venerdì 11 maggio 2018

LONDON TRIP - Vol.2 - Part Four...

(Dal Diario del 22/07/2008)

In fondo ero già passato per Islington, respirando la meravigliosa atmosfera dei resti di Highbury, ormai chiamato “Square”, e del nuovo Stadio dei Gunners, griffato Fly Emirates. Nonostante questo, il pensiero che di lì a poco avrei nuovamente rivissuto quei momenti, in maniera ancora più nitida, non riusciva a farmi dormire. Ero sereno, ma galvanizzato allo stesso tempo. Avevamo concordato il giorno prima di effettuare quella tappa, e non avevo ancora assorbito del tutto la poderosa scarica adrenalinica derivante da quella decisione. Il suono della sveglia fu oltremodo gradito, e non vedevo l’ora di prepararmi per lasciare l’albergo. Non era un mistero che il mio cuore fosse colmo di emozione, riuscivo a farlo trasparire così palesemente da risultare imbarazzante per alcuni tratti. Peppe mi guardava sorridente. 

Era come se lo rendessi partecipe, come se lo irradiassi con la gioia che provavo in quegli istanti. Nel contempo, ero davvero felice del fatto di poter condividere quel momento con un amico prezioso come lui. Fu inevitabile pensare all’effetto multiplo che si sarebbe verificato con la presenza di Antonio, Pasquale, Francesco e dei miei fratelli. I miei nervi erano saldi al punto giusto, e ci impiegai poco per fare una rinfrescante doccia e per vestirmi. A proposito, va fatto un cenno sulla vestizione. Rigorosamente in puro Arsenal-Style. Uno stile, a dire il vero, di cui il mio bagaglio era riccamente fornito. Senza la minima ombra di dubbio, la mia scelta cadde sulla divisa away, quella bianca con le rifiniture granata e i numeri dorati. 

Con la stessa sicurezza di Shiryu nell’atto di scegliere la Spada, tra le armi della Sacra Armatura di Libra, scelsi la maglia di Robin Van Persie, con la dedica memoriale a Herbert Chapman, ricamata in tessuto. La stessa divisa che mi aveva accompagnato nella notte di San Siro, la stessa che aveva dominato ed annullato il Diavolo rossonero. L’abbinamento fu semplice da completare con jeans larghi e cappellino. Con il numero 11 sulla schiena, e l’Arsenal sul cuore, lasciai finalmente la camera, ed insieme al mio compagno d’armi ci recammo in sala breakfast con un buon margine di anticipo rispetto alla volta precedente. Il risultato, vista la scelta a nostra disposizione, era più che evidente. Diversi tipi di marmellate, diversi tipi di pane, toast, cioccolata calda, thè, latte caldo e cereali, solo per fare qualche esempio. 

Ci occorreva una discreta dose di energia, per cui facemmo un’ottima colazione e schizzammo via, a gran velocità. Anche se Peppe provava a farmi rallentare il passo, era come se non lo sentissi. Non per cattiveria, ci mancherebbe. Sapevo di essere vicinissimo a coronare un altro dei miei sogni più grandi, e non vedevo l’ora di raggiungere l’obbiettivo. Non facevo altro che pensare a quella immagine di Henry, Gilberto, Walcott e Fabregàs, seduti con la divisa bianca, su una delle panchine site nella fermata di Arsenal. Pensavo che anche io avrei voluto immortalarmi così, proprio come i miei eroi. E la cosa mi emozionava parecchio. Macinammo in breve tempo i pochi metri che ci separavano dalla stazione di Queensway e, mappa alla mano, studiammo il percorso più semplice per arrivare a destinazione. Tra l’altro, nonostante la distanza, arrivare a destinazione era già incredibilmente facile, per cui mi limitai a fare la fila per la biglietteria e a chiedere:"Two for Arsenal, please!" – Una frase che sognavo di dire da tempo immemore ormai! Un altro piccolo, ma significativo frammento di sogno che si era realizzato. E sentivo che avevo compiuto un altro importante passo verso la meta. Saliti in carrozza, mi resi conto che in quel frangente sarebbe stata soltanto una mera questione di tempo. 

L’unica "preoccupazione" sarebbe stata quella di trovare il posto a sedere, dopo aver cambiato linea per la seconda volta. Già, in effetti erano due i cambi da fare. Ma per l’efficienza e la celerità del servizio di trasporto urbano, risultarono impercettibili, se non trascurabili. Dopo le classiche tre fermatine della linea rossa (Central), ci ritrovammo ad Oxford Street, strategico punto di snodo per diverse direzioni importanti. Era lì il nostro primo cambio da fare, e la cosa non suonava affatto come novità. Era necessario seguire la direzione per poter prendere la linea marrone (Bakerloo), e la cosa fu piuttosto agevole. Mi chiedevo spesso cosa potesse significare la parola Bakerloo, o quantomeno da cosa potesse aver preso ispirazione il nome di quella linea ferroviaria. Solo dopo, curiosando qua e là in rete, riuscì a sapere che si trattava della contrazione (o meglio, della fusione) di due parole con le quali veniva originariamente chiamata la linea, ovvero Baker Street & Waterloo Railway. Qualcosa che risale ai primi del ‘900 o giù di lì. Se non altro, avevo imparato qualcosa, e la mia curiosità era stata appagata. 

Un’unica fermata, e saremmo poi giunti a Piccadilly Circus, da cui potevamo cambiare per la nostra direzione finale. La linea blu (detta appunto Piccadilly Line) ci avrebbe infatti condotti dritti dritti tra le braccia dell’Emirates Stadium. Per nostra fortuna, trovammo anche il posto a sedere. Visto il numero delle fermate che ci attendevano, fu una manna dal cielo. Poco meno di venti minuti, passati a pensare, a ricordare, a cercare di frenare l’emozione. Non appena la voce dello speaker pronunciò le parole "the next station is Arsenal", Peppe mi guardò sorridendo, quasi come a voler dire: "Sei pronto?"

Risposi sorridendo a mia volta. Perché sapevo di essere pronto, sapevo che quello fosse il momento giusto, dopo una giusta e tanto agognata attesa. Eravamo giunti a destinazione, proprio lì, nel nord di Londra, precisi precisi a Gillespie Road, nome originario della fermata. Fui subito attratto dalla combinazione di colori degli interni della metro. Dentro di me si mescolavano immagini, canzoni, ricordi stupendi, misti a commozione e a gioia indescrivibile. Non potevo non pensare alla notte di Milano, ai momenti più esaltanti della stagione da poco terminata, alla pubblicità di Ian Wright che combatteva contro una schiera di demoni in una arena infernale, al goal di Bergkamp contro il Newcastle, alla mia prima maglia rossa a maniche bianche e all’attore che interpretava Nick Hornby in Febbre a 90°, mentre dopo una lite con suo padre, si avviava da solo allo stadio per seguire le sorti dei Gunners, con gli Who a tutto volume, a far da colonna sonora del momento.

Finchè non vidi la panchina, una delle tante, come quelle nella fotografia che avevo scaricato dal sito dell’Arsenal. Era un’occasione che non avrei potuto mancare. Peppe era già pronto, con la sua fedelissima fotocamera, per immortalare quel momento. Mi sentivo decisamente fiero. Sebbene infantile, quel mio gesto mi aveva avvicinato ai miei beniamini. Ed averne una testimonianza fotografica, mi rendeva molto orgoglioso. Ed era solo l’inizio. Il battito cardiaco aumentava progressivamente, proprio come quando salivo i gradini per raggiungere la laterale rossa del Meazza. Sapevo che si trattasse di qualcosa di diverso, non era un evento particolare, ma rappresentava per me in ogni caso una sorta di piccola evoluzione del mio essere Gooner. Da subito, già dall’uscita della stazione, era possibile scorgere le indicazioni per giungere al The Grove. Credevo che il mio sguardo lo impattasse non appena avremmo messo piede fuori dalla metro, ma in realtà non era come pensavo. Un paio di centinaia di metri, lungo il margine destro della strada di Gillespie Road, ed eravamo in pieno quartiere Ashburton Grove, zona parzialmente in costruzione. Dopo un po’, ecco i primi cenni dello stadio, ma si trattava della parte esterna, con il Box Office in primissimo piano. 

Ancora una volta, decisi che fosse il caso di imprimere quelle scene attraverso la fotocamera digitale che avevamo con noi. Una breve capatina all’Armoury non avrebbe guastato affatto i nostri piani. Peccato non aver avuto materialmente lo spazio in valigia per portare della roba con me, altrimenti avrei volentieri rilevato il negozio. Con tutta la merce, s’intende. Del resto, i boxer dell’Arsenal mancano al mio inventario. Questione di tempo, rimedierò ben presto. Dopo esserci consolati con quella vista paradisiaca, decidemmo di involarci verso la struttura dello stadio, consapevoli che la vista sarebbe stata ancora migliore. Aggirammo lo shop ufficiale, prendendo poi la direzione delle gradinate retrostanti. Era quasi come salire i gradini del Grande Tempio, non ero capace di attendere oltre. Giusto un paio di rampe, dopodiché la nostra vista poté concentrarsi su una delle strutture più avveniristiche ed affascinanti mai create dall’architettura moderna. Estasiato almeno quanto me, Peppe non perse tempo a collezionare immagini di quanto si riproduceva davanti ai nostri sguardi attoniti. 

Personalmente mi sentivo microscopico ed immenso nello stesso tempo. Se fino a quel momento non avevo fatto che parlare, raccontare aneddoti, impressioni o sensazioni che stavo provando, in quel momento non riuscì più a spiccicare una sola parola. Ero come isolato, completamente tagliato fuori. La mia passione, tutta la mia grande passione si concentrava in quell’enorme stemma che si ergeva, maestoso, al centro della struttura. Faccio ancora fatica a esprimere con precisione i sentimenti che provavo in quell’istante. Volevo guardarlo per bene, osservarlo e studiarlo nei minimi particolari, girandoci attorno, come un satellite gira intorno al proprio pianeta di riferimento. Peppe mi seguiva, cercando di prendere più dettagli possibili da quelle spettacolari immagini. Il tour per visitarlo all’interno era di lì a poco cominciato, ma la mia curiosità era più che altro rivolta ad un altro aspetto dell’Emirates Stadium, ovvero il suo museo interno. Ne avevo tanto sentito parlare, ammirandone qualche immagine attraverso il sito ufficiale. 

Decisi che non mi sarei potuto lasciar scappare una simile chance. Anche Peppe era del mio stesso avviso, per cui non perdemmo tempo e andammo a chiedere come fare per poterlo visitare. La burocrazia da quelle parti non era affatto macchinosa, nessuna cerimonia, nessuna trafila particolare. Scoprimmo ben presto che sarebbe bastato pagare il custode direttamente fuori, per poi entrare e restare a nostro piacimento all’interno del Museum. La fotocamera fu costretta a un bel po’ di lavoro straordinario. Poco dopo essere entrati, rimasi nuovamente senza fiato. C’era tutto, inutile negarlo. Tutto dalla A alla Z. Fu un vero onore potermi immortalare con il grande Chapman, così come fu un onore andare a rileggere le imprese dei nostri "padri fondatori". I documenti e i pezzi di storia del Club tappezzavano pareti, vetrinette e soppalchi dell’intero museo. Non persi occasione di dare giusto tributo ai due più gloriosi manager della storia, Graham e Wenger, non a caso disposti l’uno di fianco all’altro. Quale grandiosa emozione fu respirare quell’aria così magica e intrisa di tradizione calcistica allo stato puro!!! 

Era tutto a portata di mano, tra divise storiche, coppe e mitici trofei nazionali esposti in bacheca, maglie autografate e immagini di idoli di tutte le epoche! I poster di Wright, le immagini di Henry, il tributo al grandissimo Alan Ball, senza parlare della statua di Charlie George, ritratto nella sua tipica esultanza in scivolata! Ebbi perfino modo di "misurare" il mio tasso di conoscenza della “Storia” del Club, attraverso una sorte di quiz elettronico, presente in una delle stanze del museo. Davanti allo sguardo stupito di Peppe, sono riuscito a totalizzare un onorevole 8 su 10. Peccato aver scordato il rito apotropaico delle mutande di David Seaman. Beh, no, a pensarci bene purtroppo non ci sono altre parole per descrivere tutto quello che i miei occhi e il mio cuore continuavano avidamente ad immagazzinare nella memoria. E a pensarci anche meglio, mi rendo conto che ogni eventuale aggiunta renderebbe riduttiva quella che ricorderò sempre come una delle esperienze più sensazionali della mia vita. Non si è trattato del momento migliore del viaggio, del suo culmine, se così si può dire. Ma, probabilmente, si è trattato dell’unico, vero momento in cui, nonostante i circa 1500 km di distanza, mi sono sentito nuovamente a casa mia.






domenica 6 maggio 2018

My Arsenal...

Nella giornata di giovedì scorso, 3 Maggio 2018, l'Arsenal ha perso per 1 a 0 contro l'Atletico Madrid, al Wanda Metropolitano, facendosi così eliminare dalla UEFA Europa League. Si trattava della Semifinale, in particolare della gara di ritorno (dopo aver pareggiato per 1 a 1 all'andata, in casa). E, mi verrebbe più facile pensarlo, si trattava dell'ultima, striminzita possibilità di concludere un'annata disastrosa con un trofeo in bacheca. Normalmente ci sarei rimasto malissimo, al limite dell'apatia mista a sintomi da depressione. Non che la cosa mi lasci in fase di serena accettazione. Sono deluso, amareggiato e frustrato nello stesso tempo. E' come se qualcosa mi bruciasse dentro, non saprei spiegarlo meglio.

Ma nel caso specifico, il senso di malessere, almeno per quest'anno, sembrerebbe almeno in parte ridimensionato. Lo scorso 20 Aprile è stato reso noto, con un comunicato ufficiale da parte del Club, che Arsene Wenger non sarà più il manager dell'Arsenal Football Club. Dopo ben 22 anni, di cui gli ultimi 10 davvero turbolenti, termina una legacy, un sodalizio lunghissimo, che ha visto il tecnico alsaziano protagonista in positivo ed in negativo, soprattutto in negativo negli ultimi tempi.

Sfuma la possibilità di lasciare il "trono" con la conquista di un trofeo Europeo (mai vinto nella sua carriera), ma come dicevo poco fa, il senso di destabilizzazione è in qualche modo bilanciato dal suo addio (che per me era necessario), e dalla conseguente rivoluzione che ne seguirà. Sono convinto che questo nuovo ciclo, fortemente necessario, fornirà nuova linfa alla mia passione, ed al mio spirito di attaccamento, che durante gli ultimi due/tre anni, era stato abbastanza compromesso.

A proposito di passione. Mi rendo conto forse ora di aver sempre dato per scontato una sorta di "spiegazione" sul perchè segua le sorti di questa squadra. Il più delle volte io stesso mi trovo in serie difficoltà nel provare a raccontare l'esegesi di questa ossessione apparentemente strampalata, ma che, di fatti, affonda radici abbastanza profonde, nella mia infanzia. E forse (sottolineo, forse), l'unica volta in cui sono riuscito a delineare bene il quadro della situazione, risale a quando, lo scorso Agosto, un tizio di nome Chris Athanasi, mi chiese di fornirgli riscontro ad una specie di intervista scritta, finalizzata ad una sua personalissima ricerca (più un sondaggio, direi) da inserire in un suo eventuale libro. Gli risposi punto per punto, in inglese, ed ancora oggi, a distanza di quasi un anno, non ho più avuto notizie, nè per quanto riguardi il materiale raccolto, nè per quanto riguardi l'uscita del suo libro. Nonostante questo, mi piaceva l'idea di tradurre nuovamente il tutto in italiano, e riproporlo pari pari qui, sul mio blog, con la speranza che in qualche modo possa spiegare (o almeno provare a farlo) la mia "incomprensibile" ossessione:

Quando sei diventato un tifoso dell'Arsenal?
"E' cominciato tutto quando ero un ragazzino, parliamo del 1994. Era il giorno della Finale di Coppa delle Coppe, ovviamente il match fu trasmesso in TV, alla RAI (se non ricordo male, con telecronaca di Gianni Cerqueti). Avevo solo 10 anni, ma ricordo benissimo che proprio in quel periodo, il mio interesse per il Calcio fosse tremendamente in crescita. Per un motivo o per un altro, mi ritrovai da solo, nella cameretta che condividevo con i miei fratelli, con la partita in TV. Non saprei spiegare il perchè, ma ricordo che la mia attenzione fu completamente catturata. All'epoca il Parma era veramente una gran bella squadra, ma sentì che l'Arsenal avesse tutt'altro spirito combattivo. Forse fu a causa del gran goal di sinistro al volo di Alan Smith, oppure fu per l'intensità. Ci metterei pure l'accostamento dei colori: quella maglia rossa, a maniche bianche, era bellissima e mi conquistò. Penso sia qualcosa di irrazionale, più o meno la stessa sensazione che si prova quando ci si innamora. Cosa, per altro, non così difficile quando si è ragazzini.
Posso solo dire che sin da quel giorno, il mio amore per lo sport del Calcio, iniziò a crescere a dismisura, e l'Arsenal Football Club ebbe un ruolo cruciale in questo. 
Dopo tutto, era anche l'anno del Mondiale negli U.S.A., ed in quel periodo, in TV si vedeva una stranissima pubblicità dello sponsor Nike, intitolata "Il bene ed il male", che rappresentava una serie di calciatori famosissimi, impegnati a combattere, tipo gladiatori, contro esseri demoniaci, e tra questi, figurava Ian Wright, centravanti inglese dell'Arsenal.
Negli anni successivi, ciò che nacque come pura curiosità, assumeva sempre più i connotati di una passione vera e propria, Uno dei miei cugini dovette trasferirsi a Manchester per cercare un lavoro e, quando possibile, riusciva a mandarmi del materiale sulla Premier League dall'Inghilterra, come ad esempio stampe, banners, e programmi delle partite. Da parte mia, ho sempre provato a tenermi aggiornato leggendo articoli sul Guerin Sportivo e, occasionalmente, dal "Televideo". All'inizio è stata dura, non avevamo internet a quel tempo, ma era comunque piacevole e, a discapito di tutti i media disponibili al giorno d'oggi, trovo che non ci sia paragone, dal punto di vista "romantico".

Cosa ti ha influenzato nel diventare un tifoso dell'Arsenal?
"Senza dubbio, l'approdo di Dennis Bergkamp nel 1995 è stato cruciale. Sebbene avessi iniziato a seguire i Gunners dal 1994, effettuai un bel po' di ricerche in merito alle passate stagioni, divenendo ben presto un ammiratore di Ian Wright, che per me rappresentava in un certo senso, una sorta di pioniere del calciatore moderno: veloce, tecnico e prolifico (senza contare che indossasse il numero 8, un numero insolito per un centravanti).
Nonostante questo, come ho detto in precedenza, l'arrivo di Bergkamp ebbe un peso sostanzialmente diverso. Avevo avuto modo di ammirarlo con la maglia della Nazionale Olandese, ed in precedenza, con quella dell'Inter, conoscevo il suo potenziale. Incarnava lo status di giocatore di caratura internazionale, di Top Player, ed il suo acquisto da parte dell'Arsenal mi lasciò spiazzato, positivamente. 
Sono nato e cresciuto a Napoli, una grande città con una fortissima tradizione calcistica. Durante la mia infanzia, la squadra locale, la S.S.C. Napoli, viveva il suo periodo calcistico più florido, grazie all'ingaggio di Diego Armando Maradona, probabilmente il più grande calciatore di tutti i tempi.
Mio padre era (e lo è tuttora) un convinto sostenitore del Napoli, ed ha sempre provato a trasferirmi la sua stessa passione, portandomi allo stadio San Paolo in un paio di occasioni (mi ricordo benissimo la partita Argentina - Romania durante il Mondiale del '90 e la gara di Campionato, Napoli - Sampdoria durante l'anno successivo), ma senza mai riuscirci. Il Napoli aveva una squadra fortissima, riuscendo a competere ed a vincere titoli in Italia e persino una Coppa Uefa, potendo contare su gente del calibro di Maradona, Careca, Alemao, ecc.
Da ragazzino particolarmente pieno di personalità e spirito di iniziativa, ero consapevole che in realtà quelli fossero gli eroi di mio padre, che non rappresentassero me. Sarebbero stati idoli che avrei ereditato, ma non li avrei sentiti "miei" fino in fondo. Avrei dovuto "crearmeli" da solo, sentì che avrei dovuto cercare altrove, e "affidare" la mia fede ad un altro Club.
Dennis Bergkamp ha avuto un ruolo cruciale nell'intero processo. Rappresentava per me ciò che Diego Maradona rappresentava per mio padre. E non scorderò mai la gioia di quando Rioch lo ingaggiò. Quello è stato il momento che ha contribuito fortemente a farmi diventare un tifoso dell'Arsenal, ma non fu il solo. Dall'approdo dell'olandese, è stata una escalation. Il diffondersi dei media (TV satellitari a pagamento come Stream e Tele+) contribuì sensibilmente. L'inizio dell'Era Wenger e la successiva scoperta dei romanzi di Nick Hornby (Febbre a 90° tra gli altri), fecero il resto. Alla fine della fiera, mi piace pensare che sia stato proprio l'Arsenal, fin da quella sera di Maggio del 1994, a scegliere me, come suo tifoso accanito.

Chi è stato il tuo primo eroe in maglia Arsenal e perché?
Beh, per quanto detto in precedenza, verrebbe facile pensare che Bergkamp sia stato il mio primo eroe in maglia Arsenal. E, fino ad un certo punto, potrei anche confermare questa teoria. In verità, l'olandese ha avuto un ruolo fondamentale nel mio "approccio" verso il "pianeta" Arsenal. Fin da quando lo prendemmo dall'Inter, è stato una vera ispirazione e non è stato difficile per me innamorarmi della sua classe e del suo stile di gioco. Comunque, ero solo un ragazzino all'epoca, non avevo ancora maturato una percezione completa del Calcio e di tutto ciò che vi ruotava intorno.
Crescendo e divenendo adolescente, la mia consapevolezza crebbe a sua volta, giusto in tempo per godermi l'apice (almeno per quanto mi riguarda) della storia calcistica dell'Arsenal Football Club: l'Era Wenger. Del resto, ogni cosa relativa alla mia esperienza in questo senso, ha assunto le sembianze di un crescendo. Il Calcio stava cambiando, si stava evolvendo, così come lo stile di gioco dell'Arsenal. Per quanto fossi ancora adolescente, mi ritenevo abbastanza maturo da capire ed apprezzare il cambiamento. Da questo punto di vista, Arsene Wenger fu uno straordinario innovatore, un rivoluzionario. Riuscì a portare la sua visione, trasmettendola al Club, dimostrando di avere una sua precisa identità, proprio come Sacchi o, ad esempio, Trapattoni, possedevano la propria identità.
Soprattutto, ebbe l'intuizione clamorosa di portare Thierry Henry a Londra, trasformandolo in uno dei più forti attaccanti centrali della storia di questo sport. Fu uno stimolo incredibile per me. Cominciai a guardare le partite in maniera sempre più continua, anche grazie alla TV satellitare, ed ogni volta, sapevo che avrei ammirato Thierry Henry. Le sue progressioni palla al piede, il suo stile elettrizzante ed i suoi strepitosi goal, mi riempivano occhi e cuore, settimana dopo settimana. Per tutte queste ragioni, posso ragionevolmente affermare che sia stato Thierry Henry il mio primo vero eroe in maglia Arsenal."

Dove e con chi sei solito guardare le partite? 
"Più o meno dalla fine degli anni '90, sono stato abbastanza fortunato da poter avere a disposizione un abbonamento alla pay-TV. Ho sempre guardato le partite di Premier League in televisione o, quando possibile, in streaming, a casa mia. perlopiù da solo, oppure insieme ai miei fratelli (sebbene non tifino per l'Arsenal). Qualche volta, ma in rare occasioni, i miei amici sono venuti a casa, a farmi compagnia durante le partite. So che esistono molti altri tifosi come me, altri Italian Gooners (abbiamo un Fan Club riconosciuto ufficialmente) sparsi per l'Italia, e ce ne sono alcuni anche a Napoli. Per quanto possa essere eccitante, rimane comunque difficile riuscire a vedersi ed a riunirsi per guardare i match in un pub o in un bar. E questo è il motivo principale per il quale, anche oggi, continuo a guardare le partite a casa mia, da solo, indossando la mia maglia biancorossa, e tifando a modo mio."

Cosa pensano i tuoi amici/parenti sul fatto che tifi per una squadra così lontana e non per la tua squadra locale?
"Come dicevo prima, quando cresci in una città come Napoli, con una identità calcistica così forte (senza contare l'orgoglio partenopeo), non è comune sviluppare un senso di appartenenza che non sia per i propri colori. Essere un Gooner rimane una caratteristica piuttosto singolare, e per quanto ne sappia io, ho piena consapevolezza del mio essere "atipico". Naturalmente, durante tutti questi anni, sia i miei amici che i miei familiari, si sono abituati al mio essere un tifoso dell'Arsenal a tutti gli effetti. Mi conoscono benissimo, hanno seguito l'evoluzione della mia curiosa passione e non mi pare che la cosa li sconvolga più di tanto. Sicuramente dev'essere stato alquanto strano dal loro punto di vista, e credo che, in cuor suo, mio padre abbia sempre sperato che diventassi un super tifoso del Napoli, proprio come lui. Alla fine ha dovuto accettare la realtà e farsene una ragione.
Le persone che non mi conoscono a fondo, ovviamente, potrebbero reagire in maniera diversa e non sempre potrebbero accettare il fatto che non tifi per la mia squadra locale. Sono convinto che alcuni di loro potrebbero più facilmente pensare che il mio sia un vezzo, una simpatia passeggera, e che in futuro potrei riconsiderare l'idea di fare il tifo per il Napoli. Altri, ancora, potrebbero più semplicemente considerarmi un matto, e non prendermi seriamente. Almeno fin quando non mostrerei loro la mia tessera di Red Membership, lasciandoli probabilmente in lieve imbarazzo.
Qualunque sia la loro idea a riguardo, mi verrà sempre da pensare che non supererò mai questa fase."

Fin dove ti sei spinto per seguire una partita dell'Arsenal?
"Posso tranquillamente affermare di aver fatto quasi tutto il possibile per riuscire a vedere l'Arsenal. In più di un'occasione, quando lavoravo su turni, ho chiesto ferie e permessi in ufficio, ho saltato un paio di cerimonie in famiglia (credo di aver dato buca al matrimonio di uno dei miei cugini), ed ho persino mentito alla mia ex-ragazza in una sola circostanza, fingendo di avere la febbre, solo per restare a casa e guardare la partita in TV (Sunderland 1 - Arsenal 1, era il 2010)."

In che modo tu e i tuoi amici Gooners festeggereste un eventuale trofeo, essendo così lontani?
"Suppongo che sia tutta una questione strettamente personale, ciascuno di noi ha il suo modo di celebrare, festeggiare e gioire per una vittoria. Qualora vi sia la possibilità (ed in passato ce ne sono state) di organizzare meeting ed eventi speciali per riunirci tutti insieme, non esiteremmo a pianificare  qualcosa del genere, festeggiando e raccogliendo fondi da donare in beneficienza, in perfetto stile AFC. Chiaramente non sempre questo è fattibile, per una serie di motivazioni, e per quanto preferisca poter prenotare liberamente un volo per Londra ogni weekend, o condividere qualche pinta al The George's Pub insieme con i tifosi locali, so benissimo di dovermi purtroppo adattare, ed immaginare, con un po' di fantasia, che la mia stanza possa avere la stessa atmosfera. Alla fine, dopo tutti questi anni, è diventato quasi naturale. Direi addirittura spontaneo."

Qual è stato il momento migliore dell'essere un tifoso dell'Arsenal?
"Essere un tifoso dell'Arsenal, un Gooner orgoglioso, vuol dire aver vissuto alcuni momenti di frustrazione, e molti altri di gioia e soddisfazione pura. Sono e resterò sempre orgoglioso di questo Club, ma se proprio devo fare una scelta, allora posso dire che il momento migliore mai vissuto durante la mia "carriera" di tifoso, sia stato il campionato degli "Invincibili". Quella fu una stagione assolutamente unica nel suo genere. Quell'Arsenal aveva tutto: forza, potenza fisica, equilibrio, accelerazione e creatività. Praticamente il mix perfetto. Con giocatori ed interpreti come Thierry Henry, Robert Pires, Freddy Ljungberg, Patrick Vieira, tutti al loro picco, ogni singola partita diventava un'esperienza meravigliosa. Un vero e proprio spettacolo sotto il profilo estetico. The Beautiful Game, come qualcuno lo definì. Riuscire a celebrare la vittoria di QUEL titolo in Premier League, da imbattuti, è stato qualcosa di unico. Nel vero senso del termine."

Se un tifoso dell'Arsenal venisse in Italia, per visitare la tua città, quale sarebbe il posto migliore per poter eventualmente vedere la partita in TV?
"So per certo che a Napoli vi siano diversi pub/bar attrezzati con un regolare abbonamento a Sky Sport, che potrebbero dare la possibilità di assistere anche alle gare di Premier League, Arsenal compreso (preferibilmente su richiesta, fatta preventivamente, prenotando un posto nel locale). Molti di questi, si trovano in centro (soprattutto nel quartiere Vomero), ma non è impossibile scovarne alcuni sparsi per le zone della provincia o nell'immediato circondario. Come ultima spiaggia, se un Gooner inglese dovesse trovarsi in giro per Napoli e non sapesse dove andare per poter guardare il match in TV, mi offrirei tranquillamente per ospitarlo a casa mia."

Hai mai visto l'Arsenal dal vivo? E, se sì, come è stata la tua esperienza?
"Certo, ho avuto la fortuna di vedere l'Arsenal dal vivo in più di un'occasione (sono un Red Member dal 2007, e regolarmente iscritto al Fan Club ufficiale degli Italian Gooners, cosa che facilita non poco l'acquisto dei biglietti). Ho potuto seguire le sorti della mia squadra sia in Premier League, che nel contesto della UEFA Champions League. In tal senso, ricordo che la mia prima vera esperienza dal vivo, fu il giorno 4 Marzo del 2008, durante la gara di ritorno degli Ottavi di Finale di Champions League, allo Stadio San Siro di Milano. Con me c'erano mio padre e mio fratello Giovanni. Non scorderò mai l'emozione e l'intensità vissute quella notte. Fu semplicemente straordinario. A parte quello, l'Arsenal mise in campo una prestazione fantastica, contro una squadra blasonata come il Milan. Ricordo soprattutto la sontuosa partita disputata da Flamini e Hleb, capaci di cancellare dal campo gente come Kakà e Pirlo. Poi, quasi nel finale, a circa 6 minuti dalla fine, Cesc Fabregàs portò i Gunners in vantaggio con un gran tiro dalla distanza. Inutile dire come andò a finire.
Si trattava del mio primissimo match dal vivo, ma resterà per sempre impresso nella mia memoria come una delle esperienze più speciali e significative di tutta la mia vita."