domenica 5 febbraio 2017

Live Forever...

Non si fece attendere, come previsto. Le nubi si erano addensate, già da qualche giorno. L'ira del cielo si manifestò tutta in un'unica volta, con una Tempesta memorabile. Veniva giù senza sosta, con inaudita ferocia, implacabile. L'alieno provò tutto il possibile per ripararsi, ma poté ben poco. Non più soltanto il suo fagotto, ora. Anche quel paio d'ali sulla schiena. Nuove e sgargianti, si. Eppure così pesanti e difficili da utilizzare. Fin lì non aveva mai pensato a quanto fosse importante quel dono, a quanto fosse speciale. Tuttavia, durante il suo incedere sotto la pioggia battente, non aveva mai desiderato così tanto saperle usare. Non aveva mai desiderato così tanto avanzare il passo e spingersi più lontano. Se non altro verso la fine di quel diluvio, ormai sempre più fastidioso.
Quel viaggio, iniziato da poco, sembrava già arenarsi nel fango. Ma a dispetto della scarsa visibilità, ecco apparire un enorme cancello, con sbarre di ferro e mura in cemento.
L'alieno riuscì a scorgere una provvidenziale apertura, e senza indugiare, così, per istinto, vi si infilò.
Senza sapere dove fosse, così, per impulso, violò quell'entrata sottraendosi alle intemperie.
Superò il viale d'ingresso, che dava su un ampio corridoio, fortunatamente al coperto e quindi all'asciutto. Sgusciò di soppiatto, percorrendolo fino in fondo, in un silenzio tombale. Come se nessuno abitasse quei luoghi. Come se nessuno ne fosse il custode.
Indugiò per un attimo, pensando di poter recar disturbo al legittimo proprietario. Ma, giunto a quel punto, la curiosità era troppa, e continuò ad avanzare verso la fine del corridoio, ormai sempre più visibile. L'oscuro silenzio venne presto interrotto da un progressivo vociare, probabilmente una moltitudine di persone riunite in un sol posto. L'alieno si affacciò timidamente, osservando con non poco stupore l'immenso atrio che gli si parava dinanzi. Ben più simile ad una piazza, che non ad un salone, quello spazio racchiudeva aiuole, serre e giardini, piacevolmente intervallati da stradine meticolosamente composte da ciottoli e sassi, con staccionate in legno poste ai lati. Rivolgendo lo sguardo verso l'alto, si poteva ammirare una volta a cupola, in vetro completamente trasparente, altissima e di proporzioni gigantesche. Il ruggito della tempesta era solo un un sommesso miagolio.
Non riusciva ad essere tranquillo, avrebbe almeno voluto chiedere il permesso per stare lì, o soltanto giustificarsi. Pensò quindi di guardarsi intorno, e cercare qualcuno con cui parlare. Si fece spazio tra le persone presenti nei pressi dei giardini, ma nessuna di queste sembrava dargli ascolto. Troppo impegnate ad ammirare le innumerevoli piante ed i coloratissimi fiori che contornavano le aiuole, troppo impegnate a chiacchierare tra loro, finirono per snobbarlo. L'alieno fu spiazzato, ma se non altro capì che la sua presenza non creava disagi. Si sentì più libero di gironzolare e, nel contempo, di riposarsi, senza che questo potesse metterlo nei guai. Fin quando la sua attenzione non venne catturata da una torre, completamente in pietra, che sembrava giungere alla stessa altezza della cupola. Alla base della stessa, proprio all'entrata, v'era un ascensore che, presumibilmente, lo avrebbe condotto in cima e non esitò ad utilizzarlo. In un attimo giunse proprio lì, sulla sommità di quell'edificio, simile ad una serra. il pavimento, ad esclusione un piccolo sentiero in marmo che conduceva al finestrone frontale, era completamente ricoperto da rose di un vivacissimo rosso scarlatto. Non ebbe il tempo di contemplare quella bellezza mozzafiato, né di fare un solo passo.

"Come hai fatto ad entrare? Lo sai che non è permesso stare qui senza autorizzazione?"

"No... Io domando scusa..." - rispose l'alieno, con palese imbarazzo. Davanti a sé, una giovane donna, una ragazza, di inaudita bellezza: carnagione chiara, pelle liscia come seta, avvolta in un regale abito color verde smeraldo; il viso era acceso da due meravigliosi occhi azzurri ed incorniciato da una chioma di capelli castani, dai forti riflessi scarlatti, come le rose che componevano il contesto.

"Io sono Mamba, lieta di conoscerti. Tu devi essere un pretendente. In realtà sei parecchio diverso dalle persone che giungono qui e questo, lo ammetto, mi incuriosisce non poco."

"Pretendente? No, non so di cosa parli... io sono solo di passaggio, cercavo un rifugio per scampare alla Tempesta. Non volevo intrufolarmi qui senza permesso..."

"Non importa, non preoccuparti. Comunque ho deciso, anche se non sarai un pretendente, per me sei già nella Lista. Giusto il tempo di ultimare i preparativi, poi ci sposeremo e diverrai mio marito."

"Ma come sarebbe? Io? Sposarti? Non ci conosciamo e non ne sarei degno! Non sai ciò che dici..."

Così disse l'alieno, e in men che non si dica, ecco accorrere quattro guardie, armate di alabarda e corazze composte da squame di ferro.

"Sua Altezza! Sua Altezza, che succede qui? va tutto bene?" - fece una di loro

"Tranquillo, fedele Thaul, non è successo nulla. Ho trovato uno dei pretendenti, deve essersi smarrito, e gli stavo indicando la strada. Vi prego, conducetelo nelle stanze insieme agli altri. Al momento opportuno, lo convocherò." - rispose la Principessa.

Senza esitare, le guardie reali eseguirono l'ordine, e l'alieno non ebbe la forza di opporsi. Venne scortato immediatamente in un'area del palazzo che non aveva visto in precedenza. Una stanza enorme e ben arredata, con pavimento in marmo, e pilastri scolpiti come colonne doriche. L'opulenza la faceva da padrona. Mobili intarsiati, statue e sculture si alternavano con divani e baldacchini in raso. L'alieno ebbe modo di parlare con alcuni degli ospiti, accorsi lì per chiedere la mano della Principessa Mamba sperando di essere scelti da quest'ultima. 
Venne a sapere che si trattava di una persona potentissima, la legittima erede al trono del Regno Serpente, e per questo dotata di una intelligenza e di uno spirito combattivo superiori all'immaginazione. Non solo una bellezza straordinaria, dunque. 
Inoltre, la Principessa Serpente aveva la facoltà di scegliere i suoi mariti, senza alcun limite di numero: ne contava già ben dieci, tra cui spiccava il nome di Bill, il più audace tra i cavalieri "ammazzadraghi". Come avrebbe potuto competere? Come aveva fatto a ritrovarsi in quella situazione? A quale prezzo era scampato alla Tempesta?
Ci pensò tutta la notte, senza riuscire a chiudere occhio. All'indomani, Thaul il Capitano delle guardie giunse nella grande stanza, convocandolo per ordine diretto della Principessa. Ancora una volta fu scortato senza opporre resistenza, ancora una volta nel Roseto della torre.

"Eccoti qui, finalmente! Siedi pure, e ammira pure i meravigliosi giardini che ti circondano. Noi non vivremo per sempre, eppure questi fiori, queste rose, continueranno a crescere e proliferare fin quando vi sarà chi ne avrà cura. Presto sarai uno dei miei mariti, e tutto questo sarà tuo per mia volontà." - disse Mamba.

"Non vorrei sembrarti impertinente, ma forse a me non interessa sapere come cresce il tuo giardino e chi si occuperà dei tuoi fiori. A costo di rischiare la tua ira, io non mentirò..." - rispose l'alieno.

"E' la prima volta che qualcuno rifiuta la possibilità di sposarmi, ma in fondo questo ha poca importanza. Io ho già deciso per te, nell'istante in cui hai messo piede qui, è come se avessi firmato un contratto, un contratto che ti lega a me. Forse non conosci il potere della Dinastia Serpente. Dimmi, pensi di opporti alla mia decisione?" - chiese la Principessa.

L'alieno si guardò intorno, fissando le pareti trasparenti della cupola. Poi chinò il capo e, mestamente, rispose: "No, non conosco quel potere. E non so se sarò mai in grado di oppormi ma so solo che vorrei volare. Vorrei vivere, non voglio morire qui. Devo trovare una persona..."

"Sei coraggioso, non è da tutti rispondermi così. Ma in fondo tu sembri diverso, non come gli altri. Seppur indifeso e senza alcun potere, forse tu sei uguale a me. Noi riusciamo a vedere ciò che gli altri non vedranno mai."

"Noi due uguali? Forse non sarò mai tutto ciò che vorrei essere, ma definirci uguali... Tu vivi in un palazzo, circondata da ricchezze e potere. Suvvia, dimmi. Hai mai sentito il dolore che si prova stando sotto la pioggia del mattino, che ti infradicia fin dentro le ossa?"

"Perché cercare una risposta che non avrai mai? Inizia a rassegnarti, non vivrai per sempre, ed è qui che passerai il resto dei tuoi giorni. Ho già fatto preparare la carrozza e i cavalli. Ci sposeremo domani e diventerai uno dei miei mariti. Così è stato deciso." - concluse la Principessa, con un sorriso sornione.

L'alieno guardò ancora una volta le pareti di vetro, fissando per un istante il finestrone. Poi si avvicinò alla Principessa, le prese timidamente la mano ed inchinandosi le disse così:
"E sia. Non potrò mai contraddire una tua decisione. Accetterò senza esitare ma in cambio vorrei solo chiederti di esaudire un mio desiderio. Confido nella tua generosità."

"Chiedi pure. Ti sto ascoltando." - fece Mamba, ancora una volta incuriosita da tale reazione.

"Chiedo solo di poter passare la notte qui, in questo roseto. Potrò osservare l'esterno, e ricordarmi ci come di siamo conosciuti. E' tutto ciò che chiedo. Ti prego di concedermelo."

"Se è solo questo, credo di poter fare un'eccezione. Solo per questa volta ti permetterò di passare la notte qui. Domattina manderò Thaul a prenderti per prepararti alla Cerimonia. Non tardare." - disse lei, uscendo dal giardino reale.

"Grazie di cuore, Mamba." - rispose l'alieno, salutando la Principessa Serpente

Per quanto fosse disperata la situazione, per quanto non volesse accettare il suo destino, non era quello il tempo di piangere. Era piuttosto il tempo di scoprire i suoi "perché", trovarne le risposte.
E per farlo avrebbe dovuto continuare il suo viaggio, cercare il tizio con la Mappa del Mondo disegnata sul volto e ricordarsi che, solo pochi giorni prima, aveva ricevuto un dono. Un dono prezioso, proprio lì, cucito sulle sue spalle. Era giusto arrivato il momento di spiegare quel paio d'ali sulla schiena. Nuove e sgargianti, si. Una sola occasione, che non avrebbe potuto sprecare.
Le urla di Thaul risuonarono nella Torre all'indomani. La Principessa Mamba pretese spiegazioni, e restò incredula quando fu messa al corrente dei fatti. Nel mezzo dei preparativi, si fiondò come una furia verso l'ascensore della Torre, per poi giungere su, in cima. In preda alla collera, provò a setacciare il roseto, facendone controllare ogni angolo. Una leggera folata di vento le sferzò il viso tanto da farle sollevare lo sguardo verso la cupola di vetro trasparente. Il finestrone spalancato, nessuna traccia dell'alieno. Al suo posto, soltanto un biglietto, con su scritto: "Noi vivremo per sempre".







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