Chissà perché. Immagino non lo scoprirò mai.
Dopo averla ringraziata per ogni cosa, la salutai, senza troppi convenevoli, proprio come all'inizio.
Veronica fece altrettanto, ma in un ultimo sprazzo di verace spontaneità, mi chiese, con incredibile candore, di poterci sentire ancora, e magari rivedere, come amici. 

Con lo stesso identico candore e, lo posso dire, con il sorriso sulle labbra, le risposi che dopo quella serata, io e lei non ci saremmo mai più visti, né sentiti. Non scorderò mai la faccia che fece alla mia risposta. Ciascuno dei due avrebbe dovuto rispettare la volontà dell'altro. Semplice.
Annuì, forzatamente, e se ne andò. L'atto conclusivo dell'appuntamento più imbarazzante della mia vita. Qualcosa che probabilmente devo essermi meritato, oppure, una semplice beffa del karma. 
Una volta a casa, prima di andare a dormire, notai un suo messaggio, in cui mi ringraziava per come mi fossi comportato con lei. Mi limitai ad augurarle "buona vita", con un messaggio striminzito ma al contempo chiaro ed inequivocabile. Non avrebbe mai potuto dar spazio ad errori di interpretazione.

Di fatto, circa due settimane più tardi, Veronica ha provato a scrivermi (come del resto aveva ipotizzato), lasciandomi un paio di messaggi, per me privi di senso, nei quali mi chiedeva come stessi. Messaggi che, a distanza di circa un mese, restano ancora senza risposta, ed è così che resteranno. Che le piaccia oppure no. 

Questo tipo di "ricerca" contempla la possibilità di errori di valutazione, e non sarà certo questo a spaventarmi o a bloccare il mio "cammino". 
Nel frattempo, cogliendo sempre il lato positivo, ho rimediato un'altra lettrice e, soprattutto, assegnato il primo posto (momentaneo) nella mia ideale Top Five, nella Classifica degli appuntamenti più imbarazzanti della mia vita.




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