giovedì 5 gennaio 2017

Glowing Stars and Winged Hopes...

“Non trovi che il dolore possa essere ancora più insopportabile, quando non lo si può condividere con qualcuno?”

“Cosa?” – rispose l’alieno, sentendo quella voce così premurosa e gentile. Si voltò, per poi accorgersi della presenza di una anziana signora, intenta ad osservarlo, pensieroso.

“Beh, si… Ecco non è bello essere soli… Ma mi hanno detto che, continuando a cercare e a crederci, un giorno potremo trovare la felicità e tante persone speciali con cui condividerla…” – aggiunse l’alieno, in risposta alla domanda.

“Concordo con te, caro giovanotto. Ma non capisco perché te ne stai qui, seduto tra queste rocce, ad osservare la vallata che ti sei lasciato alle spalle, sapendo che il villaggio è da quest’altra parte” – fece, con un sorriso, la gentile vecchietta.

“Oh, vedi, non sono diretto al villaggio. Di sicuro ci sarei passato, ma è stato meglio proseguire da qui. Dopo un intenso camminare, ho avvertito stanchezza e, trovando una di quelle casette pronte a riaccogliermi, avevo pensato di accettare l’invito, e riposarmi un po’…” – soggiunse l’alieno, chinando il capo.

“Ma tu guarda!” – esclamò la vecchietta – “E poi, cosa hai trovato all’interno? Il riposo che cercavi era forse lì?”

“Pensavo che fosse il caso di restare… E di lasciar perdere tutto. Ma non ci ho messo molto a capire di essere in errore. Non sarei dovuto rientrare, e ora sono stanco per aver faticato nel venirne fuori. Procederò spedito, come mi ha detto il monaco…”

“Fai bene ad ascoltare le parole di quell’uomo, è molto saggio e sa quello che dice. Ma non devi preoccuparti per quello che hai fatto, perché come poi avrai modo di capire in futuro, hai acquisito utile esperienza per superare l’ostacolo, senza problemi. E, a quanto vedo, ne sei uscito con un bel ricordino appeso lì, al tuo collo…”

“Ah, si… è tutto ciò che mi rimane. Inizialmente pesava un pochino, poi mi ci sono abituato. Brilla in una maniera incredibile… E credo che non smetterà di farlo per me… Non ho voluto lasciarla così. E farò in modo di portarla con me, lungo il mio viaggio…” – replicò l’alieno.

“E’ una bella cosa da parte tua, non ci vedo assolutamente nulla di male. Quel tesoro che hai appeso al collo è una Stella, di inestimabile valore. So che tu te ne sei reso conto perfettamente, e ora lo sai ancora di più. Oltretutto, potrai mostrarla all’uomo con la mappa del Mondo, disegnata sul volto… Lui apprezzerà!” – affermò, sghignazzando, la premurosa vecchietta.

“E tu come fai a sapere che lo sto cercando?” – rispose con meraviglia, il piccolo alieno.

La vecchietta gli sorrise ancora una volta. Poi, con fare materno, gli prese la mano, come a volerlo accompagnare lungo la sua stessa strada. Per poi dire:”Coraggio, stare qui esposto al freddo non ti restituirà ristoro. Le rocce non sono mai state comode. E si vede lontano un miglio che sei stanco, ferito ed affamato. Stavo giusto andando a casa per riscaldare la mia famosa minestra di verdure. Prima di finire i miei lavori a maglia, avrò piacere di averti ospite a cena. La compagnia degli stranieri è cosa gradita da queste parti…”

“Ma… Veramente io…”

“Niente ma!” – disse, interrompendolo, la vecchietta – “Non vorrai mica contraddire una povera vecchia? Ho deciso, stasera mangerai con me. E per quanto riguarda l’uomo con la mappa del Mondo disegnata sul volto, non ti meravigliare. Intuisco che sei qui per lui, del resto quale altro potrebbe essere il motivo che ti spinge a scalare questi monti? Non certo la mia minestra di verdure?!?! Lui si fa vedere raramente da queste parti, ma sono certa che lo incontrerai. Una breve sosta al villaggio, non te lo impedirà assolutamente.”

Rientrarono entrambi al villaggio, a sera inoltrata. L’anziana donna lo condusse dentro, nella sua modesta casetta, dove l’alieno poté finalmente riscaldarsi e rifocillarsi, dopo tanto tempo. Le intemperie a cui era stato esposto, gli avevano procurato fastidiose ferite, che la vecchietta curò sapientemente, nel giro di due giorni. Al termine dei quali, dovette riprendere il cammino.

“Non so davvero come ringraziarti…” – disse l’alieno, visibilmente commosso.

“Non devi, ho assecondato il mio volere, ed ho ottenuto la compagnia che volevo. Sei riuscito ad affrontare meglio il tuo dolore, condividendolo, e fartelo capire era nei miei intenti. Sono molto contenta di questo.” – rispose dolcemente la vecchietta.

“Beh, ma il merito è solo tuo… Vorrei regalarti il mio ciondolo per sdebitarmi…”

“Ma no, figurati, ci mancherebbe.” – replicò lei – “Non potrei mai accettarla, e poi non sarebbe mai mia. Te l’ho già detto piccolo, quella è la tua Stella, una delle tante che riuscirai a trovare lungo questo percorso. Ti appartiene, fa parte di te e ne farà sempre parte. Così come ti appartiene quel filo rosso da cui pende. Una cosa del genere non si può dar via. Sarà utile, affinchè il tizio con la mappa del Mondo disegnata sul volto possa riconoscerti meglio. Nonostante ora sia pesante da portare, ti ho ospitato per rimetterti in sesto, e darti la forza di correre più forte, quando sarà necessario farlo. Ora sei in grado di portare sulle spalle molto più di quel piccolo peso. Ecco il perché del mio ultimo regalo…”

“Sulle mie spalle?!? – esclamò, sorpreso l’alieno – Sento qualcosa… qualcosa sulle mie spalle…”

“Non avere paura, giovanotto. Quelle che hai sulle spalle, sono Ali d’acciaio. Le ho cucite io, rammendando un po’ le tue, che erano ferite e malridotte. Sono ideali per chi come te tende a volare in alto, ma dovrai abituarti alla difficoltà del loro impiego, e so che ne sarai capace. La forza di volontà che risiede nel tuo cuore ne sarà il motore. Ora sta a te. E a te soltanto. Abbine cura. Ma soprattutto, abbi cura di te.” – disse, salutandolo per l’ultima volta.

L’alieno ringraziò, commosso, e riprese il viaggio nella tipica quiete che precede la Tempesta.


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