Non è certo la prima volta che mi capita di percepire questa sensazione. Febbraio sarà pure il mese più breve dell'anno solare, ma sempre più spesso, mi sembra di viverlo come quello più "lento", per certi versi addirittura interminabile. Tenendo in considerazione i ritmi frenetici (mi riferisco soprattutto alle vicende lavorative), la pressione quotidiana, ed il fatto di vivere i rapporti interpersonali (non soltanto familiari) nel poco tempo libero che mi rimane, tutto sommato, dovrebbe far capire quanto sia anomala, come percezione.
E' risaputo che gli impegni molteplici, l'essere costantemente oberati da una lista, un elenco di cose da fare paragonabile, per consistenza, all'elenco telefonico cartaceo (ma ancora esiste?), se da un lato perplime, dall'altro, almeno in apparenza, dovrebbe contribuire a rendere le giornate più "scorrevoli", ad infondere quella specie di sensazione secondo cui il tempo, in fondo, passi inavvertitamente.
Nella maggior parte dei casi, è vero, è così. Questa specie di regola non scritta, almeno per me, sembra non valere in queste ultime settimane.
In parte, lo riconosco, potrebbe dipendere dalla mia quasi idiosincrasia per questo mese particolare. Che, appunto, rimane un mese particolare, con delle ricorrenze proprie, che lo caratterizzano, lo identificano in maniera precisa. Magari il tutto si riduce a quello. Magari non è tanto il mese in sé, quanto gli eventi che ne scandiscono i giorni, seppure in un intervallo di tempo ovviamente più ristretto.
L'idea di fare, in questo senso, qualche precisazione, non sarebbe affatto malvagia. Si potrebbe subito pensare, in maniera quasi automatica, alla faccenda di S.Valentino e di tutto ciò che questo comporti. E, forse, se vogliamo anche ragionevolmente, si potrebbe pensare che la mia condizione attuale, mi riferisco a quella di una persona fondamentalmente scevra da legami sentimentali, possa, di fatti, giocare un ruolo ben preciso nella valutazione complessiva di tale periodo e/o ricorrenza. Nel fare una considerazione del genere, lo dico facendo appello a tutta la mia onestà intellettuale, non si andrebbe poi così lontani dalla verità. Da un punto di vista strettamente personale, tale considerazione potrebbe quasi rasentare l'ovvietà. Ma nonostante l'ammissione, tengo a sottolineare in maniera decisa di non avere assolutamente nulla contro il giorno di S.Valentino. Nella maniera più assoluta. Anzi.
E' qualcosa che ho provato, sperimentato, vissuto in maniera intensa per ben otto anni, credo di sapere cosa significhi. Mentirei in maniera spudorata anche in questo caso, raggiungendo vette "Meissneriane" di ipocrisia, se non ammettessi di sentirne la mancanza, di sentire la nostalgia di tale dimensione. E' qualcosa che inevitabilmente ti porti dietro, un refuso.
Tuttavia, il giorno di San Valentino resta comunque qualcosa a cui guardare con serena ammirazione nei confronti di quelle coppie vere, reali, che celebrano i propri sentimenti, senza l'elogio dell'apparenza a tutti i costi. Resta per me una ricorrenza da osservare nei ricordi nella mia esperienza, da conservare nel cassetto delle speranze. Viene facile immaginare il mood, associare l'atmosfera ai colori caldi, tendenti al rosso, quello che si spalma facilmente sui vestiti o sulle gote di una bella ragazza. Verrebbe troppo facile immaginare il profumo intenso del cioccolato che quasi sempre affianca il regalo confezionato nell'occasione. Per cui, no, non direi che questo possa costituire un fattore o un limite, in ogni caso. Volendo provare ad andare più a fondo, continuando metaforicamente a scavare, troveremmo dell'altro.
Pur senza una data precisa (e se pure vi fosse, io di sicuro non riuscirei a ricordarla), Febbraio incarna indissolubilmente il Carnevale. Sarebbe corretto identificarlo come "festività"? Non lo so, io chiedo, appunto. Credo possa bastare a far capire che non ne sia un appassionato, eh?
Lo so, è una questione soggettiva. E, per carità, posso in questa sede soltanto parlare dal punto di vista personale ma... andiamo. Carnevale.
Già da come si presenta, parte in netto svantaggio. Segue le festività natalizie, un periodo già di per sé intenso all'ennesima potenza. Non regge il confronto. Vogliamo parlare della faccenda relativa alla festività? Va bene, parliamone. Non ho tantissimi elementi, ma il fatto che non sia, come si dice, un "rosso in calendario", basta e avanza. Potrà anche avere una valenza "nazionale", ma questo non impedirà certo al mio capo di esigere la presenza delle mie chiappe in ufficio. Cosa che, tanto per dirne una, a Capodanno non potrebbe succedere.
Da piccoli era diverso. A scuola, parlo del periodo dell'asilo o delle elementari (ne ho giusto qualche reminiscenza), si utilizzavano quei due giorni prima della settimana in cui cascava il "Martedì Grasso", per poter far sfoggio delle nostre belle maschere rudimentali, talvolta arricchite da accessori occasionali, ma pur sempre privilegiando l'utilizzo del cartoncino "Bristol", degli psichedelici "uniposca", dei fermacampione e della colla UHU in stick. Credo che, da questo punto di vista, la mia creazione più riuscita fosse una versione improvvisata del Bat-Costume, con tanto di mantello ricavato da una busta di plastica scura, utilizzata per i rifiuti dell'umido, doppio strato, debitamente rinforzata con una simil-imbracatura ricavata da strisce di scatola di scarpe, e nastro isolante. Del resto, quelli erano gli anni '90, e non avevamo chissà quali mezzi a disposizione (immagino che il Kevlar fosse ancora alla portata di pochissimi eletti). Ne uscì fuori una fantasiosa commistione tra il costume delle "Animated Series" ed il cavaliere oscuro di Batman Returns: non so quanto Tim Burton si fosse potuto dire soddisfatto del mio lavoro, ma lo stesso costume era riuscito a farmi rimediare un ballo con una bambina della sezione E, nell'occasione unita alla nostra classe, mascherata da Biancaneve. Missione compiuta.
Diverso era il contesto familiare. Tolta la parentesi scolastica, sia io che i miei fratelli, compresi i miei cugini, eravamo alla mercé di zii e genitori, con la loro smania di acquistare costumi (più o meno bizzarri) e, cosa forse ancora più terribile, con quella di esibirci a mo' di trofei, dopo averci portati a fare le fotografie formato poster (alcune tipo 3 metri x 5). Davvero spettacolare.
Senza entrare nel merito dei costumi, poi. Tutti temi "attuali", di una certa sobrietà, oserei dire all'avanguardia: si passava dal "principe" (più facile che fosse quello arabeggiante rispetto alla tipologia occidentale), fino ad arrivare al coloritissimo ballerino di samba, ai toni sommessi ed estremamente castigati del parroco di quartiere (leggermente tendente alla blasfemia) o, infine, ad una anonima tenuta "camouflage" da militare.
Solo facendo questa striminzita disamina, davvero non mi stupisce che non sia stato mai propenso al Carnevale, ai travestimenti o alle feste in maschera. Considerazione, questa, più o meno immutata anche nel periodo adolescenziale, dove il lato pittoresco e colorato dei costumi, lasciava spazio alla dimensione goliardica dello scherzo, in tutte le sue varianti. E che varianti.
Il catalogo presentava una vasta scelta, ma mi piace in questa sede elencare le tradizioni più significative: il lancio delle uova marce e quello delle arance appositamente farcite di spuntoni e lame da rasoio. No, nemmeno al tempo della scuola media o delle superiori si trattava di un "rosso in calendario". Ma ricordo perfettamente che mio padre, solo ed eccezionalmente in quella occasione, si mostrasse favorevole a firmare il mio libretto delle assenze e "concedermi" la giustificazione. Evento che, in altre circostanze, poteva accadere con la stessa probabilità di osservare l'Aurora Boreale dalle case popolari di Scampia.
Oggi, a distanza di anni, resto piuttosto convinto della mia, come dire, presa di posizione. Non so come potrei prenderla in un eventuale ruolo futuro di genitore. Penso che mi piacerebbe, voglio dire, potrebbe piacermi l'idea di comprare un costume a mio figlio/mia figlia e semmai dovessi farlo, mi auguro di non scadere nella banalità che riscontro, ripeto, addirittura in questi giorni.
Non lo avrei giustificato durante i gloriosi "nineties", figuriamoci oggi. Per carità.
Non mi sognerei di vestire mio figlio a mo' di Carabiniere, o da Lawrence d'Arabia con baffetto ammiccante. Valuterei qualcosa di diverso, e l'elenco delle possibilità non è breve. Da Super Mario a Captain America, oppure da Chopper (della serie One Piece) a Naruto Uzumaki, o ancora da Ironman a McFly di Ritorno al Futuro. Potrei continuare all'infinito, ma non credo sia il caso.
Se proprio si deve fare, che si faccia con un pizzico di inventiva, di originalità, insomma. Magari dando una sfumatura più da "cosplay".
Non mi dispiacerebbe vedere più bimbi "Pokémon" e meno bimbi "Boss delle Cerimonie". Parere personalissimo, ci mancherebbe.
No, niente da fare. Senza fare il discorso su eventuali figli, e ribaltando la questione stessa sul sottoscritto, cambierebbe ben poco. Forse prenderei in considerazione la possibilità di partecipare da "cosplayer" in una di quelle fighissime fiere del fumetto. Ed è un grosso forse.
Per il resto, nemmeno quest'altro aspetto riesce a farmi apprezzare il periodo in maniera particolare. Cosa rimane più?
Come ogni Festività che si rispetti, anche Carnevale contempla una discreta tradizione culinaria, almeno per quanto concerne la mia città.
Finalmente qualcosa di positivo, senza compromessi. I dolci, soprattutto, e lo dice uno che generalmente preferisce il "salato".
A casa mia è sempre stato una sorta di rito consolidato: Martedì Grasso veniva e viene ancora festeggiato con una cena a base di lasagne, seguite da un contorno leggero di polenta fritta, e per chiudere, il meraviglioso connubio tra "chiacchiere" e sanguinaccio.
Inutile rimarcare quanto, ironia della sorte, l'unica cosa che veramente avrei potuto apprezzare, non si sia realizzata. Non sarebbe stato possibile, con il lavoro e tutto il resto, ma mi consola sapere che, nonostante questo, a casa mia il rituale sia rimasto intatto, e che mia madre abbia comunque preparato le sue spettacolari lasagne, seguite da un contorno leggero di polenta fritta, e per chiudere, il meraviglioso connubio tra "chiacchiere" e sanguinaccio. Fonti certe mi dicono sia andata così. E mia madre, dal canto suo, ha avuto comunque un pensiero nei miei riguardi: chiedermi di portarle le "frappe" da Roma, al primo venerdì utile. Che carina, vero?
Insomma, ancora una volta mi sono dilungato, riuscendo come sempre a divagare. Non ne ho potuto fare a meno, ciò che Febbraio rappresenta per me è qualcosa di difficile da inquadrare. Del resto non è certo la prima volta che mi capita di percepire questa sensazione. Febbraio sarà pure il mese più breve dell'anno solare, ma sempre più spesso, mi sembra di viverlo come quello più "lento", per certi versi addirittura interminabile. E magari, al prezzo non proprio esiguo di questo a sua volta interminabile sproloquio, avrete anche capito il perché.

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