Se c'è una lezione che, mio malgrado, ho dovuto più volte imparare è che non bisogna mai sottovalutare l'imprevedibilità degli eventi. E' incredibile. A volte persino "grottesco".
Più si cerca di contemplare eventuali fattori di rischio, variabili, fare bene i propri conti, e più si finisce costretti a frenare, prendere tempo, modificare l'ordine delle priorità.
Parlo in generale, senza necessariamente riferirmi a nulla in particolare, o a qualcosa di specifico.
Sia chiaro, a costo di essere ripetitivo, non sono uno che crede alla casualità. Di contro, ho sempre pensato che buona parte delle cose che ci succedono, più o meno quotidianamente, dipendano in effetti dalle nostre azioni, dal nostro modo di essere, di trovare soluzioni, e di affrontare i problemi.
Solo che, talvolta, la vita sembra davvero assomigliare al tabellone del Monopoly, e non è così difficile pescare la carta degli "imprevisti".
Vale la pena rimarcare che, in ogni caso, questi ultimi non siano necessariamente "negativi". Non in senso stretto, almeno. Sarebbe limitato pensarlo.
Un conto è dover far fronte ad ostacoli che fino a qualche minuto primo avremmo ritenuto impossibili: quei fattori in grado di far sballare i calcoli, persino di quelli più precisi e rigorosi tra noi.
Non per niente c'è chi li definisce incidenti di percorso. Sembra una definizione calzante, che non lascia spazio ad ulteriori dubbi o eventuali interpretazioni. Nulla da aggiungere, in effetti.
Ben diverso è ritrovarsi a dover valutare delle possibili chance, occasioni in divenire, senza forma concreta. Occasioni che, per un motivo o per un altro, risultano difficili da inquadrare.
O, per dirla meglio, non semplici da inserire nella giusta prospettiva.
Ecco, tra le due sfumature credo di essere sostanzialmente più vicino alla seconda. Il che non so se sia un bene. Non ancora. Ed è proprio quello il punto.
Forse è dalla fine dello scorso anno che non provavo una sensazione simile. E per quanto desideri provare ad interpretare questo interrogativo, ad anticiparne la soluzione, riformulando calcoli e spostando le priorità, so bene che stavolta non mi conviene.
Non si parla di uno stallo indefinito. Sarà sufficiente portare pazienza, saper attendere lo sviluppo degli eventi e non smontare quelle briciole di certezze conquistate fino ad oggi.
Si, magari non saranno ancora moltissime e non avranno cementato ancora nulla di tangibile.
Ma restano pur sempre piccoli passi importanti, rispetto a qualche tempo fa.
So bene che negli ultimi giorni, o forse nelle ultime settimane, avevo cominciato ad andare più spedito, gestendo bene il da farsi e il tempo a mia disposizione.
E, per quanto di recente possa aver perso "risorse" importanti, so bene di non essere solo.
Non mi mancano i consigli delle persone care. E posso ritenermi fortunato nell'avere la stima di amici e amiche che mi seguono, senza mai farmi mancare il loro affetto e la loro vicinanza (anche laddove questo sia geograficamente più complicato). Non è poco, Anzi, non lo è per niente.
Detesto ammetterlo, ma posso solo limitarmi ad aspettare. Quanto? Sarebbe bello saperlo.
Questione di giorni, o magari di settimane, nessuno potrebbe saperlo in questo momento.
Premere il tasto "pausa" mentre mi sentivo sempre più convinto a spingere sul pedale del gas, sarà piuttosto frustrante. Ma demoralizzarsi, rischiando di perdere il focus su ciò che voglio fare, potrebbe esserlo ancora di più e non credo sia il caso. Farò il bravo, questa volta. Promesso.
C'è un periodo di ferie da sfruttare, alcuni giorni già programmati per poter vivere un'esperienza unica, realizzando così un altro piccolo sogno. Come tutti quanti gli altri, che intendo realizzare.
E che non intendo perdere di vista. Anche se, prima di arrivarci, di andarci vicino, ci sarà da aspettare. Talvolta anche senza sapere per quanto tempo. Forse sarà quella la parte più difficile.

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