domenica 6 agosto 2017

Goodbye, Copenhagen...

Ho sfogliato le foto, l'ho fatto più volte. Ho provato a sistemarle, cercando di farlo con ordine. Prediligendo, per lo più, quello cronologico. Alcune di queste le ho già postate, sia durante che dopo, sui miei social network preferiti, che tengo soprattutto come fossero album fotografici. Nel riguardarle, non è la prima volta che mi succede, ne ho ripercorso le tappe (almeno quelle salienti), rivivendone le sensazioni più intense. E, che vi siano fotografie (rigorosamente scattate con il mio cellulare, on the road) a supporto o meno, anche in questa occasione, come per i miei viaggi precedenti, non mi sarà difficile imprimerle dentro. Riuscendo, così, ad andare oltre, superando la matrice dello schermo, o la patina della pellicola. 

Perché, in fondo, nulla può battere ciò che riusciamo a "stampare" sulla superficie dell'anima. Non c'è alta definizione che tenga. Ormai dovrei saperlo, non è certo la prima volta che viaggio. E, nel mio piccolo, sto acquisendo una certa esperienza. Magari inconsciamente sapevo già a cosa sarei andato incontro.

L'ho percepito fin dal momento in cui sono atterrato a Kastrup. Le idee sono diventate man mano più chiare nelle fasi successive, con il progressivo avvicinamento a Nørreport, stazione del centro di Copenhagen, nucleo pulsante della metropolitana. Da subito, negli occhi, è stata "quella" l'immagine che mi ha accolto, insieme a qualche goccia di pioggia (non che mi sia dispiaciuto, anzi).

Ho amato fin da subito quell'insieme di contrasti. I colori sgargianti degli ombrelli e degli impermeabili dei passanti, le tonalità pastello degli edifici posti ai lati della strada, i colori freddi del pavimento lastricato di sampietrini e del cielo coperto. Prima di raggiungere l'hotel, nei pressi di Forum (ad una sola fermata di metro da lì), avrei voluto contemplare quell'immagine ancora per un po'. Ed alla fine così è stato, dovendo anche approfittare per mangiare un boccone.

Raggiungere il Cabinn Express, l'hotel nella zona di Forum, non è stato per niente complicato. Piccolo, ma funzionale e vicinissimo alla stazione della metro. Il tempo di sistemarci per poter organizzare il tour e le diverse mete che, di volta in volta, avremmo visto, giorno dopo giorno.

Da lì in poi, lo ammetto, devo aver perso completamente la concezione del tempo. E' stato un incedere rapido ed inesorabile di scene, momenti, paesaggi, che porterò sempre con me, insieme ai numerosi chilometri percorsi, zaino in spalla. Dalle passeggiate lungo Øster Voldgade con l'avvolgente arancione dei suoi borghi caratteristici, fino al verde smeraldo brillante dei giardini di Kongens Have. Dalla bellezza architettonica ricca di dettagli del castello di Rosenborg Slot, fino alla sobrietà dell'imponente Residenza di Amalienborg, con la sua enorme piazza ottagonale.

Dal sorprendente contesto hippy del quartiere di Christiania (una autentica scoperta), con la sua moltitudine di murales colorati, alla scalata della Rundetaarn, l'osservatorio astronomico, da cui godersi una sontuosa vista della città. Dalla movida notturna per le vie di Strøget, costellate di negozi ed artisti di strada, ai meravigliosi scorci del porto caratteristico di Nyhavn, con i suoi canali e i suoi tramonti senza fine. Dalle serate tranquille nei pressi della Rådhuspladsen, all'esperienza singolare del mio compleanno trascorso all'insegna del divertimento tra le attrazioni del parco di Tivoli. Passando per gli innumerevoli sapori dello street food del Papirøen (con l'assaggio del mio primo Smørrebrod), fino ad arrivare alla traversata dell'Øresundbron, il ponte che collega la Danimarca alla Svezia, per raggiungere Malmö. 

Avrei voluto che fosse durato di più, ma come ogni volta, sento di aver ricevuto molto più di quanto mi aspettassi. Ed alla fine, è tutto ciò che conta. Solo ora che sono giunto al termine di questo emozionante viaggio, riesco a rendermi conto del perché volessi a tutti i costi visitare questa meravigliosa città, e scoprirne gran parte delle sue innumerevoli bellezze. 

Descriverle in maniera più minuziosa non sarebbe stato possibile. Non per me, almeno. Ma spero, nonostante tutto, che questo breve resoconto possa in qualche modo bastare, se non altro, a far rendere l'idea. E' ancora tutto molto "vivo", fluido, vivace, dentro di me. Credo che, prossimamente, possa servire da carburante, da energia per affrontare meglio tutto ciò che mi aspetta nei mesi che verranno. 

Anche perché, se è vero che il viaggio a Copenhagen rappresenta la realizzazione di un sogno, non dovrò dimenticare che ci sono altri obiettivi da raggiungere ed altri impegni da portare a termine.
Alcuni di questi potrebbero essere in dirittura d'arrivo, altri invece mi sembrano ancora irraggiungibili, forse irrealizzabili rispetto alle mie possibilità.
Ma sento di avere più forza adesso, e di volerci quantomeno provare prima di darla vinta alla paura ed alle incertezze. Avrò tempo e modo per pensarci, soprattutto alla ripresa delle ostilità, dopo questo breve periodo di ferie. Ho ancora un po' di tempo, e lo userò per finire di ricaricare le batterie.

Godendomi ancora queste immagini, questi ricordi preziosi, sfogliando le foto e facendolo più volte.
Tra le tante, rigorosamente scattate con il mio cellulare, on the road, avrei potuto avere l'imbarazzo della scelta. Invece no. Stavolta sono sicuro. E sceglierò quella che, fin da subito, ha saputo catturare la mia curiosità, mozzandomi il fiato. attraversandomi la mente. E che, solo per questo, meriterà di stare qui, per ricordarmi sempre il posto in cui lasciato un pezzettino del mio cuore, in quel di Copenhagen.





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