Manca più o meno una settimana al concerto dei Coldplay. Sembra incredibile a dirsi, ma ormai il 4 Luglio è praticamente alle porte. Me ne accorgo soltanto adesso.
Del resto, abbiamo finalizzato gli ultimi preparativi proprio poche ore fa. Riducendoci, come quasi sempre accade, all'ultimo istante. Sebbene in questa circostanza vi siano state delle valide ragioni.
Dovrò, in ogni caso, organizzare la prossima settimana di lavoro (che per fortuna mi vedrà impegnato nel turno mattutino), e pianificare gli appuntamenti, facendo in modo di non trascurare l'allenamento in palestra. Anche lì, per fortuna, siamo alle battute finali. Almeno fino alla fine di Agosto.
Poi, come dicevo poco fa, una volta superata quest'ultima settimana di impegni, avrò un po' di tempo per rilassarmi e magari avvicinarmi ancora di più alla realizzazione del mio obiettivo "trasferimento".
Si, in effetti è un periodo di preparativi. Si passerà ben presto a dover preparare i bagagli per le vacanze (devo ancora comprare la guida Top 10 Mondadori su Copenhagen), ormai è questione di giorni. A proposito. Parlando di bagagli, inizio già a portarmi avanti con il pensiero. Sarà il mio eccesso di ottimismo (alcune volte non riesco a controllarlo), o magari la mia fervida immaginazione.
Ma non riesco a fare a meno di pensare a quando dovrò letteralmente fare le valigie, e gestire il mio "mini-trasloco". Non che sia un'esperienza nuova, per me. Anzi, posso dire che sia abbastanza abituato. Pur non avendo cambiato città, la mia famiglia ed io ci siamo trasferiti cinque volte, cambiando casa, ed in un paio di occasioni, anche quartiere.
Sicuramente il mio prossimo eventuale spostamento non implicherà di certo tutto ciò che viene fatto durante un trasloco vero e proprio. Dovrò comprare i mobili, ripartendo totalmente da zero. E non so ancora come farò, ma dovrò farlo. Pensavo più a tutte le mie "cose", i ricordi, gli effetti personali e tutto ciò che in questi anni ho messo da parte, accumulato volta per volta.
Da buon collezionista, non è certamente poca roba e penso proprio che avrò bisogno di qualche scatolone. Ignoro ancora quanto spazio ci sarà dall'altra parte, ma nel dubbio non rinuncio all'idea di portare con me tutti i miei libri e i miei dischi (di cui sto ancora completando la mia personalissima collezione). Non ho più gran parte dei fumetti che ho letto in gioventù, ma possiedo un discreto numero di modelli in metallo ed "action figures" varie (messi da parte, a dire la verità, anche pensando ad un futuro figlio). Dovrò ricordarmi dei film in DVD e dei videogames, tenuti ancora maniacalmente nella loro confezione. Quelli non mancheranno di certo. Anche se non so ancora quanto tempo avrò effettivamente per utilizzarli. Non dovrò inoltre scordarmi degli scatoloni con tutti i miei ricordi, gli album da disegno, i quaderni, le stampe e le cartoline collezionate durante i miei viaggi (mi sa che ci farò un bel collage con quelli). Ci vorranno un paio di valigie soltanto per i vestiti, senza contare la mia collezione di divise da calcio, beh, più che altro di divise dell'Arsenal Football Club. E quasi dimenticavo le scarpe. Già, le scarpe. Anche di quelle ne ho veramente tante. Di diverso genere. Classiche, casual, persino scarpini da calcio (due paia, dei tempi in cui giocavo, soprattutto con gli amici), ma più che altro sneakers. Mi piacciono, davvero tanto. Ne sono appassionato. Una passione che mi porto dietro da quando ero un bambino. Quando non potevo ovviamente comprarmele da solo, e restavano, il più delle volte, l'oggetto del desiderio.
Desiderio che, in qualche occasione, poteva tramutarsi in realtà, ogni qualvolta in famiglia ci fosse una cerimonia. Lo ricordo bene, è ancora nitido nella mia mente.
Non ho ben chiaro quale fosse la cerimonia in questione, ma ricordo bene che in quella circostanza, come sempre, i miei genitori portavano in giro me ed i miei fratelli, per scegliere i vestiti. E, manco a dirlo, le scarpe. E' chiaro che a 10 anni, o giù di lì, non avessi chissà quale potere decisionale.
Eppure, quel giorno di circa ventitré anni fa, chissà per quale motivo, mio padre decise di portare me e mio fratello a comprare le scarpe, dandoci la possibilità di sceglierle. Un bel passo avanti.
Aveva deciso di andare in un negozio fighissimo, sempre molto aggiornato in quanto a modelli, ed ovviamente anche ben fornito. Lo si notava già dalle vetrine. Può sembrare strano sottolinearlo, ma vale la pena ricordare che agli inizi degli anni '90, i grandi centri commerciali o i negozi Foot Locker non fossero esattamente all'ordine del giorno.
Ci spostammo subito, manco a dirlo, nel reparto dedicato agli articoli sportivi, in cerca di quelle che un tempo venivano definite semplicemente "scarpe da tennis". Nostro padre era lì, ci accompagnava provando a darci dei consigli, indirizzando la nostra scelta, ma senza essere troppo invadente.
C'erano tanti modelli che mi piacevano, alcuni visti soltanto in TV, nelle pubblicità o nei telefilm della mia infanzia. Ma tra tutti, la mia attenzione fu catturata da un paio di Reebok Pump Hexalite (o come diamine si chiamavano). Fu amore a prima vista. Leggermente più alte rispetto ad una normale scarpa da tennis, non troppo alte come le classiche scarpe da basket. Bianche, con rifiniture grigie, nere e verde acqua. Non avevo dubbi: avevo preso la mia decisione.
Andai subito a chiamare mio padre, che nel frattempo era con mio fratello, per aiutarlo a misurare le scarpe che aveva scelto (sempre Reebok, se non ricordo male, ma un normalissimo modello da tennis), invitandolo a darmi un parere sulla mia scelta.
Quando le vide, il suo viso fece una smorfia strana, quasi inorridì. Sapevo che quelle scarpe erano "eccessive", per certi versi troppo "tamarre" rispetto a quelli che potevano essere i gusti di mio padre, ma mi sarebbe piaciuto ricevere la sua approvazione. Soprattutto volevo che me le comprasse.
"Ma sei sicuro? Non hai visto quelle che ha scelto Salvatore? A me sembrano un po' esagerate, che devi farci? E poi hai visto quanto costano? Perchè non guardi qualche altro modello?"
Provò a dissuadermi, lo fece alla sua maniera, tentando di farmi ragionare. Cosa che in genere facevo, nonostante la mia età. Specialmente quando si trattava di far sborsare a mio padre qualcosa come più di centomila lire. Non certo noccioline, e non per qualcosa di strettamente necessario.
Ma in quell'occasione non volli sentire ragioni, quasi puntai i piedi, dicendo che non avrei voluto scegliere un modello diverso, che ormai mi ero fissato, ed altre stupidaggini simili.
Per un attimo mio padre pensò di intervenire in maniera più incisiva, decidendo al posto mio.
Ma vedendo il broncio sul mio viso, corresse il tiro, aiutandomi a misurare quelle scarpe così assurde, fin quando non mi vide nuovamente sorridente.
Oggi, a distanza di anni, se ripenso a quell'episodio ed ai soldi che gli avevo fatto spendere, mi vergogno come un ladro e non nascondo di provare un certo imbarazzo.
Però, ogni volta che mi trovo in un negozio per acquistare delle scarpe, ci ripenso e un po' mi viene da sorridere. Perché questo, nonostante tutto, resta un bel ricordo della mia infanzia, e soprattutto un bel ricordo di mio padre e del suo amore incondizionato per i propri figli. Qualcosa che, più di ogni altra, spero di ereditare da lui, nell'immediato futuro.
Ora che ci penso, ho tantissime sneakers, tantissimi modelli. Ma non ho nessuna Reebok, e se non erro, le "Pump" dovrebbero essere tornate alla ribalta (come tante cose vintage, di questi tempi).
Devo assolutamente rimediare, e comprarne un paio da tenere nella mia collezione. Se non altro, per ricordare i vecchi tempi. O, magari, per ricordare a me stesso il comportamento da adottare, quando mio figlio/figlia eventualmente mi chiederà di comprargli un paio di scarpe tamarre ed inguardabili.



