domenica 8 aprile 2018

Breathe...


La Primavera è ormai arrivata da un paio di settimane piene ed i suoi effetti iniziano a sentirsi. Al netto di una manciata di giorni caratterizzati da temperature molto basse (nulla di eccessivamente preoccupante, in verità), il clima tende sempre più ad assestarsi, soprattutto per la gioia dei freddolosi atavici. A dirla tutta (ma questa non è una novità, almeno nel mio caso), non hanno perso occasione di farsi sentire anche gli effetti della famigerata Ora Legale: come essere investiti in pieno da un rinoceronte bianco, come venire storditi da una granata “flashbang”, insomma... ci siamo capiti.

Ci è voluto un po' per riprendere il ritmo consueto, e devo dire che la cosa diventi sempre più fastidiosamente percettibile, anno dopo anno. La mia (fortunatamente) lieve condizione di meteoropatia atavica potrebbe avere avuto un ruolo in questo. Immagino di doverne tener conto.

Come sempre, e si potrebbero fare tantissimi altri esempi relativi a mie esperienze passate, la risposta a certi interrogativi risiede maggiormente in una sommatoria, per non dire concomitanza, di fattori, piuttosto che in un unico "fenomeno". I pensieri si accumulano ultimamente. Può capitare di non riuscire a sbrigare tutto, a riordinare le idee, mettendo ogni cosa a suo posto, come darsi da fare, nel prendere le proprie t-shirt appena stirate (sicuramente da qualcun altro, visto che al momento non sono capace di stirare), e metterle a posto, ciascuna nel proprio cassetto.

A volte è un po' più semplice, mentre in altre occasioni, il disordine è tale da renderti impacciato, poco reattivo, ed inevitabilmente fai fatica, anche solo a pensare di voler gestire il tuo tempo.
Potremmo definirla la parte peggiore, dello status di "solitario", a dispetto di tutto ciò che di buono sto ricevendo dalla mia condizione di indipendenza. Possono esserci dei momenti di debolezza (anche se mi rendo conto che il termine non sia esattamente calzante in questo caso specifico), durante i quali si tende a fare paragoni, ad immaginare situazioni diverse, ad accendere il motore dei propri desideri. Questi ultimi, in maniera particolare, sono tutti lì, nessuno li muove da dove li abbiamo lasciati. Eppure, la prospettiva può subire minuscole, quanto percettibili variazioni e, pur restando intatti, possono talvolta sembrare più lontani, o viceversa. Magari è tutto legato a questo periodo, oppure, più banalmente, si tratta di uno stato d'animo passeggero. Tutto è possibile.

Personalmente mi piace pensare che persino una fase del genere possa essere una sorta di prologo, chiamiamola "introduzione" a qualcos'altro. Qualcosa di positivo, di sorprendente dal punto di vista positivo. E, giuro su ciò che mi è più caro, non sto fingendo di essere all'oscuro di chissà quali avvenimenti futuri. Non sto bluffando, dico sul serio. E' più che altro un overflow di convinzione, forse riflesso della mia volontà. Non lo so, non posso dirlo con estrema certezza.

So di dover continuare a non dare per scontato le cose, le persone soprattutto e le opportunità. So bene di avere il compito di restare con i piedi ancorati al terreno, di sfruttare al massimo il tempo e le occasioni ad esso legate, per provare sempre a migliorare. E so che, per far tutto questo, dovrò metterci parecchio "del mio". Magari anche un pizzico di creatività. Poco ma sicuro.

Del resto, non sarebbe certo qualcosa da improvvisare. Non posso ancora ritenermi un vero esperto, ma nemmeno sarebbe corretto definirmi un principiante. Persino in questi ultimi giorni, ho avuto modo di far pratica, non senza aver fatto comunque un po' di fatica. E, potete credermi, ve lo dice uno dotato di fervida immaginazione, solo per usare un eufemismo.

In questo modo, per quanto possa sembrare contorto, il mio piatto di "yakisoba" ordinato con Just Eat, ha discretamente sopperito alla profonda nostalgia per la tradizionale zuppa di cozze (meglio definirla zuppa di pesce, visto che mia madre evita l'utilizzo delle cozze) del Giovedì Santo.
E, sì, magari l'atmosfera di goliardia e di spensieratezza tipica della classica scampagnata di Pasquetta può in certi casi essere inarrivabile, ma posso confermare (e non credo di essere il solo) che condividere un intero "casatiello" napoletano in ufficio, con i tuoi colleghi trasferisti (lucani, pugliesi, romani e sardi), ci va molto, molto vicino.

Sono solo due piccoli esempi, me ne rendo conto. E non fraintendetemi. Non sto assolutamente dicendo che non abbia sentito la mancanza di casa o della zuppa del Giovedì Santo (mi è mancata da morire, e nemmeno lo avrei mai creduto). Per non dire di quanto avrei voluto trascorrere il Lunedì "in albis" con una grandiosa gita fuori porta, grigliando carne, bevendo birra, e calciando momentaneamente via i miei problemi, con la stessa enfasi con cui si calcia l'onnipresente Super Santos. Talvolta è solo questione di atteggiamento, di consapevolezza, e ci metterei pure una non trascurabile dose di pazienza. Come a voler prendere fiato. Quell'attimo in cui si trattiene il respiro, espandendo al massimo la propria cassa toracica, prima di tuffarsi in acqua, percependo il brivido.
Nell'attesa, spesso frenetica, è vero, di gustare esperienze nuove. Nella voglia di mettersi costantemente in gioco, di sfidare le proprie possibilità. Nel desiderio di assecondare le proprie passioni, mettendo da parte i dubbi, lasciando spazio al cuore.

Perché intanto la Primavera ormai è arrivata, ed è con essa che tornerà il bel tempo. Il tempo da dedicare alle persone care, trascorrendo buona parte delle prossime domeniche con i miei amici, organizzando barbecue e aperitivi al mare. 

Tempo, inteso in senso atmosferico, ideale per rinunciare a giubbini, cappotti e sciarpe, in favore di sgargianti t-shirt e fantasiose magliette a mezze maniche. Dovrò comprarne delle altre.
Tempo da utilizzare per programmare il mio prossimo viaggio all'esterno (Cracovia e Varsavia in netto vantaggio su altre mete), per mettere a frutto ulteriormente l'esperienza che sto vivendo qui durante i collaudi, per stringere nuove amicizie, godermi l'affetto dei miei familiari.
Tempo da centellinare per riordinare le idee, riprendere da ciò che era stato interrotto, dando un senso a tutti gli obiettivi da perseguire, senza mai perderli di vista. 
Tempo di prendere fiato e tornare a combattere, ad amare, a vivere. Cose che, in fondo, possono essere semplici. Come respirare.









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