domenica 21 gennaio 2018

The Passenger...

Le vacanze natalizie sono ormai alle spalle e, per quanto siano state piacevoli, è già tempo di rientrare nel vivo della mia quotidianità. Dopo una settimana di "assestamento", utilissima per riprendere contatto con l'ambiente di lavoro, le abitudini e gli stessi colleghi, mi ritrovo nel pieno dell'attività di collaudo, ancora una volta alle prese con orari indefiniti, ritmi forsennati e tempi sempre più ristretti.
Confesso di averne sentito la mancanza in più di un'occasione, e questo a dispetto del fatto che mi sia veramente goduto lo "stacco", trascorrendo tutti quei giorni in mezzo ai miei affetti.

Un'ulteriore riprova di quanto il mio lavoro mi piaccia, soprattutto considerando il ruolo attuale, il contesto in cui mi trovo, le modalità con cui si svolge il progetto stesso. Sensazioni, del resto, già sperimentate in precedenza. 

Non è comunque da sottovalutare l'aspetto extra-lavorativo, che si concilia quasi alla perfezione con il mio desiderio di "vita indipendente". Come detto in precedenza, gli elementi non sono ancora al completo, e per adesso, vivere da solo, in una piccola camera d'albergo, impiegando il mio tempo libero per dedicarlo quanto più possibile alle persone care ed alle mie passioni, mi sta più che bene.
Lavoro per far sì che le tessere del mosaico riescano progressivamente a ricomporsi e poco importa se il processo richiederà del tempo. Per quanto possa sembrare che l'incedere sia lento, gli eventi iniziano a muoversi nella giusta direzione, creando contrasti, tessendo trame che spesso, per non dire il più delle volte, sfuggono ad ogni possibile tentativo di previsione. 

Nel mio caso specifico, anche durante questa settimana, non ho proprio potuto fare a meno di notarlo.
Fin dagli inizi di questa "avventura" romana, nessuno aveva saputo darmi informazioni precise circa la durata della trasferta. I miei referenti erano stati piuttosto vaghi, evidenziando il fatto che si trattasse di un progetto più ampio rispetto ai precedenti, ed ipotizzando un periodo compreso tra i sei mesi ed un anno. Dopo aver preso parte al progetto, e già a diversi mesi dal suo inizio, sono riuscito ad informarmi, parlando con alcuni responsabili, circa la durata effettiva dello stesso e, pertanto, sulla mia permanenza. Tutti gli indizi portavano inequivocabilmente al 28 Febbraio 2018.

Confesso di averlo dato per scontato, al punto di fare "training autogeno" circa il mio prossimo rientro alla base, vagliando tutti i possibili pro e contro, cercando soprattutto di concentrare l'attenzione sugli aspetti meramente positivi che il ritorno stesso avrebbe comportato.

Beh, per quanto non fossi entusiasta dell'eventualità di "tornare alle origini", ero comunque stato in grado di mettere da parte un discreto numero di pro. Ora come ora non saprei quantificarli. Ma parliamo di un numero sufficiente a farmi guardare al futuro con una buona dose di fiducia. 
Nemmeno il tempo di accarezzare soltanto l'idea di potermi dedicare ai progetti lasciati in sospeso, ed eccomi di nuovo in balia degli eventi e dei loro sviluppi. 

Eventi che, a quanto pare, prolungheranno la mia esperienza presumibilmente fino al 30 Giugno 2018. Una possibilità che, specie negli ultimi tempi, non avrei mai pensato di poter mettere in conto.
E so bene che, in fondo, non dovrei sorprendermi più di tanto. Non è la prima volta che succede. E non sarà nemmeno l'ultima. Proprio io dovrei saperne giusto qualcosina. Figuriamoci.

Nel bene o nel male, questa settimana è stata "così", abbastanza ricca di sorprese, non sempre ben accette. Mi verrebbe da pensare alla vicenda di Alexis Sanchez, giunta ormai all'epilogo, che lo vedrà finalizzare il suo passaggio agli eterni rivali del Manchester United. Un senso di frustrazione per certi versi familiare, qualcosa che avevo già sperimentato nell'Agosto del 2012, quando fu Robin van Persie a fare la stessa scelta, trasferendosi nel nord d'Inghilterra, tradendo la fiducia e le aspettative di molti tifosi. Poi, vabbè, potranno dirmi che il Board sia già all'opera per provvedere alla sua degna sostituzione (Mkhitaryan dovrebbe firmare a breve come contropartita tecnica, e Mislintat, mentre scrivo, si troverebbe a Dortmund per intensificare le trattative per l'acquisto di Aubameyang), ma questo non basterà a lenire il mio orgoglio ferito. Non quanto l'allontanamento di Arsene Wenger.

E, a proposito di eventi imprevedibili, che dire a proposito della scomparsa prematura di Dolores O'Riordan? Una notizia che mi ha lasciato senza parole, esterrefatto, incredulo. Come la perdita di una persona cara, difficile da poter spiegare (o da poter comprendere), mi rendo conto.

Nel pieno della mia adolescenza, le sue canzoni, quelle dei Cranberries, insieme a tanti altri gruppi, mi spronavano, motivandomi ad esercitarmi con la mia Eko Sombrero VI (acustica vintage anni '70, ovviamente ereditata da mio padre). Tra i miei sogni di ragazzino sedicenne, spesso più simili a voli pindarici, nutrivo l'idea di avere un gruppo mio, al servizio di una cantante femminile che ne potesse, anche solo lontanamente, emulare lo stile. Lo immaginavo ogni volta in cui tentavo di strimpellare "Zombie", oppure "Promises". O soltanto persino quando mi capitava di ascoltare, restandone ammaliato, "Animal Instinct" oppure "Just My Imagination", ed altri brani di quel meraviglioso album, Bury the Hatchet, che custodisco gelosamente nella mia collezione.

Senza contare di quanto rappresentasse per me (ma come credo anche per tanti ragazzini miei coetanei) come donna, o come "ideale" di donna: una ragazza bellissima, nello stesso tempo misteriosa e dal fascino enigmatico. Parafrasando un mio carissimo amico, che come me ne condivide l'ammirazione, "aveva la voce di un angelo che faceva l'amore con il Diavolo". Ho amato Dolores O'Riordan dal punto di vista estetico, dal punto di vista artistico e musicale, e ripeto, la sua scomparsa, a soli 46 anni, lascia in me una ferita davvero difficile da spiegare. Indelebile, come i solchi lasciati sui miei polpastrelli, dalle fredde corde metalliche di una chitarra acustica vintage.

Ecco perché, alla fine della fiera, posso dire di aver avuto una settimana piuttosto intensa, se non altro, in termini di sensazioni provate. Ancora una volta all'insegna dell'imprevedibilità degli eventi, ormai una costante in questa fase della mia vita. I giorni che passano, e con essi, tutte le persone che incontrerò, le esperienze che avrò modo di vivere, i sentimenti che riuscirò a provare, saranno come una vorticosa scia di automobili, intente a perdersi nel traffico e ad offrire un passaggio all'inconsapevole autostoppista di turno. Senza rendermene conto, c'è già una nuova settimana pronta ad iniziare. E per adesso, non mi resta che prendere posto, sul sedile lato passeggero.





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