Siamo alle battute finali di queste ferie estive, edizione 2017. La sensazione che siano volate vie quasi in maniera impercettibile, è come sempre una costante. Ma nemmeno quest'anno avrò modo di lamentarmi. Basterebbe pensare alla fantastica esperienza vissuta poco più di una settimana fa. E, molto probabilmente, non sarebbe l'unico motivo.
Spesso le mie ferie sono frutto di adeguata "pianificazione" aziendale, e soprattutto in passato, questa cosa tendeva spesso a prescindere dalla mia volontà o dalla mia preferenza in senso assoluto. Negli ultimi tempi, avendo sempre a disposizione un "monte ore" residuo molto più alto rispetto ad altri colleghi (che fruiscono di ferie e permessi durante l'anno), ho avuto la possibilità di scegliere quasi del tutto in autonomia, e, quando posso, non esito a preferire la prima parte del mese di Agosto.
E' un po' in controtendenza rispetto alla prassi generale, questo lo so. E non sempre conviene dal punto di vista economico (le mie povere tasche ne sanno qualcosa). Eppure ancora una volta credo di aver fatto la scelta più giusta. Domani dovrò rientrare in operativo (dopo essermi fermato nuovamente per il giorno di Ferragosto), mentre praticamente tutta la popolazione cittadina si appresta a partire per le vacanze.
Da un certo punto di vista, l'ho già sperimentato, la cosa mette un po' di tristezza o, meglio, malinconia, e viene quasi il magone. Ma dall'altro lato, e personalmente si tratta della sensazione dominante, è magnifico godersi la città semi-deserta, senza dover far fronte al traffico tentacolare o alla massa di imbecilli che ne affolla le strade durante tutto il resto dell'anno. Tralasciando la possibilità di non perdersi l'inizio della Stagione in Premier League (cosa per me essenziale), il valore aggiunto è proprio questo.
Aree che in altri periodi dell'anno risultano quasi sempre "off-limits", diventano facilmente accessibili, sia con la propria auto che con i mezzi pubblici. Sembra assurdo, ma si ha quasi l'impressione che sia proprio la qualità della vita a migliorare, ed il tutto praticamente restando nella stessa città. O persino nello stesso pessimo quartiere. Ci voleva proprio, e seppur non sarà semplicissimo tornare alla routine, non avrei potuto auspicare un rientro migliore di questo.
Funzionerà come una specie di paracadute, come quelli che si aprono dal "posteriore" di quelle auto da corsa (credo si chiamino Dragster) che effettuano gare di accelerazione in rettilineo.
Ecco, servirà ad attutire il colpo, ad ammorbidire la frenata, rendendo tutto più semplice.
Lo stato d'animo inevitabilmente si adatta, si adegua, ne ricalca la forma. E' come vivere una piccola fase di transizione, che per quanto breve, si renderà comunque necessaria ed avrà la sua funzione propedeutica a quello che ritengo come il "quadrimestre" più importante del mio 2017.
Avevo l'intenzione di riposarmi, di fare mente locale, recuperare le forze, ed alla fine sono riuscito nel mio intento. Nel frattempo ho avuto anche il modo (nonché il piacere) di confrontarmi con persone nuove, cogliendone le "affinità", ma soprattutto apprezzandone le differenze.
Curioso, in questo senso, scoprire l'esistenza di persone che pur ricercando il dialogo con personalità compatibili, non esitano ad ammettere di "star bene soltanto con loro stessi", rifuggendo i legami.
Nel novero delle varianti caratteriali fin qui incontrate, di volta in volta, lungo il mio tragitto, questa "visione del Mondo" (se così la vogliamo definire) rasenta decisamente il sublime. E per quanto sembri difficile da credere, il mio tono non è ironico. Anzi.
Non è un caso che la cosa meriti un approfondimento, o comunque, una menzione tra le pagine di questo spazio. Altrimenti che "raccoglitore di pensieri" sarebbe, questo?
Dunque, una sorta di apparente contraddizione, la coesistenza di due impulsi praticamente antitetici.
Questo è ciò che subito mi appare, provando a ragionarci su, di primo acchito. E so bene di essere alquanto limitato, dal punto di vista delle facoltà intellettive.
In seconda battuta, verrebbe poi da chiedermi dove sia il senso (ammesso sempre che vi sia) nel vagliare un qualsiasi mezzo di comunicazione, come ad esempio uno dei tanti "social media" utilizzati ai giorni nostri, alla curiosa ricerca di profili (anche psicologici) più o meno compatibili, ben sapendo, a-priori, di non essere disposti ad allacciare legami, qualunque ne sia la natura.
Ancora una volta, ed è bene precisarlo, non sto facendo retorica. La mia non vuole essere una domanda retorica. Vorrei, anzi, porre davvero questa domanda, e sarei curiosissimo della risposta.
Anche perché, sebbene io cerchi sempre di mettermi in discussione e di comprendere le teorie altrui, non sono mai stato un fan dei postulati o delle verità incontrovertibili.
Il pensiero, piuttosto comune, secondo cui "per poter stare bene con gli altri, è necessario stare bene da soli" ne rappresenta, in questo senso, un esempio direi più che calzante.
Stare bene con sé stessi, accettarsi comprendendo i propri limiti, cercando di migliorarsi quotidianamente anche per il bene delle persone che ci orbitano attorno, è condizione fondamentale. Su questo non potrei essere più d'accordo. Ciò che invece non condivido è il voler stare bene con sé stessi, nel senso di "stare da soli", quasi auto-infliggendosi forzatamente la condizione di solitudine (o comunque di repulsione nei confronti di possibili legami), come per voler dimostrare qualcosa. Che sia a sé stessi, o agli altri, è indifferente. Come se, fondamentale e più del proprio benessere psicologico, fosse importante provare il punto. Avere ragione.
E, se non altro, l'inconsistenza di questo modo di pensare, sta proprio nella contraddittoria tendenza a voler comunque ricercare una o più personalità "compatibili" con cui confrontarsi, dialogare, e dove possibile, approfondire la conoscenza. Del resto, non è forse questa la tipica sequenza di step finalizzati alla creazione di un legame?
Beh, posso dire di essere un tipo molto curioso per mia natura, e continuerò ad avere sempre molti dubbi in generale. Ma, per certo, saprò che il mio attuale "star bene" non dipenderà da una scommessa che vorrò a tutti i costi imporre a me stesso. So che si tratta di una fase momentanea della mia vita, e che non determinerà il mio modo di interagire con gli altri o, addirittura, le mie scelte future. E, alla stessa maniera, so che non influirà sui miei obiettivi e sui sogni che intendo continuare ad inseguire, fin quando ne avrò la possibilità.
Ho intenzione di rimettermi in carreggiata, nonostante il terreno perduto. Ho un sogno che intendo realizzare, possibilmente entro la fine del 2017, ed a cui dare continuità, per crescere come persona e per concretizzare la mia voglia di indipendenza. Non ho intenzione di precludermi le possibilità di conoscere gente nuova, di creare legami e di fidarmi delle persone (nonostante le esperienze vissute) solo per provare a me stesso di stare "egoisticamente bene, da solo". Spero che tutto questo possa permettermi di migliorare, e di trovare la persona adatta, con cui vivere e, perché no, con cui creare una famiglia, non perché i canoni o le tendenze lo impongono. Scelgo di vivere seguendo i desideri che ho in fondo al cuore, di viaggiare e di vedere il più possibile.
Perché, è vero, la vista di un tramonto rimane emozionante anche se al momento sono lì, a guardarlo da solo. Riuscirei sempre e comunque ad emozionarmi, ammirandone i colori e la transizione.
Ma so che, alla fine, resterei ad ammirarlo con la speranza, un giorno, di poterlo condividere con una persona speciale, con la mia "complice". E non certo per questo non riuscirei a coglierne la bellezza.
In fondo, anche questo stesso periodo, che prima ho definito come un piccolo periodo di transizione, non è altro che qualcosa di simile ad un continuo susseguirsi di tramonti. Ogni volta, spettacolo dopo spettacolo, resto a contemplarne la magnificenza, chiedendomi cosa verrà dopo.
E il bello sarà riuscire a scoprirne la risposta, magari anche un pezzetto alla volta, lungo la strada di questo viaggio che non ha ancora una destinazione.

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