Ci risiamo. Beh, si, in effetti, ci è voluto un po' per riadattarsi. Il senso di andare, tornare, e poi ancora andare e tornare. Non ci ero più abituato, sebbene siano passati solo poco meno di sei mesi dall'ultima esperienza dei Collaudi Slim. Quello che so, ed è il caso di rimarcarlo (a costo di diventare fastidiosamente ripetitivo), è che molto spesso le cose accadono proprio nel momento più opportuno.
Considerando la pressione che i miei colleghi stanno subendo (per non parlare dello stress, date le ultime vicende lavorative), il fato è stato benevolo nei miei confronti. Anche se, e di questo sono fortemente convinto, la casualità opera fino ad un certo punto. Sempre entro un certo "range", ben limitato.
A proposito di colleghi. Ne ho ritrovati due, impiegati in quel di Roma già da oltre un anno e mezzo. Amici, più che colleghi. Inutile dire quanto sia stato positivo riabbracciarli, e condividere questa esperienza nuova con loro. Del resto, avevano bisogno di "rinforzi" e credo che, più o meno, la felicità di cui parlo sia anche la loro. Dopo circa tre settimane, mi hanno già fatto il punto della situazione, cercando, quanto più possibile, di farmi sentire a mio agio, nel nuovo ambiente di lavoro.
Un nuovo ambiente interessante, molto più caotico rispetto agli uffici di Viale Egeo, ma senza dubbio interessante. Un centro operativo pulsante, pieno di idee e di reparti che si interfacciano (quasi) sempre con straordinario affiatamento. Ne sono rimasto affascinato fin da subito.
Certo, molte di quelle interazioni risultano spesso conflittuali, si percepisce un fortissimo spirito di competizione tra le aree. Ma, in fondo, in quale ambiente non è così?
Per quanto forte sia la voglia di "prevalere" sugli altri, alla fine il senso di sinergia tra i vari gruppi di lavoro, è quello che percepisco maggiormente. E la cosa mi piace, mi piace non poco.
Chiaramente non mi sono ancora integrato del tutto (sarebbe stato impossibile in così poco tempo), ma ho già avuto modo di vedere che vi sono tanti gruppi di "trasfertisti", più o meno provenienti da ogni regione di Italia. Non poco distante dalle nostre postazioni, è impossibile non notare una nutrita schiera di pugliesi. Probabilmente della provincia di Bari (qualcuno di Molfetta, almeno così mi è parso di capire), sono tra i più "rumorosi" (in senso buono) di tutto l'ufficio. Beh, sarà che adoro la Puglia e che ho sempre avuto un certo feeling con i pugliesi, in generale.
Ma non sono i soli. C'è stata l'occasione di conoscere colleghi provenienti dalla provincia di Potenza, qualche calabrese (da Reggio Calabria e dintorni), un emiliano (piacentino, di origini campane) ed uno spettacolare siciliano (da Messina).
Fin qui, tutti sono stati estremamente gentili con me. Mai una parola fuori posto, o un atteggiamento eccessivo nei miei riguardi. Il progetto in sé appare molto impegnativo, una mole di lavoro immane rispetto a ciò che avevo affrontato durante la scorsa esperienza. Ma la forte pressione che, tutti i giorni, viene esercitata da capi, responsabili, analisti ecc. ecc., non mi crea troppi problemi, né tanto meno mi spaventa. Capita spesso e volentieri di trattenersi lì, nella propria postazione, ben oltre l'orario lavorativo. A seconda delle urgenze o delle necessità, non è difficile che si finisca il proprio turno alle 19,30 di sera. Eppure la cosa non mi pesa, anzi.
So che alla lunga potrebbe diventare sfibrante. Sono qui da poco tempo, e sicuramente non ne ho ancora una percezione ben definita. La maggior parte della mia giornata si esplica tra le mura dell'ufficio, ed in effetti ci sono volte in cui la stanchezza si fa sentire, soprattutto di sera.
Non che sia uno sprovveduto. Lavorare in trasferta implica la possibilità di dover fare qualche sacrificio. A fronte di tutto ciò che sto "raccogliendo", mi pare un compromesso abbastanza equo. Su questo non nutro alcun dubbio.
Talvolta basta semplicemente guardarmi attorno, ammirare la bellezza e l'arte disseminata ovunque, tra le strade della Capitale, per dimenticare stanchezza e senso di spossatezza. A differenza della esperienza passata, la sede presso cui operiamo si trova in Via Nizza, più o meno tra la zona Parioli e il quartiere Pinciano. Ammetto che non conoscevo molto bene quella parte della città, e ne sono rimasto a dir poco ammaliato. Può sembrare stupido, una sciocchezza, ma la bellezza di quella vista, per quanto mi riguarda, è un incentivo. Cambia completamente il senso di una giornata lavorativa. Cambia l'umore, notevolmente in meglio. E di questo, inizio a rendermene conto già dal fatto di non percepire più il tempo. Passano i giorni, le settimane intere, come se nulla fosse. E se da un lato sto perdendo, appunto, la cognizione del tempo, resto consapevole di aver lasciato alcuni punti in sospeso, in generale, nella mia vita. Come una serie di asterischi.
Alcune situazioni sembravano talmente solide, talmente concrete, da essere a pochi a centimetri dalla loro realizzazione. Nello spazio di poche settimane, molte di quelle cose che ritenevo punti saldi, sono ora diventati dubbi, quasi perplessità.
Del resto, questa stessa esperienza, che sto vivendo negli ultimi giorni, mi sta fornendo certezze riguardo le mie ambizioni e le mie aspettative (non soltanto professionali).
Incredibile come persino i possibili capisaldi di un "progetto" personale possano trasformarsi improvvisamente in variabili impazzite, capaci di modificare totalmente il quadro.
Sembra assurdo, e per certi versi beffardo. Eppure è così, e puoi farci ben poco. Purtroppo.
Mi rendo conto che dall'essere sul punto di formulare un'offerta di acquisto per un appartamento, al valutarne solo ora l'affitto (senza esserne poi così convinti), il passo non sia proprio breve.
Ma, arrivato a questo punto, appare superfluo rimarcare il concetto che si è artefici del proprio destino, fino ad un certo limite. Superato il quale, poi iniziano a subentrare fattori esterni, indipendenti dalla propria volontà, impercettibili e sfuggenti, impossibili da calcolare.
E per quanto impercettibili, hanno il loro peso specifico sulle tue decisioni, fino ad orientare le tue scelte, i tuoi piani, deviandone il corso, senza che tu possa accorgertene, almeno inizialmente.
Mi consola pensare che, fossi stato a Napoli, la cosa avrebbe avuto ben altre ripercussioni sul mio status psicologico. Posso solo immaginare come la noia ed il senso di frustrazione avrebbero avuto il sopravvento. Ma non qui, non succederà. Sarà meglio concentrarsi sul presente, sul momento attuale, senza riflettere troppo su ciò che succederà d'ora in poi. Volere a tutti i costi prevedere tutto quello che ne verrà fuori, sarà praticamente inutile e non mi porterà da nessuna parte. Non certo una novità. Mi limiterò ad aspettare, cercando di reagire, di volta in volta, in base agli ostacoli o, perché no?, le opportunità che mi si pareranno di fronte. E' così che dovrò giocarmela.
Momentaneamente libero da programmi o pianificazioni future. Premendo, ancora una volta, il tasto "stand-by". Senza dimenticare in ogni caso le priorità. E senza mai dimenticare che, soprattutto in questa fase della mia vita, è tutto ancora da decidere. Ancora tutto in divenire. Assolutamente. Forse.

Nessun commento:
Posta un commento