venerdì 9 febbraio 2018

Another Perfect Day...

Ed è così che se ne va un altro giorno. La mente finisce inevitabilmente sull'immagine del pennarello rosso, che senza indugi, si imprime sulla casellina giusta, tracciandovi una "X". E vedo, lo noto distintamente, che sta continuando a tracciarne, una dietro l'altra. La sensazione che ne risulta è più o meno la stessa. Soltanto un altro giorno "perfetto", a chiudere un'altra settimana "perfetta". 

Forse, e la cosa appare sempre più probabile, nell'ultimo periodo, sono arrivato al punto in cui siano proprio queste, le settimane, le vere unità con cui viene scandito il mio tempo. Ci pensavo già da un po', a dire la verità.
Ci pensavo anche lunedì scorso, giorno in cui, come ogni lunedì da circa sei mesi a questa parte, salgo sul treno, in direzione Roma, città dove attualmente vivo e lavoro. 

Lontano, lontano da tutti. Lontano dai miei affetti, dai miei parenti. A volte lontano persino da me stesso, mentre altre volte, così maledettamente vicino. Al punto da star bene davvero. E' strano, lo so.
Scavalco la parentesi del weekend all'insegna di amici e familiari, finendo per prender posto, accanto ad una miriade di pensieri, sul numero 9618 di Trenitalia. E mentre viaggio verso le rive del Tevere, non posso fare a meno di guardare fuori dal finestrino. Lo sguardo, perso, non so se da qualche parte, forse rivolto dentro me. Faccio fatica a realizzare, a contestualizzare. Il tempo diventa talvolta inconsistente, come fosse zucchero a velo. In altre occasioni, invece, risulta insormontabile, manco fosse una porta blindata. Non fraintendetemi, so benissimo che in fondo in fondo, me la sia cercata. Sono perfettamente consapevole di aver a lungo desiderato una situazione del genere, la più vicina possibile alla mia aspettativa di indipendenza, dal punto di vista della mia realizzazione individuale.
E' solo che, in determinate circostanze, spesso diventa veramente dura. E mi rendo conto che non sia semplice affrontare tutto, che non sia facile sopportare tutto il peso, stando da soli.

Il clima rigido di Febbraio, post giorni della merla, non aiuta, ed anzi accentua notevolmente.
Cerco di farmi forza, di concentrarmi sull'obiettivo e stringo i denti. Del resto, quale sarebbe l'alternativa? Sentirsi così, a tratti spaesato, può succedere. Occorre avere pazienza.

"PAZIENZA: Sostantivo femminile, singolare. Qualità di chi sopporta serenamente avversità, molestie, indugi; Calma, costanza."

Ecco come il nostro dizionario definisce il termine “pazienza”. Eppure, sebbene il suo significato sia piuttosto netto, non ho mai ben capito se si trattasse di una caratteristica totalmente o in parte acquisibile nel tempo, oppure di una nostra personale “dotazione” di serie, per dirla in termini cari agli amanti dell'automotive. Mi chiedo (e in fondo mi son sempre chiesto) se io stesso sia o meno dotato di questo tipo di qualità. Analizzandomi nei comportamenti, ammetto che non sia immediato capirlo. Almeno per me. Provo a trarne qui qualche piccolo spunto. Allora. Mi verrebbe subito da pensare ad una mia caratteristica determinante: la drasticità. Il che potrebbe far pensare ad una totale assenza di pazienza, ad una totale incapacità di gestire situazioni complicate, nella mia indole. Certo, potrebbe. Ma, quasi sicuramente, l’analisi (o il suo tentativo) così condotta ne uscirebbe scarna e priva di argomentazioni. C’è dell’altro, questo è sicuro. Non può esaurirsi tutto qui.

Per quanto possiate avermi colto in fallo con questo minuscolo sfogo, la sostanza non cambia. 
Magari il solo "denunciare" la monotonia delle cose, potrebbe voler dire porsi in uno stato di accettazione. Ed averlo fatto così, esprimendone in maniera tranquilla le conseguenze, senza necessariamente aver giocato un ruolo apatico e remissivo, non è forse equivalente ad una serena sopportazione (vedi dizionario)? La cosa pare avere una sua logica. 

Di momenti come questi ce ne saranno ancora, ma so che saprò attenderne la fine, per riuscire a godermi meglio ciò che verrà poi. E, credetemi, non nutro affatto dubbi a riguardo.
Così come so che cenare da solo, mangiando un insalata di tonno e farro, non sia paragonabile alla possibilità di prepararsi un piatto caldo, tra le comodità della propria cucina. 
Così come so che, spesso, ritrovarsi a passeggiare, in solitaria, fino a tarda sera, possa far sentire freddo anche a chi, il freddo, sostiene di sopportarlo bene. Senza troppi patemi.

Così come so che, in alcune circostanze, le pareti di una stanza di albergo possano quasi "restringersi", tipo a voler togliere il respiro, quando dubbi e preoccupazioni varie attanagliano la mente. Potrebbe, e la cosa avrebbe proporzioni disastrose, ridursi tutto a questo, ma per fortuna non è il mio caso. Credo e non smetterò di sperare che le soddisfazioni possano essere in maggior quantità rispetto alle attuali delusioni. “In fondo uno spera sempre, giusto?”

Piccoli, semplici e banalissimi esempi, scanditi dal tempo. Tempo a sua volta scandito da settimane. 
Che continuano a passare, senza che riesca ad accorgermene, giorno dopo giorno.
Come quelli appena vissuti, capaci, nonostante tutto, di regalarmi emozioni, delle più svariate.
Basta solo improvvisare, uscire dagli schemi preimpostati. Rinunciare a fare calcoli.
Si finisce facilmente per gustarsi dell'ottimo gelato al pistacchio, molto meglio se racchiuso in una brioche soffice, guarnito con un mare di panna montata. Anche in pieno Inverno, riesce quasi a riscaldare come una zuppa bollente. Diversivo decisamente approvato.

In altri casi, si finisce in mezzo a decine di persone, le stesse presenti con me al MACRO (Museo di Arte Contemporanea) per assistere alla mostra sui Pink Floyd, sentendosi molto meno soli, accomunati dalla stessa passione, ammaliati dalla possibilità di ammirare con i nostri occhi cimeli storici come la mitica Esquire "specchiata" di Syd Barrett, o la Stratocaster Candy Apple Red di David Gilmour, completamente immersi nelle note dei brani che hanno letteralmente scritto la mitologia della musica Rock.

Succede, infine, di poter stringere amicizie con colleghi nuovi, raccogliere attestati di stima, farsi apprezzare per la propria gentilezza, riuscendo a farsi valere nel proprio lavoro, cercando il più possibile di fare esperienza, di restare umili, e nello stesso tempo sorridenti, anche quando, per un solo insignificante istante, potrebbe venir voglia di mollare. Perché alla fine, conta solo ciò per cui vale la pena vivere, andando avanti, settimana dopo settimana. Giorno dopo giorno. Proprio come questo. Semplicemente un altro giorno perfetto.





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