domenica 26 febbraio 2017

Naturally Being...

Mancano giusto un paio di settimane, salvo eventuali proroghe, alla fine dei collaudi in quel di Roma. Senza che me ne rendessi conto, il tempo è letteralmente volato via, quasi in totale contrasto con le fredde giornate del periodo prenatalizio. Giornate, quelle, caratterizzate da lunghe attese, ricerca di stimoli e speranze disattese. Incredibile come il mood, in questo senso, sia cambiato. E, sia chiaro, intendo in positivo. Più che altro, forse, una serie di cambiamenti, non eclatanti ma allo stesso modo incisivi, operati sulla scia dell'entusiasmo, di nuovi rapporti interpersonali, siano essi lavorativi oppure no, consolidando nello stesso tempo quelli già esistenti. 
Il rammarico che tutto stia per terminare esiste, non potrei negarlo. Ma di sicuro non è la sensazione dominante in questa fase. Mi piace pensare che, alla fine, la tanto agognata ricarica sia arrivata, con incredibile efficacia. E adesso, già in questo preciso istante, il lieve senso di dispiacere viene attenuato dalla curiosità, direi anche dall'impazienza, per la prossima fase che sta per aprirsi. 
Come fosse l'inizio di una nuova stagione, se avete presente le serie tv, con tanto di nuovi "personaggi", nuovi scenari, ed obiettivi da raggiungere. Senza contare i finali da (ri)scrivere. Mi sento molto motivato in questo senso. Cosa che non capita spesso quando si parla di ritorni. 
Ed è curioso che, al mio ritorno, vi saranno delle partenze. Sicuramente non tutte piacevoli e ce ne sarà almeno una che lascerà segni indelebili, che continuerò a portare con me, con tutta una serie di magnifici ricordi. Ormai penso di averlo capito ed accettato. Per il momento, è così che la mia vita deve funzionare. Come un "un fantastico via vai", di cui nel bene e nel male mi ritrovo ad essere protagonista. In una specie di percorso, dove luoghi e persone si alternano, e continueranno ad alternarsi, fin quando non avrò trovato ciò che cerco. O fin quando non verrò trovato.
Potrei provare a cambiare questa prospettiva, potrei provare a stare fermo e ad evitare strappi in apparenza non necessari. Ma in fondo so già che non ne sarei capace, so bene che non resisterei. 
Perché questo è ciò di cui ho bisogno, è questo ciò che mi dice il cuore, talvolta gridando, e purtroppo (o per fortuna) non riesco a contraddirlo. Del resto ho sempre avuto un'indole testarda.
Se non ricordo male, circa una decina di anni fa, un mio grande amico (ed insegnante di vita), mi disse che questo mio modo di fare, gli ricordasse una vecchia favola. Una favola che faceva così:

“C’era una volta uno scorpione che doveva attraversare un fiume. Aveva necessità di raggiungere l’altra sponda ma, non sapendo nuotare, avrebbe prima dovuto trovare un modo o un aiuto per riuscire nella sua impresa. Si mise d’impegno per cercarlo e, dopo qualche tempo, scrutò una rana che nuotava nelle vicinanze della riva.

“Hey Tu! Rana!!!” - gridò lo scorpione.

“Dici a me? Cosa vuoi?”  - rispose la rana.

“Scusa il disturbo, ma, vedi… ho bisogno di attraversare il fiume e, non sapendo nuotare, mi chiedevo se tu potessi aiutarmi portandomi sulla tua schiena.”

“Ma chi? Io? Fossi matta!!!” - rispose la rana. “Se ti facessi salire sulla mia schiena, non esiteresti a colpirmi a morte con il tuo aculeo velenoso!!!”

“Eh no! Ti sbagli! Se facessi come dici, finirei in acqua anche io e morirei con te. Non credi?”

La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. 
A metà tragitto però, la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto. 

“Perché sono uno scorpione…” - rispose lui - “E’ la mia natura.”




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