Mi ero strettamente ripromesso di non discuterne, di non farne alcun cenno. E' passata giusto una settimana dal nostro contatto, da quel tuo messaggio che mi ha lasciato incredulo, interdetto per diversi giorni. Una settimana durante la quale, ad eccezion fatta per pochi preziosi confidenti, non ho avuto nemmeno la forza di parlarne, faticando non poco a mascherarne la delusione, lo sgomento sul volto. Ecco cosa provoca l'eccesso di self-confidence, e soprattutto la troppa fiducia nelle persone.
In questo senso ci metto la mia buona parte di responsabilità. Del resto, da quant'è che ci conosciamo? A Luglio sarebbero stati ben undici anni. Undici. E nonostante tutto questo tempo, mi ricordo bene di quei giorni iniziali. Di un'intesa scattata subito con te, seppur così diffidente, per certi versi selettivo e poco propenso ai rapporti interpersonali. Impiegammo veramente poco a cementare il tutto con un'amicizia, un'amicizia a cui non troppi mesi dopo ho attribuito il valore più alto della scala. Confesso di averlo dato per scontato, e solo oggi, per citare una vecchia canzone, "mi dipingo la faccia di rosso vergogna". Mi hai lasciato nell'imbarazzo più totale.
Qualcosa di familiare, che avevo forse già provato la scorsa estate, quando la vita decideva, così di punto in bianco, di mettermi in ginocchio, facendo saltare in aria una storia di otto anni, con annessi progetti e speranze future. Non è una cosa semplice da ingoiare a 33 anni suonati. Ma tu lo sapevi, lo sapevi benissimo. Eri lì, presente, con me, nel giorno del congedo. Come lo sei stato nel periodo precedente, così come mi sei stato vicino nei mesi successivi, nascondendo il marcio che covavi al tuo interno.
Con la mia storia distrutta, non esitasti a voler mettere in chiaro che avresti mantenuto il rapporto di amicizia con lei. Una cosa che inizialmente non riuscì a capire, salvo poi farmene una ragione, credendo nella legittimità delle tue azioni. Che ingenuo sono stato. Cieco come chi non vuol vedere.
Negli ultimi mesi mi tendevi una mano, per aiutarmi a venir fuori dalle macerie dei miei sogni infranti. Con l'altra, nello stesso tempo, mi affossavi, nascondendo menzogne ed orchestrando il più becero dei tradimenti. Poi la tua coscienza non ha retto, ha cominciato a scricchiolare. Non hai avuto il coraggio di mostrare la faccia per due settimane. Te ne sei uscito fuori con un messaggio, con un invito ad un confronto nel quale avresti voluto parlarmi, confessare il tuo vergognoso comportamento. Credi davvero te ne avrei dato la possibilità? Credi davvero che, dopo avermi mostrato la tua vera natura di sporco doppiogiochista, ti avrei concesso la soddisfazione di pulire, almeno in parte, la tua lurida coscienza? Se davvero lo hai pensato, anche solo per un istante, hai dimostrato di non essermi inferiore in quanto ad ingenuità.
Non avresti meritato una pagina di questo spazio, né tantomeno una porzione del mio tempo.
Avevo solo bisogno di esternare il dolore provocatomi da questa vigliaccata, e stigmatizzare l'ennesimo episodio negativo della mia vita. Tenevo anche a dire che, a dispetto del danno procurato, stavolta non basterà a buttarmi giù. Undici anni di amicizia (almeno credevo lo fosse) sono tantissimi, ma prometto che riuscirò ad epurarli, come riuscirò a cancellare te. In fondo tu, nel pieno delle tue facoltà mentali, hai fatto lo stesso, scegliendo di iniziare una storia con l'unica donna che avrebbe sbriciolato il nostro legame. E' solo che, pateticamente, hai provato a tenerlo nascosto. E chissà da quanto tempo. Questo, purtroppo o per fortuna, non lo scoprirò mai. Certo, nulla mi vieta di pensare che la cosa stia andando avanti ormai da mesi. O che, addirittura, abbia contribuito alla fine della mia storia. Alla fine credo che mi convincerò proprio di quest'ultima ipotesi. Semmai ve ne fosse il bisogno, servirà a riabilitarmi da quelle intere orribili settimane passate a darmi colpe di un fallimento che solo oggi scopro essere premeditato. Non potrò dire lo stesso di lei, che (seppur in parte giustifico, data l'immaturità e la quasi totale assenza di personalità), finalmente scopre le carte, mostrando tutta la sua codardia. Ma, credimi, non è che mi interessi più di tanto ormai.
Indirettamente vi ringrazio, in una situazione del genere posso venirne fuori pulito, ed è più di una magra consolazione. Credo che lo apprezzerò ancor di più nei giorni a venire, e spero di poter costruire tutti i miei rapporti futuri su questa consapevolezza.
Adesso posso veramente chiuderla qua. Mi resterà il dubbio di come mi sarei comportato se fossi stato nella tua posizione. Immagino che non sarò mai in grado di dare una risposta. Resterò sempre incapace di comprendere le motivazioni della tua scelta, ma non importa. Mi fa piacere tu sia consapevole che la nostra amicizia finisca qui, che non ti serberò rancore (è comunque un sentimento, e non lo meriteresti), che finirai nella più totale indifferenza, e che non potrò perdonarti per ciò che hai fatto. Semmai un giorno dovessi pensare di riuscire a guardarti in faccia, potremo anche vederci e chiarire la situazione, come mi hai chiesto. Fino ad allora...

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