Continuò spedita, a passo sicuro, divorando le dune, una dopo l'altra, come ad inseguire l'orizzonte. Sembrava tranquilla, imperturbabile, concentrata. Soltanto intenta nel proseguire il viaggio, possibilmente senza farsi scorgere da sguardi nemici. Non avrebbe potuto calcare la mano, sforzare il motore fino a farlo ruggire, come una belva feroce. Dosando con sapienza freno ed acceleratore, tagliò gran parte di quella distesa sabbiosa, restando in sordina, profilo basso.
Sembrava abituata a muoversi per lunghe distanze, quasi a proprio agio. Il rischio non la scalfiva.
Dopo circa due ore (tempo durante il quale non aveva sentito dire una parola), pensò di fermarsi, anche solo per una breve sosta. Erano ormai fuori dalla zona più controllata, lontano da vedette e sentinelle. Roxy appariva assolutamente sicura di sé, come se quelle lande desolate fossero già note.
Appena possibile, dopo aver trovato un anfratto, decise di spegnere il motore e tentò un accampamento di fortuna, con tutto ciò che aveva. Prese il possibile per sistemare l'alieno in terra, senza farlo affaticare. Un paio di buffetti sul viso, per far si che si svegliasse.
Era completamente intorpidito, spaesato, e riusciva a malapena a capire dove fosse. Con tutta la premura del mondo, Roxy rimediò una pezzuola, strappando un telo più grande che si portava dietro, e la inumidì con qualche goccia d'acqua dalla sua borraccia. Appoggiò la stessa sulla sua fronte, delicatamente, provando finalmente a parlargli.
"Ci sei? Sei sveglio? Non hai un bell'aspetto, stai diventando sempre più pallido... Ho pensato che sarebbe stato meglio fermarsi per un po', per vedere come stavi."
"Io... Grazie..." - rispose l'alieno, faticando ancora a respirare.
"Quante volte devo ripetertelo? Basta ringraziarmi, ho detto che lo faccio di mia volontà. Non sono più una di loro, non ho nulla a che vedere con loro. Mangia questo. E' soltanto pane, purtroppo non ho altro qui. Avrei dovuto portarlo a casa, ma non importa..."
Seppur debole, l'alieno gradì quel gesto così generoso e non esitò ad accettare. Il sapore del pane fresco lo ristorò, provocandogli una smorfia simile ad un sorriso. Avrebbe tanto voluto capire il perché di tanta generosità nei suoi confronti. Ma per una volta pensò bene di godersi quel raro attimo di benessere, in forte contrasto con il suo stato fisico. Sentiva una strana sensazione, stavolta andava oltre la stanchezza. Qualcosa di simile al dolore, ma meno dirompente. Smise di mangiare e non fu per sazietà. Si appoggiò nuovamente, cercando la posizione più adatta, prima di stendersi.
"Il pane era veramente buono. Ora va meglio. Mi spiace tu non possa portarne un po' a casa tua."
"Non preoccuparti, il cibo non manca di certo. Merak non torna mai a mani vuote dopo una battuta di caccia." - rispose Roxy, porgendogli una scodella con dell'acqua.
"Oh... Ora capisco. E' il tuo principe, non è così?" - chiese l'alieno, dopo aver bevuto un sorso d'acqua.
"Beh... qualcosa del genere, si. Lui si prende cura di me, ed io faccio lo stesso con lui. Insieme abbiamo costruito il nostro palazzo, dalle fondamenta. Ma... tu, piuttosto? Non hai una casa, o qualcuno che ti aspetti? Non hai una principessa?"
"No, non se ti riferisci a Mamba, almeno. Non c'è più nessuno che mi aspetti, dopo essere giunto qui, senza nemmeno sapere come. Ho seguito consigli e indicazioni, non so se ho fatto bene."
"Ma saprai almeno dove andare? Vorrei darti una mano, aiutarti in maniera concreta. Non mi sembra che tu stia bene. Non mi sembra che tu sia felice."
"No, non lo sono adesso. Una volta lo ero. Succede quando perdi qualcosa che non puoi rimpiazzare. Succede quando Lei non può più essere il Sole. Io, adesso... Io..." - l'alieno si alzò inavvertitamente, sollevando il busto e piegando le gambe, come a rannicchiarsi.
"Che hai? Che ti succede?" - disse Roxy, visibilmente preoccupata.
"Dell'acqua... vorrei ancora dell'acqua, se possibile..." rispose l'alieno, con voce fioca.
"Ecco, ti aiuto a bere. Coraggio, non puoi restare così. Volevo portarti oltre il confine, verso il Mare, ma non sei in grado di sostenere un viaggio così lungo. E' più facile se ti porto a casa con me, potrò curarti meglio lì. A differenza di molti, tu non hai disprezzato il mio aiuto. Non mi hai giudicata solo dal colore dei miei capelli. Hai creduto alle mie parole, e per questo io voglio ricambiare, facendo il possibile. Devi solo farti forza e resistere, ci rimettiamo subito in marcia."
Lo lasciò solo per un istante, dopo averlo aiutato a bere, facendo sì che continuasse da solo. Voleva affrettare le operazioni per ripartire quanto prima, ma non fece in tempo a raccogliere nulla.
L'alieno cadde quasi esanime, rovesciando l'acqua e tutto il resto. Non emise nemmeno un fiato. Ancor più pallido, lo sguardo era assente, la bocca socchiusa, gli occhi completamente vuoti, senza pupille. Un'immagine capace di atterrire chiunque.
Per quanto coraggiosa, Roxy andò nel panico, e si fiondò sul corpo dell'alieno, provandolo a scuotere con veemenza. Non fu sufficiente, non ottenne nessuna reazione. Passò a schiaffeggiarlo, cercando di non forzare troppo, ma ancora una volta nessuna reazione.
Ricorrendo a tutta la sua forza, provò a metterlo in piedi, a farlo reggere almeno con il busto in verticale. Fu in quel momento che si accorse, che si rese conto, di quanto stesse succedendo.
Cingendo il busto dell'alieno, sentì come una sensazione di umido provenire dalla zona del torace, protetta dalla mantellina. Restò allibita nel vedere una ferita così ampia e profonda, di cui neppure l'alieno si era reso conto. Inorridì nel vederne il sangue sgorgare, così copiosamente.
Disperata, fece il possibile per tamponare la situazione, ancora una volta facendo di necessità virtù. Provava a chiamarlo, pur non conoscendone il nome. "Svegliati" - gridava, tra una corsa e l'altra, tra una pezza strappata e l'altra. L'alieno non reagiva, l'emorragia non si arrestava.
Lacrime di frustrazione iniziarono a solcarle il volto. Cosa mai avrebbe potuto fare di più?
Al calar della sera, il cielo sembrava più scuro del solito. Se ne accorse anche Roxy, sollevando lo sguardo. Un sottile vento, leggermente più freddo rispetto al normale, le spostò i capelli.
Uno strano rumore, simile ad un verso, proveniente da Est, colpì la sua attenzione. Si guardò intorno, rendendosi conto di essere sola, nel mezzo del deserto. Ma il rumore diventava sempre più nitido, fino ad assumere la forma di uno stormo di corvi neri, come a richiamare un oscuro presagio.
Ve ne erano tantissimi, e si avvicinavano, con aria minacciosa. Volando vorticosamente, formavano una "parete" impenetrabile, di fitta oscurità. Una di quelle schiere, ordinate come una falange militare, si distaccò, quasi a formare un sipario, da cui veniva fuori una sagoma umana.
Un uomo alto, ben vestito, in abiti scuri ed eleganti. Il volto coperto da una maschera bianca, con sopra un inquietante sorriso. Sul suo capo un cilindro classico, dello stesso colore dei vestiti.
Lentamente, ma in modo inesorabile, si dirigeva verso di loro, con chissà quali intenzioni.
Roxy agì di istinto, rimediando un bastone ed estraendo un pugnale dalla sua cintura, per poi porsi a difesa dell'alieno, ancora privo di sensi.
"Chi sei? Farai meglio ad andartene da dove sei venuto, se non vuoi finire male." - intimò Roxy, sfidandolo senza timore.
"Il mio nome? Non importa. Ora importa solo che tu ti faccia da parte. Non sei tu quella che cerco."
"Lasciaci in pace, lui verrà con me. Gli ho promesso che lo avrei condotto a casa mia, e non tradirò la sua fiducia."
L'uomo con il cilindro si avvicinò oltre, per poi sollevare il palmo della mano destra, verso Roxy. Ne derivò una folata di vento, o forse una specie di onda d'urto, forte abbastanza da disarmare la ragazza, incapacitandola per qualche istante. Seppur non riuscisse a rimettersi in piedi, Roxy rivolse lo sguardo all'uomo con il cilindro, che era ormai a pochi centimetri dal corpo dell'alieno.
"Non lo vedi come è ridotto? Non lo vedi in che condizioni è? Come puoi voler infierire su di lui? - gridò Roxy, con tutto il fiato che ancora aveva in corpo.
L'uomo con il cappello si chinò, raccogliendo l'alieno, o ciò che ne era rimasto, per poi tenerlo in braccio. Si voltò verso Roxy e disse così:
"Sta morendo. Non c'è nulla che tu possa fare. Hai fatto il possibile, e te ne sarà grato. Hai fatto anche di più di quanto avresti dovuto fare. Non giungerebbe vivo a casa tua. Ma c'è ancora speranza, non tutto è perduto forse. Deve cercare la sua, di casa. Deve proseguire, a modo suo. Deve raggiungere i suoi sogni."
"Come pensi di curarlo? Tu non hai nemmeno un mezzo di trasporto. Morirà comunque!" - obiettò Roxy.
"Colle Melanconico non è distante da qui. Lo condurrò lì io stesso. Se faremo in tempo, riuscirà a farcela ed a riprendere il Mare. Non c'è molto lassù, se non un albero di plastica e qualche bel ricordo. Troverà la sua medicina. Deve farcela."
"Fermati!" - urlò ancora una volta Roxy, rimettendosi faticosamente in piedi.
Lo stormo di corvi riprese il suo volo frenetico, creando scompiglio e sconquasso nel vuoto del deserto. La figura alta e misteriosa di quell'uomo, diretto ad Ovest, fu presto completamente avvolta da un fitto mantello di piume nere.
Roxy provò a rincorrerlo, ma quando fu abbastanza vicino da poterlo quasi sfiorare, si udì un fischio, fortissimo, come fosse proveniente da tutte le direzioni. I corvi si sparpagliarono, riprendendo il loro volo sicuro ed ordinato. Al loro posto, il nulla.
Lo stesso nulla in cui quell'uomo col cilindro ed il corpo dell'alieno erano scomparsi.

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