Vagò senza sosta per due giorni e due notti. Nemmeno una sosta, neanche una pausa. In un modo o nell'altro, riuscì a proseguire nel cammino, senza rallentare il passo. Aveva da poco rivisto la luce, non avrebbe ancora avuto intenzione di perdersi nell'oscurità. Non si sarebbe lasciato andare. Pur non sapendo in alcun modo come fosse giunto in cima al Colle, trovò di puro istinto un sentiero che lo avrebbe condotto verso il mare. Aggrappandosi alle sporgenze più evidenti della scogliera, si aiutò nella discesa, facendo appello al suo coraggio, alla sua determinazione.
Di tanto in tanto, i fendenti della stanchezza provavano a debilitarne il fisico. Ma, almeno per una volta, nulla poterono contro la resistenza del suo spirito. Ci era riuscito, e nell'occasione, senza alcun aiuto. L'alieno era giunto in prossimità della spiaggia. Una distesa sabbiosa, che si estendeva a perdita d'occhio. Di fronte a quella vastità, gli sembrò di essere più insignificante di uno solo di quegli infiniti granelli di sabbia.
Eppure, nonostante il senso di profondo smarrimento, sapeva che gli sarebbe mancato poco. Sapeva che non sarebbe stato lontano dal poter prendere il Mare, proseguendo il viaggio. Forse, e sarebbe stato lecito pensarlo, la smania di procedere, di potersi imbarcare, proprio quella, aveva contribuito a non farlo vacillare, a non fargli percepire la fatica. Il corpo martoriato, da poco ristabilito, seppe rispondere agli stimoli.
Percorrendo alcuni tratti solo ed esclusivamente per inerzia, l'alieno divorò chilometri di sabbia, senza nemmeno rendersene conto.
Giunse così al tramonto, deciso a risparmiare energie per quell'ultimo, decisivo tratto che lo avrebbe separato dal suo biglietto per il futuro.
Le motivazioni che gli riempivano cuore e mente avevano alimentato a sufficienza le sue gambe e le sue braccia. Poteva dirsi soddisfatto.
Avrebbe tranquillamente potuto mettere a tacere la sua impazienza, e restarsene fermo, a cercare di riposare, provando a dormire ed a recuperare gran parte delle energie spese. La cosa gli sembrò una buona idea, e non perse tempo a cercarsi un riparo dove potersi rannicchiare.
Il suo zainetto, tenuto legato ad una leggera asta di carbonio, come fosse un fagotto, benchè sensibilmente più leggero rispetto a prima, era stato completamente rammendato, con cuciture precise ed essenziali. Non sembrava più lo stesso. Resistente come i suoi vestiti, completamente rigenerati, era stato sistemato a dovere, e riempito di cose utili ed essenziali, persino del pane opportunamente razionato, che di volta in volta avrebbe scoperto.
Tra questi, una piccola copertina di lana, con una trama a rombi, con colori che tendevano a svariate sfumature di arancione. Conoscendone la provenienza, non si meravigliò di quelle tonalità per certi versi così eccentriche. Gli sfuggì un sorriso, misto a leggera malinconia. Non aveva scordato quanto gli fosse stato "dato". Non aveva certamente perduto il senso di riconoscenza, a discapito delle sue necessità. Pensò che, chissà, forse un giorno, avrebbe potuto indirizzare il suo viaggio verso quei luoghi, per poter esprimere pienamente la sua gratitudine.
Non avrebbe potuto prometterlo in qualsiasi altro modo garantirlo. La priorità risiedeva nel portare avanti il suo percorso, nell'incontrare l'Uomo con la Mappa del Mondo disegnata sul volto. Nel riceverne le risposte. Per quanto remota ed impervia fosse stata la sua attuale posizione, egli l'avrebbe raggiunta, ad ogni costo. Lasciandosi semplicemente guidare dal suo istinto e dai suoi impulsi primordiali.
Si lasciò travolgere dal sonno, abbandonando ogni pensiero. Nulla lo avrebbe potuto turbare, se non la frenetica attesa dell'indomani, per poter raggiungere quelle navi in lontananza, appena scrutate poco prima dell'imbrunire. Come potervisi imbarcare sarebbe stata tutt'altra situazione ma, ci avrebbe riflettuto in un secondo momento, e senza troppa pressione. Qualcosa gli sarebbe senz'altro venuto in mente.
E tanto bastava a rendere quella notte ancor più tranquilla di quanto già non sembrasse. Ma non sarebbe durato ancora a lungo.
Senza alcun preavviso, il suo sonno fu violentemente interrotto da un verso stridulo, potente e sinistro. L'alieno si alzò di scatto, reattivo abbastanza per quanto ancora intontito. Il sangue gli si gelò nelle vene. Quel verso spaventoso pareva in grado di squarciare il cielo da un momento all'altro. Tanto poderoso da farne risentire l'eco in lontananza. Ancora nulla in confronto a ciò che stava per materializzarsi.
Un secondo verso, come un lamento demoniaco, ancor più veemente, e se possibile ancor più terrificante, lo indusse a guardar verso l'alto, naso all'insù. Nessuna parola avrebbe potuto descrivere la scena. Un mostro alato di proporzioni notevoli, dall'aspetto di un rettile maestoso, gli si stava avvicinando, con una furiosa picchiata. Forse un Drago, o qualcosa di molto simile, che credeva potesse esistere. La livrea scura completamente coperta di scaglie color verde petrolio, non lasciava intravedere velleità. Le fauci spalancate non lasciavano presagire nulla che non fosse lo scenario di un incubo atroce. I grandi occhi gialli non tradivano emozioni, se non quelle legate al mero desiderio di morte e distruzione.
L'alieno rimase impietrito, non aveva mai provato nulla del genere. Qualunqua capacità di reazione finì per spegnersi. Restò inerme, senza riuscire a muovere un dito, paralizzato dal terrore. Quell'essere immondo era ormai a pochi metri, e finì per terminare il suo nefasto volo, planando non lontanissimo da lui. La spiaggia iniziò a vibrare, sentendo il peso di quel mostro, appena atterrato su di essa.
A quella distanza, così irrisoria, lo spettacolo risultava ancor più agghiacciante. Gli artigli e le zanne acuminate di quel demone, avrebbero sbaragliato un esercito senza batter ciglio, ed in pochi minuti anche. Non vi sarebbe stato aiuto plausibile in quella situazione, persino la minima possibilità di speranza gli venne preclusa. Non ci sarebbe stato nessuno da invocare. Nessuno all'altezza di quella situazione.
Gli ultimi segnali di razionalità abbandonarono l'alieno, che smise addirittura di tremare, ben più che annichilito dalla paura.
Il demone doveva averlo capito, ed iniziò ad avvicinarsi, muovendo le zampe artigliate sinuosamente, con incedere lento ma ad ogni modo sicuro.
La sicurezza di chi conosce bene il proprio ruolo di predatore, la consapevolezza della propria supremazia su una vittima indifesa.
Nel suo incedere, c'era qualcosa di ancora più strano e forse misterioso. Una luce tetra sembrava imporsi al di sotto delle sue scaglie, quasi pulsando. L'immensa figura mostruosa, stava progressivamente mutando nell'aspetto, riducendo le sue dimensioni, passo dopo passo.
Cominciò poi ad ergersi, in posizione eretta, assumendo sempre più sembianze antropomorfe. Non più quelle di un terrificante rettile alato. Bensì di un uomo, un Cavaliere dalla corazza nera come la pece, ed i riflessi verde petrolio. Le scaglie erano ancora ben visibili, ma stavolta andavano a formare le trame di un'armatura di acciaio, solida, pesante, vistosa. Non una sola parte del corpo era lasciata scoperta. Nemmeno gli occhi, che potevano farsi spazio relativamente da una sottile fessura, da cui veniva fuori un mostruoso bagliore ambrato. Non più ali demoniache, ma un mantello color porpora. Non più denti e zanne acuminate in bella vista, ma due robusti corni posti nella parte alta, ed esterna dell'elmo, in maniera simmetrica, che nulla toglievano al suo minaccioso aspetto. L'alieno dovette assistere, incredulo, a quella trasformazione, ma lo sgomento non gli consentì di manifestare il suo stupore. I due erano ormai giunti a pochi passi l'uno dall'altro. L'Oscuro Cavaliere mostrò infine la lancia, affilatissima, che per lunghezza, quasi nulla aveva da invidiare alla coda del maestoso rettile volante. La brandiva, in segno di sfida, pur conoscendo quale sarebbe stato l'eventuale esito. Poi, finalmente, si decise a rivolgergli la parola:
"Tu... Tu non appartieni a queste terre. Tu non appartieni a questo Mondo. Non esiste ragione che ti tenga vincolato qui, Noi ti porteremo indietro, e tu ci seguirai, nell'Oscurità..."
Così disse, sollevando la sua lancia al cielo, per poi scagliarla con violenza verso il basso, piantandola con veemenza nella sabbia. La spiaggia iniziò nuovamente a vibrare, scossa dall'impatto tremendo. Il colpo fu tale da creare una voragine, sempre più larga, sempre più simile ad una frattura.
Un sisma violento, capace di giungere fino al mare, scuotendone inevitabilmente le onde, spaventando i pescatori, e tutti i presenti al molo di attracco delle navi ben visibili in lontananza.
L'atroce spaccatura nel terreno sabbioso, sempre più ampia, celava un'inquietante scalinata, quasi come fosse una via di collegamento, un passaggio ad una sorta di antro infernale, dalla cui bocca era possibile intravedere una manciata di scalini sconnessi. Il fumo che, in maniera macabra, ne veniva fuori, preannunciava un rumore sordo, come di passi pesanti.
Per quanto attonito ed incapace di qualsiasi moto di reazione, l'alieno non potè fare a meno di sentirli, per poi trovarsi una schiera di cavalieri, tutti pesantemente armati con asce e spadoni, tutti bardati da una spessa armatura di color nero corvino, dotata di spuntoni all'altezza delle spalle e delle ginocchia.
Uno ad uno, uno dopo l'altro, risalivano da quell'antro, schierandosi con meticoloso ordine, alle spalle del Cavaliere demoniaco. Un esercito in formato ridotto, composto da 25 fanti armati, tutti dal viso completamente coperto da un elmo, vagamente simile alla figura di un teschio umano.
"Non opporre resistenza, sarebbe del tutto inutile. Lascia che i Cavalieri Spettro ti incatenino, e non ti verrà fatto alcun male, per ora. E' tempo di tornare indietro. Non importa quante volte proverai a ribellarti, implorando di poter fuggire via. Non importa quante volte proverai a gridare, o ad esternare il tuo dolore, perchè ogni volta ti priverò del respiro!" - disse il Demone, caricando nel frattempo la stoccata, con la sua potente lancia.
Senza esitare, lasciò scoccare il colpo, caricando con forza il braccio all'indietro, e scagliandosi con inaudito impeto, verso il corpo dell'alieno, ancora privo di ogni reazione.
Inavvertitamente, la punta della lancia mortifera non riuscì a raggiungere il bersaglio, fermandosi in maniera inspiegabile, a pochi centimetri dal volto della vittima.
"Che succede? Quale arcana forza trattiene il mio fendente? Perchè non riesco a scoccare il colpo?"
L'alieno, fin lì completamente immobile e annichilito dal terrore, alzò infine il volto, mostrando uno sguardo assente, privo di espressione. Gli occhi, finalmente aperti, eran diventati incandescenti, come se qualcuno, o qualcosa, se ne fosse impossessato. Erano diretti al Cavaliere demoniaco, lo fissavano, senza lasciargli un attimo di respiro. Occhi senza pupilla, di una luminescenza a dir poco surreale.
Il cielo cominciò a cambiare, sempre più invaso da nuvole, che in apparenza non promettevano nulla di buono. Nuvole scure, probabilmente cariche di tempesta, si radunavano come impazzite.
Nulla era rimasto ormai di quello scenario di tranquillità. Persino l'aria sembrava elettrica.
"Dimmi. Arriveresti ad uccidere pur di salvare una vita?" - chiese l'alieno, con sguardo furioso.
"Cosa stai dicendo? Chi sei tu?" - rispose, incredulo, il Cavaliere demoniaco.
"Saresti capace di uccidere, pur di dimostrare di avere ragione? Dimmi..." - chiese ancora l'alieno, con espressione inquietante sul volto.
Benchè fosse aiutato dalla sua schiera di soldati, quell'essere mostruoso non fu capace di muovere, nè di ritirare la sua lancia, come fosse bloccata da un campo magnetico invisibile.
Sotto un cielo denso di nuvole scure dal contorno argenteo, per le prime luci dell'alba, l'alieno fece un passo in avanti, afferrando la punta della lancia nemica, tenendola senza problemi. Il vento si alzò senza preavviso, Sempre più forte, ad interrompere il silenzio, successivo alle scosse precedenti, provocate dal Cavaliere demoniaco. Non erano normali folate, qualcosa di più vi si celava dietro.
"Non è possibile... Perchè sta succedendo questo? Che significa?" - incalzò il nemico in armatura.
"Perchè, in questo caso, la risposta è... SI!" - così disse l'altro, spalancando gli occhi incandescenti, in uno sguardo irriconoscibile. La punta della lancia nel suo pugno era già ridotta in frantumi, senza alcuna fatica. Qualcosa di impensabile stava accadendo lì. Un tremendo Uragano si abbattè su quella spiaggia, travolgendo ogni cosa. Con i piedi ancora ben saldi nella sabbia, l'alieno urlò in maniera incomprensibile, spiegando le sue ali d'acciao, ancor più enormi e scintillanti. L'energia prodotta dalla tempesta sradico alberi e capanni, spaventando a morte i pescatori non lontani da lì. Le onde, imbestialite, portarono via alcune barche, sfasciandole del tutto. L'energia prodotta da quella furia spazzò via il Demone ed i suoi sgherri urlanti, lacerandone ferocemente le corazze, e riducendo tutto in polvere. Attimi di paura, di forza incontrollata e brutale. Andò avanti per diversi minuti, senza soluzione di continuità. Devastando ogni cosa gli si parasse a tiro. La natura che esplodeva in un boato indescrivibile. Poi, nulla più.
L'alieno rinsavì, chiudendo a sè le ali, e spegnendo il fuoco azzurro negli occhi. Si guardò subito intorno, per poter realizzare quanto fosse accaduto. Spaesato e ancor confuso, gli sembrò di ricordare. Per un attimo desiderò che il tutto fosse un incubo. Ma poi, osservando meglio, quella distruzione non lasciò più spazio al dubbio. Aveva da poco rivisto la luce, non credeva si sarebbe perduto di nuovo nell'oscurità. Solo, in lacrime, senza volerlo, si era già perso. O forse, senza saperlo, si era soltanto salvato.

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